Nel porto di Augusta, martedì, tra gli scrosci del temporale, sbarcano centinaia di migranti felici di essere giunti nella terra agognata. Alcuni dicono di essere egiziani. Loro non lo sanno, ma per l’UE vanno rispediti a casa. Scoramento, rabbia, Omar va in bagno e si taglia i polsi, proprio il copto che era stato ammesso…
Porto commerciale di Augusta. Rispetto al passato oggi si può accedere solo sotto scorta. All’ingresso sbarre controllate da polizia privata impediscono l’accesso ai non autorizzati. Un operatore esterno in servizio viene scortato fino al posto di polizia. Tra essi c’ero io. Ecco cosa ho visto.
Martedì, in serata è giunta l’ennesima nave della Marina Militare. A bordo migranti eritrei, siriani, palestinesi e purtroppo per loro egiziani. Sbarcati sotto il diluvio universale, un battaglione di poliziotti in allerta antisommossa. I pullman sono pronti per il trasferimento. Dentro gli enormi tendoni aspettano centinaia di migranti. Confusi e intimoriti cercano di capire cosa li aspetterà adesso. In applicazione alla legge europea sugli ingressi, e in ragione della provenienza, è stabilito il destino di questi sventurati. Gli eritrei assieme ai siriani hanno oggi una chance in più. Purtroppo gli egiziani se maggiorenni hanno la sorte peggiore. Sono ottantuno. Uomini e donne. Hanno tentato un’impresa folle; tutti i magrebini infatti non possono chiedere protezione internazionale o umanitaria che sia. Vanno immediatamente respinti coattivamente.
Questo vuol dire che verranno fisicamente caricati sul pullman e direttamente messi su di un volo dedicato con rotta Il Cairo. È sufficiente che dichiarino di essere egiziani per subire il respingimento. Alla legge europea importa poco conoscere i motivi che ti hanno condotto a lasciare il tuo paese.
Al momento in cui i mediatori hanno dato la notizia del loro rimpatrio immediato, dentro i tendoni è scoppiato il finimondo. Tra urla di rabbia incontrollabile degli uomini e pianto disperato delle donne si è scritta una consueta pagina di politica discriminatoria. Hanno lanciato le brande in aria, divelto panche e tavoli. Alcuni si sono chiusi in bagno. Si sono tagliati le vene ai polsi. Tra loro c’era Omar, 21 anni. Ha chiesto la protezione umanitaria. È cristiano copta e per questo perseguitato. Non lo sa, ma lui, proprio lui è stato escluso dal decreto di espulsione. Potrà restare in Italia in attesa di avere il permesso di soggiorno.
Ma il sangue scorre. Qualcuno dà l’allarme. La porta sfondata a calci. Il pronto soccorso permanente lo salva. Lo incontro qualche ora dopo l’accaduto. È assieme ai palestinesi, ai siriani e agli eritrei. Gli altri, i suoi connazionali tra ali di poliziotti salgono sui pullman. Addio Europa.

Commenti recenti