Resort One&Only, una storia già vista e sullo sfondo i risarcimenti

No a varianti che conducano a quanto già accaduto con Bussola, Selenia o il Villaggio San Lorenzo. Gli ambientalisti: “Nessun problema se si rispettano norme e vincoli”

 

“Di One&Only, ovvero di “unico e solo”, c’è soltanto il nostro mare e le nostre coste, e chi tenta di sottrarceli pezzo dopo pezzo sa benissimo quale sia il loro valore”. E’ dunque questo lo slogan con cui SOS Siracusa dà il via alla nuova azione non contro chi vuole investire nel territorio con legittimo profitto bensì contro chi lo vuol fare al di fuori di quella rete normativa che tutela coste e paesaggio. Ciò che si chiede è solo il rispetto delle leggi di tutela che ci sono e che sono preminenti, preordinate, rispetto a qualsiasi altro strumento normativo. Un criterio che, senza arrecare alcun nocumento agli investitori, ha guidato la realizzazione nel ragusano di alcuni villaggi, quali Baia Samuele e Marsa Siclà (turistico-residenziale), lontani dalla costa, neanche impattanti da un punto di vista visivo, e ugualmente frequentati da amanti di quel mare che si raggiunge con un comodo servizio navette.

Ma a Siracusa, non si comprende perché, il rispetto della legalità appare una chimera e puntualmente, ad ogni proposta di investimento, si ripete la storia: dibattito spesso sopra le righe, accuse reciproche, diffide, esposti, ricorsi amministrativi e, per lo più, a epilogo, amministrazione pubblica soccombente a causa di concessioni e autorizzazioni assentiti da uffici, diciamo, non all’altezza della situazione, e, di conseguenza, cittadini costretti a sobbarcarsi maggiori oneri tributari per far fronte, loro e non altri, a risarcimenti milionari a vantaggio di investitori che, per lo più, riducono il “rischio di impresa”prevedendo, se non la realizzazione del progetto, la successiva azione risarcitoria.

E così anche la storia di questo progetto è emblematica, a partire dalla gestazione, di anni. Si inizia da un piano di lottizzazione e convenzione urbanistica del 2002 e il parere favorevole, come da prassi condizionato, della Soprintendenza. Si lascia passare inutilmente del tempo e finalmente, a distanza di 5 anni, la Summit srl ottiene la nuova concessione edilizia per il villaggio turistico Torre Solaria ma non attraverso le regolari procedure amministrative bensì, per i consueti ‘errori’ di qualche ufficio, grazie a un silenzio assenso impugnato dalla Soprintendenza (si è detto risultata soccombente al Tar sebbene ancora pare che non si sia arrivati a sentenza). Poi, ripercorrendo consueti iter, la società, ora la Sun LLC, rilancia presentando un progetto, di ben altro impatto, che ingloberebbe il precedente, piccola parte di quello attuale, e proponendo varianti al prg che, secondo SOS, appaiono in realtà come “una riscrittura totale della programmazione urbanistica dell’area in oggetto. Sembra che, piuttosto che sviluppare un progetto in base a vincoli e prescrizioni, si chieda di ricucire quelli intorno al progetto. A che serve allora avere strumenti come il piano regolatore e il piano paesaggistico se poi si chiedono tali modifiche? “.

Ma poiché, ancora una volta, la Soprintendenza ha espresso il suo niet – “A differenza di quanto affermato dalla società – scrive SOS – la Soprintendenza, in conferenza di servizi, ha confermato l’impossibilità assoluta di effettuare una variante e di costruire lì dove il piano paesaggistico impone un livello di tutela 3 ovvero il massimo grado di salvaguardia” – già possiamo prevedere i prossimi atti della consueta sceneggiatura: non, come sarebbe naturale, il ritiro del progetto, perché non assentibile ma, poiché le osservazioni al piano paesaggistico sono ormai in itinere, probabili  azioni e atti con la finalità di pervenire a un nuovo esoso risarcimento danni.

 

Per ora, comunque, il dibattito che si sta svolgendo sa di deja vu. Sul fronte degli ambientalisti la posizione di SOS Siracusa appare più ‘aperta’, sebbene molto critica su un passaggio della relazione laddove le varianti vengono dette indispensabili per realizzare abitazioni da residenziali di tipo turistico-alberghiero a destinazione di Residenza Alberghiera Privata, costituite da singole unità abitative, che pure con servizi accessori centralizzati e a gestione unitaria consentano la possibilità di concedere, esclusivamente ai vari soggetti golfisti soci del club golfistico, la vendita”. Quanto già successo con la Bussola, il Selenia o il Villaggio San Lorenzo.

Ribadiamo la nostra disponibilità al dialogo, ma partendo da alcuni punti fermi: rispetto delle normative di tutela vigenti e non riperimetrazioni dei vincoli, libera fruizione della costa e del mare, mantenimento della visione panoramica del mare dalla strada“. E all’amministratore delegato della società, Giorgio Fanara, che aveva lamentato comportamenti non coerenti dell’associazione, si risponde che: “Vero l’incontro tra la società e alcuni nostri delegati, ma solo per sentire dell’intenzione di realizzare l’investimento: abbiamo visionato il progetto solo nei giorni scorsi e da questo la nostra attuale posizione. Come allora, ferma restando la nostra contrarietà ai villaggi turistici costieri, non abbiamo nessuna obiezione per progetti, che non siano in contrasto con le normative vigenti, e con le leggi di tutela del territorio. D’altra parte, vi sono enti istituzionali preposti al rilascio delle autorizzazioni. Un coordinamento di associazioni come SOS Siracusa non ha ovviamente alcuna autorità in merito”.

Più dura invece la posizione di Natura Sicula: “Va detto con forza che se, per assurdo, i villaggi turistici fossero persino a impatto zero, non sono convenienti: drenano verso l’esterno i loro introiti, senza alcun effetto moltiplicatore; sottraggono clientela (e contributi pubblici) alle imprese turistiche locali; impiegano poche persone, spesso nemmeno di qui; sono fonte di spesa per le amministrazioni (l’acqua e gli impianti fognari a vantaggio del resort di Asparano – e degli abusivi dell’Ognina – li ha pagati il Comune, cioè noi!), consumano suolo e, in cambio, ci lasciano da gestire le loro deiezioni!”

 

Sull’altro fronte la società difende il proprio progetto con considerazioni sulla fruibilità attualmente negata di buona parte della costa e su un paesaggio ritenuto da riqualificare piuttosto che da tutelare: “La maniera migliore per conservare il territorio è fare un campo da golf perché, fatto il campo da golf, non si può costruire assolutamente nulla!”, così come indifferente la posizione di una strada interpoderale o costiera che sia. Ma è sui campi da golf che ci vogliamo soffermare e ne scriviamo in altro articolo.

 

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