Il Procuratore Salvi: “Contro la mafia dal ’92 a oggi grandi risultati”

“Prime, seconde e terze file dell’esercito criminale di allora sono in galera. Sono pochissimi i latitanti ancora in libertà. E non conducono certo una bella vita! Altro che ville dorate con piscine! Quando li arrestiamo, li troviamo in buchi sotto terra o in casolari sperduti, senza possibilità di comunicare”

 

Il dott. Giovanni Salvi, procuratore della Repubblica a Catania, è stato recentemente nominato, all’unanimità, capo della Procura di Roma.

“So bene – ha detto – quanto sia importante l’impegno civico su questo versante della lotta alla mafia e ringrazio quanti collaborano a questo scopo e, tra i tanti, la dottoressa Ragazzi, che segue mille iniziative sui beni confiscati. Dobbiamo avere consapevolezza che andare avanti su questo percorso non sarà facile. Far vivere questa iniziativa sarà altrettanto difficile quanto lo è stato arrivare a questo punto. Ma bisogna portare sino in fondo l’impegno per l’utilizzo sociale dei beni confiscati. Su questo obiettivo giochiamo la nostra credibilità. Anche nelle scuole dobbiamo continuare a diffondere questo messaggio: la legalità è davvero il presupposto dello sviluppo economico.

Abbiamo vinto molte delle battaglie combattute. Dopo le stragi del 1992 sono stati conseguiti risultati allora inimmaginabili: tutte le prime, le seconde e le terze file dell’esercito mafioso di allora sono in galera. Sono pochissimi i latitanti ancora in libertà. E non conducono certo una bella vita! Altro che ville dorate con piscine! Quando li arrestiamo, li troviamo in buchi sotto terra o in casolari sperduti, senza possibilità di comunicare…

“Il rischio che vi siano dei ritorni in forme diverse, meno violente, più accattivanti… lo abbiamo visto in questi giorni, quando abbiamo arrestato l’ultimo gruppo di mafiosi e di imprenditori. Possiamo dire che stiamo vincendo questa guerra; ma non l’abbiamo ancora vinta. Abbiamo portato a compimento questo passo: questa fattoria della legalità, la cooperativa Peppe Montana. Ma non riusciamo ancora ad utilizzare i beni sottratti a Scinardo Mario Giuseppe [figlio di Giuseppe Scinardo, uomo di fiducia del capo mafia di Mistretta (Me) Sebastiano Rampulla, fratello di Pietro Rampulla, l’artificiere della mafia condannato per avere confezionato l’ordigno che fece morire il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Ndr]. Oltre a svariati terreni gli è stato confiscato un impianto agrituristico importante che ancora non è utilizzato come si dovrebbe. Ma finalmente abbiamo in Sicilia un punto di riferimento: la dottoressa Manzo, che ha compreso che i beni confiscati alla mafia sono cose diverse dagli immobili qualsiasi.

“Non possiamo intervenire a settimane o a mesi dalla confisca. Ciò non va bene perché è un segnale negativo che si dà. Le aziende confiscate alla mafia sono cose diverse da altri immobili. Dobbiamo restituirli alla società. Questo è un impegno comune che dobbiamo continuare ad esercitare. Godiamoci questa giornata, che allontana il puzzo della malavita con il fresco profumo della libertà (come disse Paolo Borsellino)… Ma non fermiamoci qua. Abbiamo ancora tante sfide che ci attendono”.

Un lungo e caloroso applauso ha fatto seguito al breve ma significativo intervento del Procuratore. Non è difficile leggere in tale applauso un ringraziamento per l’impegno profuso dal dott. Salvi nell’esercizio della sua funzione e un augurio per una proficua continuazione di tale missione nella nuova importante sede romana, dove siamo certi, che porterà avanti con determinazione, la sua e la nostra lotta contro ogni mafia e contro ogni aspetto della corruzione.

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