Nuova “reginetta” una ragazza che avrebbe voluto vivere nel ’42, in piena guerra mondiale, “tanto io sono donna, il soldato non l’avrei fatto”. Bah, è un concorso in cui ti prendono se hai un corpo da atleta con una quinta di seno, non se conosci la Divina Commedia…
Settembre che vai, Miss Italia che trovi. E la reginetta del 2015 ha trovato il modo di farsi notare, non per le sue gambe chilometriche o il suo taglio di capelli sbarazzino, quanto per una dichiarazione che ha creato una simil-sommossa popolare sul web. Insulti, ironie, indignazioni. Anche i nostri vicini di stampa francese ci scherniscono, senza nulla lesinare: «La sua dichiarazione sbalorditiva» scrive Liberation«non le ha impedito di essere eletta Miss Italie».
La frase smozzicata della diciottenne ha fatto il giro della rete: rivista, riascoltata, visualizzata ancora e ancora. Ci si attacca a ogni elemento, nel processo mediatico che ne è nato. “Nel ‘42”, risponde genericamente la Miss a un Claudio Amendola, che le chiede quale periodo storico avrebbe voluto vivere. Il mille, s’intende. Il mille e novecento, certo.
Poi resta in silenzio e viene esortata a dare una motivazione alla sua risposta; qualcuno suggerisce: durante la seconda guerra mondiale? La bella giovane fa un’alzata di spalle, si nota il chiaro imbarazzo da prima serata su una rete nazionale, e risponde: “Eh sì, per vedere realmente la seconda guerra mondiale”. Avrà buttato lì quel numero ’42 così per dire, un anno vale un altro, ed ha prontamente colto il suggerimento sul conflitto avvenuto in quell’epoca? – viene da chiedersi.
Poi aggiunge (ma, forse, avrebbe fatto meglio ad auto-censurarsi prima): “Visto che i libri parlano, parlano, pagine e pagine… Beh, la volevo… vivere?”. La frase si conclude con un’inspiegabile intonazione interrogativa.
E, ancora, una battuta (perché Miss Italia è soprattutto divertissement da prima serata, sì): “Però tanto so’ donna, quindi il militare non l’avrei fatto. Sarei stata a casa con la paura di…”.
E lì, per interrompere il momento imbarazzante, interviene Luxuria per sottolineare che le Miss sono passate da propositi pacifisti al “vorrei vivere la guerra”. Ma le critiche non placate si sono adagiate sulla figura della nuova rappresentante della bellezza made in Italy, insieme alla coroncina di brillanti. Elenchi di partigiane, di crocerossine ed eroine nazionali sventolati a destra e a manca; ironie giornalistiche del tipo “Mi sarebbe piaciuto vivere uno tsunami, tanto avrei preso una camera d’albergo al secondo piano” o “Mi sarebbe piaciuto vivere nell’Egitto dei faraoni, tanto so’ gli uomini che vanno a costruire le piramidi”. E la neo-Miss che adduce l’imbarazzo da prima interrogazione per giustificare la sua risposta infelice.
Ma – andiamo un po’ controcorrente e contro il pensiero dominante e dilagante – stiamo pur sempre parlando di un concorso di bellezza. Un concorso, per intenderci, in cui ti prendono se hai un corpo da atleta con una quinta di seno, non se conosci la Divina Commedia a memoria; in cui si valuta un nasino alla francese e uno sguardo espressivo, non una perfetta capacità di dizione e di introspezione.
Chi ha detto che Miss Italia debba essere colta? Quanto serve, nell’economia globale di una nazione, una reginetta che sappia accattivare l’opinione pubblica più con i suoi discorsi che con la sua immagine di beltà? E, poi, esisterà una giustizia divina, no? Non si può avere proprio tutto dalla vita!
Piuttosto, è più preoccupante quel “i libri parlano, parlano, pagine e pagine” detto con tono di sufficienza, che ci deve inculcare qualche dubbio sulla potenzialità attrattiva delle lezioni di storia nella scuola italiana o – più probabilmente – sulla deriva culturale delle nuove generazioni.
Perché, evidentemente, i libri non “parlano” abbastanza, se queste sono le conseguenze. E Rai Tre perde il suo tempo quando si ostina a mandare in onda documentari sull’epoca fascista, se non riesce a farvi immedesimare chi la guerra non l’ha (ha avuto la fortuna immensa di non averla) vissuta.
I francesi – mi dicono – non avrebbero jamais e poi jamais eletto una Miss France che avesse avuto una tale sortita sulla loro gloriosa storia nazionale: On est en France ici, ripetono con un tono che lascia intendere: “non siamo mica in Italia”. Ma noi ci teniamo quello che abbiamo: una Miss più bella della loro, meglio silenziosa sì, ma bella; pagine e pagine di libri che parlano a una generazione che non ascolta; internauti attori di un processo eccessivamente animoso; e un dubbio amletico: bella o sapiente, questo è il problema.

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