Per il nuovo PRG del Porto di Augusta opportuno coinvolgere la città

Le richieste dell’on. Sofia Amoddio (PD) al Ministro Del Rio: trasferimento degli uffici dell’Autorità Portuale, rimodulazione Polizia di Frontiera e concessioni al porto commerciale, diga foranea

 

Com’è noto, è in corso la ristrutturazione dei sistemi portuali del paese con la ridefinizione delle autorità portuali. Secondo gli indirizzi finora noti, in Sicilia dovrebbero sorgerne due: una a Palermo per la Sicilia occidentale una ad Augusta (?) per la Sicilia orientale. L’auspicio è che il governo, per ciò che ci riguarda, confermi l’orientamento iniziale di allocarne la sede ad Augusta (scelta logica, baricentrica rispetto al territorio interessato nonché funzionale rispetto ai volumi di traffico movimentati); in ogni caso, nella governance del nuovo sistema portuale, il peso specifico delle rappresentanze deve tenere in giusta considerazione l’importanza delle singole realtà portuali.

Il primo ottobre scorso, l’on. Sofia Amoddio in un incontro con il Ministro Del Rio, ha depositato un documento per rappresentare, prima delle scelte definitive, le opportune valutazioni sulle necessità del sistema portuale della Sicilia Orientale. Nell’occasione ha, in particolare, sollecitato l’attenzione del Ministro per l’utilizzo di una parte del porto nel settore cantieristico. Del Rio già, in occasione della sua recente visita ad Augusta, aveva dichiarato la propria disponibilità a contatti con le principali società armatrici per avviare un progetto di demolizioni navali al fine di rilanciare, oltre che i cantieri navali esistenti, anche l’arsenale militare; ciò anche in considerazione del fatto che le principali società armatrici hanno deciso di rinnovare la flotta mercantile italiana. Infine, la deputata siracusana ha dato voce alle proposte più volte espresse dagli operatori portuali di Augusta evidenziando sinteticamente con una memoria scritta alcune richieste. Eccole.

1)     Trasferimento della direzione e principali uffici dell’Autorità Portuale dal Porto Commerciale, privo di qualsiasi collegamento pubblico con il centro cittadino, dove hanno sede le Autorità e gli operatori commerciali, all’ex convento di San Domenico: grande complesso con ampia possibilità di parcheggio. Sede prestigiosa, recentemente ristrutturata, che l’Autorità Portuale potrebbe sostanzialmente contribuire a mantenere in stato di efficienza evitandone così il degrado per inutilizzazione e vandalismo. In questa sede si potrebbero allocare anche gli uffici della Polizia di Frontiera. Questa scelta potrebbe consentire l’impiego di una parte delle ingenti risorse (parecchi milioni di euro) inutilizzate che, legittimamente, potrebbero essere impiegate per questo scopo consentendo, tra l’altro, un reimpiego delle risorse ottenute dal porto nel territorio.

2)     Rimodulazione del servizio di Polizia di Frontiera che, dipendente da quella di Siracusa, è svolto con personale ed orari ridotti rispetto alle effettive esigenze. Il porto di Siracusa annovera meno di 500 scali di navi annuali e ha un organico ed attrezzature abbondantemente sovradimensionate rispetto ad Augusta che conta oltre 2.700 scali annui e dispone solo di poco personale e di un unico computer per i controlli Schengen. L’ufficio, attualmente, è locato presso il porto commerciale distante circa 10 km dall’effettivo valico di frontiera ubicato presso la vecchia darsena (centro storico) dove avviene la movimentazione delle persone. Circostanza, questa, che costringe gli operatori a trasferire, con costi rilevanti (dalla vecchia darsena al porto commerciale e viceversa), tutti coloro che imbarcano o sbarcano dalle navi in porto, vanificando così lo scopo dei controlli. Il servizio, tra l’altro, si esplica in contrasto con la maggior parte delle disposizioni contenute nei Regolamenti comunitari in materia (codice delle frontiere Schengen). Come è noto, la movimentazione degli equipaggi è una rilevante attività economica, con una vasta ricaduta sul territorio (alberghi, ristoranti, taxi, agenzie marittime,ecc.), che da quando il Posto di Polizia di Frontiera è stato trasferito presso il porto commerciale ha subito una forte contrazione proprio in conseguenza degli alti costi oltre che alle lungaggini relative all’espletamento delle pratiche marittime.

3)     rimodulazione delle concessioni presso l’area del porto commerciale che, rilasciate quasi tutte nei pressi del ciglio delle banchine, in contrasto con quanto disposto dalla legge 84/94, rappresentano un serio impedimento allo sviluppo dei traffici limitando, di fatto, l’uso degli accosti per la movimentazioni di carichi per coloro che non dispongono delle predette concessioni. In pratica le banchine sono utilizzabili quasi esclusivamente dai concessionari, senza il pagamento di alcun canone, anche in presenza di limitate movimentazioni di merci da parte di costoro. Tale pratica, congiuntamente con l’abbandono presso le banchine del porto commerciale di carrette sequestrate dalla Magistratura, ha ridotto la disponibilità di accosti a solo a qualche unità.

4)     La formulazione del Piano Regolatore del Porto, approvato da un Comitato Portuale decaduto da anni nella compagine laica e commissariato da circa due, presentato al Comune retto da un Sindaco e un Consiglio comunale eletti solo da qualche mese dopo circa due anni di commissariamento senza coinvolgere ufficialmente la comunità portuale. Tali comportamenti potrebbero dare origine ad una serie infinita di ricorsi con ritardi difficilmente calcolabili.

5)     Da ultimo, e non per importanza, l’urgente rifacimento della diga foranea che ripristinerebbe le necessarie condizioni di sicurezza delle operazioni presso i pontili petroliferi, rifacimento da più parti fortemente richiesto e regolarmente ignorato con banali addebiti alla “burocrazia”.

Siamo alle battute finali di un processo di ristrutturazione della logistica italiana che speriamo riservi un futuro migliore al nostro territorio. Intanto, almeno nel nostro piccolo, cerchiamo di coinvolgere la comunità cittadina senza escluderla da ogni interlocuzione su uno strumento gestionale che avrà notevoli ricadute sull’operatività del porto e sullo sviluppo urbanistico della città. Si auspica da più parti un deciso intervento dell’Autorità comunale, fin’ora silente, per garantire una reale partecipazione della comunità cittadina alle scelte sul futuro del proprio territorio.

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