Colombe, uova pasquali e Provvidenza, Sorbello & C. dal Gip

Per un difetto di notifica è stata rinviata a febbraio 2016 l’udienza di discussione sul rinvio a giudizio dell’on. Pippo Sorbello, la sua compagna Maria Concetta Ciulla, il sindaco di Melilli Cannata, l’assessore Arcangela Palmieri e funzionari del Comune e dell’ASP, come chiesto dal pm Brianese a conclusione di lunghe indagini

 

 

Troppi dolci, si sa, fanno male. Ne sa qualcosa Pippo Sorbello, ex sindaco di Melilli, a cui il Tribunale di Siracusa ha comunicato la fissazione di un’udienza dinanzi al Gip per martedì prossimo 21 luglio, nella quale si deciderà se dovrà essere rinviato a giudizio, come ha chiesto il pm che ha condotto le indagini.

La vicenda risale al 2007 ed è stata oggetto di una nostra inchiesta, pubblicata nel gennaio del 2014. Nell’avvicinarsi della Pasqua, per allietare gli alunni delle scuole, Sorbello aveva deciso di donare, a spese dell’amministrazione, migliaia di colombe, colombine e uova di cioccolato, a tutti gli scolari di Melilli e frazioni. Il 27 marzo del 2007, pertanto, fa approvare una delibera, la 270, con la quale attesta che “previa indagine di mercato” la scelta del fornitore era caduta sulla rosticceria Logos di Giovanni Aresco, il quale, contattato verbalmente, aveva fatto pervenire al Comune un preventivo di spesa.

Successivamente, il 6 aprile, in un’altra delibera che integrava la precedente, si sosteneva che l’affidamento alla ditta era avvenuto “a trattativa privata”. Le indagini della Procura hanno però accertato che non c’era stata alcuna indagine di mercato né trattativa di sorta, anzi “era stato lo stesso Sorbello a fornire ad Aresco precise indicazioni su come formulare il preventivo di spesa”.

Comechessia arriva la Pasqua, studenti professori e ata si ingozzano di carboidrati con grato pensiero al loro sindaco, Sorbello è contento. Passano i mesi e si arriva al giorno di Santo Stefano. Il 31 dicembre 2007, la giunta di Melilli approva un’altra delibera con la quale si dispone “di avviare il procedimento per la stipula di un contratto di fornitura di colombe pasquali” e “si demanda al dirigente del I° settore di provvedere con propria determinazione all’adozione degli atti conseguenziali per la trattativa privata”; stavolta per la Pasqua 2008 e, visto che l’iniziativa del 2007 aveva sollecitato il palato di tanti ragazzi, non più solo per le scuole ma anche per le associazioni benefiche.

Fornitore, di nuovo, la ditta Logos, per un importo di quasi 24mila euro più iva. Ma c’era stata o no la trattativa privata? Il pm sostiene che Sorbello decise di affidare la fornitura alla Logos “direttamente e in assenza di qualunque atto formale”, nonostante la normativa assegni ai dirigenti la responsabilità esclusiva delle procedure di appalto. In effetti, però, altre ditte avevano presentato al Comune preventivi e per giunta – scrive il sostituto procuratore Margherita Brianese e controfirma il Procuratore Capo Giordano – “economicamente più convenienti rispetto a quello presentato dalla Logos”. Insomma, non ci sarebbe stata alcuna gara d’appalto, nessuna trattativa privata, Sorbello ha deciso tutto da solo, arrecando vantaggio solo alla Logos e svantaggio ai concorrenti e si sarebbero violati vari articoli del codice penale. Spetterà all’avv. Stefano Rametta del foro di Catania, che difende l’ex sindaco, dimostrare che non è così.

Ma il legale dovrà difenderlo anche in una vicenda più rognosa nello stesso procedimento. Non fosse altro perché coinvolge la compagna del deputato regionale, Maria Concetta Ciulla, l’attuale sindaco (sospeso) Pippo Cannata, l’assessore Arcangela Palmeri, il Capo dell’Ufficio Tecnico comunale Salvatore Salafia, il dirigente del settore politiche sociali del Comune Francesco Cannamela, il responsabile dell’UOS dell’Asp di Siracusa Vincenzo Ingallinella.

