Nel carcere di Almeria dove sono ammessi i colloqui”intimi”

 

 

Visita in una casa di reclusione in Spagna, in cui i detenuti possono ricevere, una volta al mese, le loro donne:una stanza con letto matrimoniale e rien ne va plus. Nello Stato iberico la pena viene scontata tutta mentre da noi a volte si squaglia. Ma la detenzione è più umana

 

 

 

Mentre di tanto in tanto sull’istituto carcerario si riaffacciano proposte “abolizioniste”, rimane irrisolto il problema di modificare veramente la realtà del carcere. È evidente il fatto che in momenti di così profonda crisi, un problema di nicchia (ristretto, limitato, non manifesto) come quello del carcere, difficilmente possa risultare una priorità. Però, lo scostamento fra il regolamento penitenziario che può fare apparire le carceri quasi come un villaggio vacanze, e la realtà dei fatti ben più prosaica, più vuota, va in qualche modo attenuato.

Ho avuto mesi fa l’occasione di visitare un carcere spagnolo e qui di seguito riporto alcuni appunti di viaggio. All’ingresso tutti posano i telefoni cellulari, nessuno posa le macchine fotografiche, ognuno è libero di scattare foto ovunque, senza limiti e dunque io non posso che arrovellarmi per essermi separato dalla mia, di solito inseparabile, Nikon. Entriamo in un grande patio: mosaici colorati alle pareti, al centro una grande aiuola. Pare che quasi tutte le carceri spagnole abbiano al proprio interno dei giardini. Già, a pensarci bene, perché non dovrebbero esserci? La pena è privazione della libertà, mica privazione dalla natura (così diceva Laura Ingrao, figlia del famoso pedagogista Lombardo Radice – e moglie di Pietro Ingrao parlamentare del PCI e presidente della Camera -, protagonista della Resistenza, dopo il pensionamento da insegnante fornisce opera di volontariato nel carcere di Rebibbia e fonda l’associazione di assistenza ai detenuti “Ora d’aria”).

Immagino già l’obiezione di molti: se qualcuno nasconde nella terra un coltello…? E siccome da noi i puri e duri imperano e producono divieti, nei nostri istituti domina il cemento.

Da quel patio passano e spassano tutti. Varcati i primi due cancelli non vedo altri sbarramenti e neanche il personale che, se c’è, quasi non si vede. In verità la polizia fa solo sorveglianza esterna, all’interno c’è del personale in divisa, ma ha tutta l’aria dei Rangers di Yellowstone e d’altra parte l’aria rilassata che si respira in quegli ambienti fa quasi pensare che al massimo qualcuno possa rubare il cestino della colazione. Ma nonostante il patio, l’aria da Yellowstone, il giardino… non tutto è rose e fiori. Di attività (e di lavoro) ce n’è poca e niente e quasi tutto viene svolto solo all’interno. In Spagna gli sconti di pena non sono previsti e neanche misure alternative alla detenzione. Infatti il tasso di carcerizzazione appare più elevato che in Italia. Per il resto molti stranieri, molti tossicodipendenti, in percentuali simili alle nostre. I suicidi avvengono. I litigi, quando avvengono, vengono risolti con l’intervento pacifico degli altri detenuti. Molto è basato sulla responsabilizzazione dei detenuti.

Al seminario (oggetto della nostra visita in Spagna), che si svolge nella biblioteca partecipano due detenuti che ci illustrano la vita detentiva. I detenuti sono classificati in tre fasce: rigoroso (cerrado), medio eabierto. Quelli abierti (che godono di maggiore libertà) sono la stragrande maggioranza, possono stare tutta la giornata fuori dalla cella e sono impegnati in attività. La pulizia degli ambienti comuni è obbligatoria e non retribuita. In cella non si cucina ma si mangia nei refettori. Passiamo alla visita della zona colloqui (locutorio). I colloqui normali, col vetro divisorio, avvengono due volte a settimana e durano venti minuti. Inoltre, una volta al mese, colloqui familiari in stanzette tipo salottino, o i famosi colloqui “intimi”. Una stanza con un letto matrimoniale et voila: il gioco è fatto. Da noi questo non sarebbe immaginabile. Molto si discute, e forse ancora molto si discuterà, per una cosa che a vederla non desta alcuna meraviglia.

Ancora: il detenuto ha diritto ad effettuare quaranta telefonate al mese. Dopo pranzo si va al teatro per lo spettacolo. Assistiamo all’esibizione di un trans che canta due brani di grande impatto e fa scattare una interminabile hola e lancio di fiori sul palcoscenico. Seguono brani di musica araba e di flamenco proposti da gruppi misti (c’è anche il settore femminile). Alla fine la detenuta che ha presentato lo spettacolo invita i detenuti a rientrare: modulo 1, modulo 2, modulo 3, e tutti sgomberano con ordine.

Pene lievi, certe e trattamento interno adeguato. Ai prisoneres è impedito di evadere, di drogarsi, devono rispettare regole di convivenza civile e possono muoversi dentro il carcere un po’ come in una città. Questo è quello che dalla visita e dalla osservazione mi è parso di aver appreso.

Un sistema che ha una sua fisionomia, una sua logica. La pena viene scontata tutta mentre da noi a volte si squaglia. Ma alla vita detentiva si cerca di dare un senso. Viene chiesto impegno, responsabilizzazione, viene data istruzione, formazione. Sarà per questo che le recenti indicazioni dell’Amministrazione Penitenziaria indicano come modello il sistema spagnolo? Termino la mia visita pensando che ciò avvenga a ragione.

Da leggere

Profilassi in carcere e caute prove di ripartenza

  Sono stati effettuati fra ieri e oggi i tamponi faringei per tutto il personale della …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti