I consigli pratici di chi ci tenta da anni. In un colloquio l’equipe di HR non sopporta, a ragione, chi si presenta pensando di andare “a braccio”; perciò, rassegnatevi: bisogna studiare e, magari, imparare qualche frase a memoria, come durante un esame
Se la buona stella vi accompagna, se il vostro curriculum ha più pagine di un’enciclopedia, se avete di esperienze (mai retribuite) piene le tasche, potrà capitarvi un avvenimento più unico che raro: essere chiamati per un colloquio di lavoro.
Di solito, succede dopo che avete inviato un curriculum in risposta a un annuncio o se vi siete candidati spontaneamente a qualche offerta su internet. Più raramente, sarà il selezionatore a ricercare il vostro CV su qualche piattaforma come Linkedin o Almalaurea (se fate parte di quest’ultima categoria, i miei complimenti: vuol dire che, probabilmente, farete concorrenza a Zuckerberg).
Le prime volte che vi siete avventurati in questa sciagurata attività che è la ricerca di un lavoro nel mondo globalizzato (attività che, di per sé, meriterebbe uno stipendio) è probabile che abbiate avuto un atteggiamento ingenuamente speranzoso: avete passato un intero pomeriggio a ricercare sulla rete l’azienda, l’ente, la società che auspicavate essere il vostro futuro datore di lavoro; avete selezionato, scartato sdegnosamente, passato al vaglio tutte le condizioni, quasi foste voi a dover assumere e non il contrario; infine, avete risposto a due o tre annunci e inviato il curriculum, orgogliosamente, una o due volte.
Poi, avete aspettato. E quando nessuna risposta è arrivata, siete caduti con un tonfo nella dura realtà. Dietro la porta, pare non ci siano migliaia di aziende che si accapigliano per avervi.
Alcune, in seguito, vi hanno risposto con un gentile “no”; altre, ringraziandovi per l’interesse dimostrato, vi informavano che, senza una risposta positiva entro un certo lasso di tempo, avreste potuto ritenervi naturalmente scartati. Allora, giocoforza, avete cambiato strategia e avete iniziato ad agire come una catena di montaggio: un CV buono per ogni occasione in formato europeo, foto-tessera allegata e una lettera di motivazione riempita di frasi a effetto e generalizzazioni. Cambiando qua e là dei dettagli, il tutto è pronto per essere inviato “in serie”, a quante più aziende possibili, e chissenefrega se gli orari di lavoro sono al limite dello schiavismo o se non condividete pienamente gli ideali dell’impresa.
Se raschiate il fondo della disperazione, potrebbe succedervi di inviare candidature anche per posizioni che mai avreste immaginato, di cui magari neanche conoscevate l’esistenza e che si trovano lontane anni luce dalle vostre aspirazioni e dalla vostra preparazione.
In questo marasma di candidature, fate bene attenzione a: 1) non dimenticare la password che sempre più siti vi richiedono, con l’iscrizione che diventa quasi un pedaggio per rispondere all’offerta di lavoro. Utilizzate sempre la stessa (create una combinazione di maiuscole, simboli e cifre che impedirà al sito di comunicarvi soavemente che “non rispetta gli standard di sicurezza informatica”) e conservatene una copia in un’e-mail. 2) non dimenticare di annotare a chi avete inviato il vostro curriculum, per evitare di trovarvi nella spiacevole situazione di ricevere – finalmente – una risposta e non avere la minima idea di chi si tratti né del perché abbiate pensato di candidarvi come custode del museo delle cere.
E se, infine, qualcuno vi chiama per un colloquio? Fondamentale, la preparazione. Le temutissime équipe di HR (Human Resources, in anglosassone) non sopportano, a ragione, chi si presenti pensando di andare “a braccio”; perciò, rassegnatevi: bisogna studiare e, magari, imparare qualche frase a memoria, come durante un esame. D’altronde, apprendere un incipit o una qualche frase che vi rappresenti, potrebbe salvarvi dall’emozione del momento: sarà la vostra lingua, in automatico, a parlare, anche qualora il vostro cervello si inceppasse.
Cominciate, quindi, a spulciare internet: è una fonte inesauribile di potenziali domande da colloquio; ve ne suggerirà alcune alle quali non avreste mai e poi mai pensato, del tipo “Quante palline da tennis possono entrare in una limousine?” – per testare le vostre capacità logiche – o “Quale animale vorreste essere?” Domanda alla quale ogni risposta è lecita, eccetto forse lumaca, avvoltoio e serpente.
Conoscere in anticipo le possibili domande e preparare le vostre risposte (anche qui, il web potrebbe darvi una mano, suggerendovi ciò che gli esaminatori vorrebbero sentirsi dire) potrebbe esservi di estremo aiuto: potrebbe capitare che, articolando il vostro discorso, anticipiate addirittura le questioni che le HR vorrebbero porvi.
Stilate, quindi, una breve presentazione di voi stessi, mettendo in luce le vostre qualità e, soprattutto, cronometrandovi: la concisione è la base per tenere alta la soglia di attenzione (e poi, dopo di voi, ci saranno i colloqui agli altri candidati: i selezionatori non vi faranno perdere in inutili chiacchiere).
Preparate una risposta alle domande classiche: quali sono i punti di forza e quelli deboli (nota bene: la risposta “nessun punto debole” vi farà tacciare di arroganza, nonché perdere parecchio punteggio); come reagisci in situazioni di stress; come lavori in team (salvo, forse, se davvero vi siete candidati come custode del museo delle cere); perché vorresti essere assunto (non vale cominciare a piagnucolare che avete bisogno di un lavoro) e perché ritieni di essere una buona scelta.
Ripassate l’inglese, non barate sul curriculum e immaginate di doverne spiegare ogni aspetto, come se l’intera vostra vita fosse passata al setaccio.
E vi sembra che sia finita qui? Nossignore, oltre a quello contenutistico manca ancora un aspetto fondamentale: quello estetico. Presentarsi il giorno X con una messa in piega e una rasatura fresca; un outfit il cui stile potrà variare a seconda del posto per cui vi presentate, ma che deve, in ogni caso, essere impeccabile, pulito e stirato; unghie smaltate in modo neutro (a meno che non aspiriate ad essere nail artist, certo) e non smangiucchiate; trucco sobrio e non troppo profumo (alcuni nasi HR si rivelano essere parecchio sensibili).
Quando arriverete di fronte agli esaminatori, fate un bel respiro, indossate un bel sorriso, date un’energica stretta di mano e buttatevi nell’arena dei leoni cercando di essere il più possibile sicuri di voi stessi.
Nonostante questo, nonostante facciate del vostro meglio, ci saranno delle delusioni: inutile nascondercelo, giovani del ventunesimo secolo. Meno sono i posti, più è la concorrenza e più sono – ahimè – i candidati che, oltre al curriculum in mano, si ritrovano qualche santo in paradiso. Non scoraggiatevi: un rifiuto vi fa perdere una battaglia, non la guerra. Tenete duro: nell’amore e nel lavoro, non ci sono regole.
Fonte (attendibile): la sottoscritta, che cerca lavoro in una delle istituzioni europee e che, dopo due anni di inutili candidature, è riuscita ad ottenere un colloquio a Bruxelles. Per essere tristemente scartata.

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