Paolo Lumiz, scrittore e giornalista: “Voi non eravate solo un manufatto. Eravate un simbolo. Vendervi, per me, è peggio che demolire una chiesa”. Ivan Alicata: “C’è il rischio che il privato, dopo cinquant’anni, riconsegni la struttura più ammalorata di prima”
Andando oltre la metafora, sarà forse un faro ad indicare la rotta da seguire per navigare in acque sicure verso la riscoperta e la valorizzazione di quella parte di patrimonio pubblico finora poco utilizzata, se non addirittura abbandonata. Almeno in questo modo la vedono presso l’Agenzia del Demanio, ente pubblico cui è demandata la gestione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, che cerca anche di creare nuove opportunità di contenimento dei costi gestione se non di valorizzazione economica.
A questo scopo, infatti, l’Agenzia ha definito un programma denominato “Valore Paese” finalizzato a sostenere iniziative private di natura imprenditoriale che possano dare un nuovo rilievo economico a strutture che, fino ad oggi, rappresentano più un costo che una opportunità, senza per questo farne venir meno l’utilità pubblica. Presentato alcuni mesi fa, il progetto ha avuto molta eco e stimolato diversi dibattiti, soprattutto per quanto riguarda la temuta, o auspicata a seconda dei punti di vista, privatizzazione dei fari. Sono undici le strutture che saranno coinvolte nel progetto e tra queste anche il faro di Brucoli, da anni in stato di abbandono e poco noto ai frequentatori del borgo marinaro, anche perché nascosto dalla mole del castello Aragonese, il quale sembra destinato come gli altri fari a diventare una struttura ricettiva di tipo turistico.
Ad orientare in tale direzione l’Agenzia del Demanio non è stata una decisione presa dall’alto, ma una consultazione pubblica che ha avuto luogo la scorsa estate, tramite la quale più di un migliaio di cittadini hanno ritenuto di rispondere all’appello dell’Agenzia esprimendosi in favore di un simile utilizzo. Le modalità concrete con cui il progetto sarà portato avanti dall’Agenzia sono state chiarite, di recente, da Roberto Reggi al sito “Askanews”.
“Il bando prevedrà tre punti fondamentali – spiega Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio – gli investimenti disponibili da mettere a disposizione per la riconversione dei fari, il canone da versare e la disponibilità delle strutture per un periodo massimo di cinquanta anni. Ci aspetta un lavoro impegnativo, ma abbiamo l’obbligo di non lasciare al declino questi luoghi di incredibile bellezza. Questi sono soltanto i primi undici fari su cui interverremo, altri ne seguiranno in futuro. Il progetto ha avuto tantissimi partner in quanto la valorizzazione dei fari rappresenta un vero e proprio punto di partenza per il godimento dell’intera area nella quale gli stessi sorgono, facendoli diventare punti di riferimento. Chi vorrà prendere in locazione i fari dovrà anche impegnarsi a creare nuovi posti di lavoro e a predisporre progetti coerenti con i vincoli paesaggistici”.
Tutto bene dunque? Forse sì, eppure non tutti condividono l’entusiasmo con cui funzionari dell’Agenzia ed amministratori locali hanno salutato l’iniziativa. Tra questi si è levata forte, in questi giorni, la voce di Paolo Lumiz, scrittore e giornalista noto per i propri reportage di guerra che, in un fondo scritto per “Repubblica”, propone un punto di vista del tutto originale. “Lo so, sono i tempi – scrive Lumiz – il Gps vi ha reso inutili. Ma voi non eravate solo un manufatto. Eravate un simbolo. Vendervi, per me, è peggio che demolire una chiesa, togliere alle stazioni le panchine di tutti, abbandonare all’incuria le case cantoniere. È liquidare il segno forte di un’autorità responsabile che vigila, ripudiare una storia marinara. Potevano darvi a un’università, a un centro di ricerca oceanografica. Potevate restare in servizio, e invece no. Sarete un resort, una camera da letto d’élite. Voi che avete ospitato barbuti uomini di leggenda”.
Guardando l’iniziativa con gli occhi di chi ben conosce la precaria situazione dei beni culturali ad Augusta, si possono trarre ulteriori spunti di riflessione.
“In generale, sono favorevole all’iniziativa anche se aspetterei l’uscita dei bandi prima di esprimere un opinione definitiva”. A parlare è Ivan Alicata, in passato presidente della locale sezione di Natura Sicula, profondo conoscitore della complessa realtà culturale della città.
I fari sono da sempre strutture ricche di fascino – prosegue Alicata – e quindi sicuramente appetibili dal punto di vista turistico. Si prestano, infatti, ad ospitare molteplici attività, quali diving, ristoranti, alberghi più o meno esclusivi, progetti sociali e così via. Resi ormai obsoleti dalle tecnologie moderne, si pone il problema della loro manutenzione. L’iniziativa dell’Agenzia del Demanio, in linea di massima, è quindi lodevole. Ma la strada tra l’idea e la sua realizzazione è irta di pericoli. I rischi maggiori che andrebbero evitati, a mio avviso, sono due. Il primo è che le strutture vengano privatizzate e, quindi, rese non fruibili al pubblico ma solo ai clienti. Pur nel rispetto degli interessi degli eventuali investitori privati, infatti, si dovrebbe garantire la fruizione del bene da parte di scolaresche o gruppi di semplici cittadini. Il secondo, è che il bene alla fine della concessione venga restituito in condizioni peggiori di quelle in cui versava al momento dell’affidamentoe che, per le esigenze dell’utilizzatore, gli edifici vengano snaturati ed alterati, o che non vengano effettuati gli opportuni interventi di manutenzione. Per evitare questi problemi, si potrebbe richiedere a garanzia una sorta di assicurazione. Fatti salvi questi rischi, si potrebbe anche pensare ad una concessione del bene a titolo non oneroso.
Detto questo, una considerazione a parte merita il caso di Brucoli. Visto il contesto in cui si trova il faro sarebbe un grave errore prevederne un utilizzo non in sinergia con l’adiacente Castello, quindi vedrei di buon occhio un unico ente, possibilmente pubblico, cui affidare la gestione dei due beni. Una gestione totalmente disgiunta pregiudicherebbe significativamente le ricadute sull’economia del borgo turistico di Brucoli. Resta, inoltre, da augurarsi che i bandi vengano redatti scrupolosamente.

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