Tutto ruota attorno alla cooperativa sociale Provvidenza, amministrata dalla madre della Ciulla ma – scrivono i magistrati – di cui erano “responsabili di fatto” Pippo Sorbello, all’epoca presidente del Consiglio comunale, e la sua compagna. La coop gestiva l’affidamento di minori, per il quale la Regione paga rette consistenti. Secondo l’accusa, nel parere previsto dalla legge regionale 86 per l’accreditamento della struttura, venivano attestati falsamente sopralluoghi sia dell’ASP che dell’Ufficio Tecnico comunale nelle strutture assistenziali appartenenti alla coop, che in effetti non sarebbero mai avvenuti. Al riguardo il pm è netto: “Nessun appartenente al Comune di Melilli era mai entrato nella struttura in questione”, la stessa cosa per l’ASP.

Nel febbraio 2013, il Tribunale dei Minori emanava un provvedimento con il quale si disponeva il trasferimento di tre sorelline – Jennifer, Evelin e Ilenia – , già affidate ai servizi sociali di Melilli, dalla comunità alloggio “Mather Sara”, anch’essa gestita dalla cooperativa Provvidenza, ad altra struttura più idonea. Secondo la ricostruzione che ne fa il pm, Cannata Sorbello e la Palmeri, sindaco assessore e presidente CC, fecero il possibile per ottenere “l’elusione (o quantomeno una dilazione nell’esecuzione, di fatto realizzata) del provvedimento”, anche con “illecite pressioni nei confronti dell’assistente sociale competente Giulia Cazzetta”, la compagna di Sorbello anche con minacce.

Le accuse: avere esautorato funzioni che spettano ai dirigenti, aver violato l’obbligo di astensione in presenza di interessi propri e di prossimi congiunti, un danno ingiusto alle minori che dovevano essere trasferite e l’ingiusto profitto alla coop Provvidenza.

Al dirigente dei Servizi Sociali del Comune, Cannamela, viene contestato che, mentre una prima relazione a sua firma e con timbro del Comune del 28 agosto 2013 aveva attestato “l’assenza degli standard organizzativi” previsti dal decreto del presidente della regione del giugno ’96, essa non solo non venne trasmessa, ma fu sostituita con un nuovo provvedimento “attestante falsamente l’esistenza degli standard regionali”, pur sapendo che faceva così gli interessi di chi dirigeva la coop. In concorso tra loro, poi, Cannata, Cannamela e Sorbello inviavano all’assessorato regionale alla Famiglia una lettera in cui si certificava che la Comunità Alloggio per minori appartenente alla Provvidenza (via Sant’Angelo 5) fosse “adeguata allo standard organizzativo regionale e idonea per l’iscrizione all’albo regionale” previsto dalla legge.

Il pubblico ministero non ha dubbi: si è attestato falsamente che “in rapporto alla capacità recettiva gli operatori da impiegare sono conformi per numero e qualifica a quelli richiesti dallo standard regionale” e che “per il personale utilizzato sono rispettati i ccnl di categoria e sono corrisposti i relativi oneri previdenziali e assistenziali”. E non era così? No, scrive il magistrato. “Gli operatori impiegati non erano per numero quelli previsti… e non era stato possibile appurare se, per il personale impiegato, fossero rispettati i ccnl” e fossero corrisposti gli oneri dovuti. Un aspetto, questo, che indebolisce il teorema accusatorio.

Infine, la richiesta di rinvio a giudizio si riferisce anche a lavori di sistemazione (quasi 34 mila euro) dell’area di via Mascagni a Città Giardino affidati direttamente da Sorbello, allora sindaco, alla ditta New Edil snc, pur essendo consapevole che la competenza specifica era del dirigente del VII settore. Ma questa è una storia di cemento, meno grave della vicenda del cemento regalato ai privati a ridosso della campagna elettorale (anche questa oggetto di una nostra inchiesta) su cui la magistratura sta mettendo a posto tutti i tasselli del mosaico. E, se le nostre indiscrezioni sono esatte, in autunno ne vedremo delle belle.

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