Rifiuti Industriali

Per decenni i nostri rifiuti industriali stoccati altrove senza proteste

Rifiuti Ilva, “a livello locale si è data la stura alla solita, facile, dannosa, ipocrita demagogia ambientalista”. Quelle 60 mila tonnellate di rifiuti IAS conferiti in Olanda con buona pace di tutti

La presa di posizione assunta da politici locali, sensibili all’allarmismo ambientale in bianco e nero, sulla questione rifiuti ILVA, tradisce la schizofrenia comportamentale della nostra comunità, oseremmo dire il suo infantilismo istituzionale, secondo il quale è lecito ed eticamente sostenibile conferire i rifiuti prodotti in situ in altre regioni del Paese, mentre è illecito, scandaloso e incompatibile che i rifiuti provenienti da fuori provincia giungano in idonee strutture autorizzate nel nostro territorio.

Nel dibattito in corso, che scomoda addirittura il Ministro, si trascura la chiarezza ed il senso di responsabilità istituzionale, e cioè si trascura la circostanza che la discarica destinata a riceversi i rifiuti ILVA è discarica autorizzata, gestita e legittimata a stoccare quel ‘polverino d’altoforno’. 

Se è vero che è scontata la compatibilità della discarica a riceversi quel rifiuto, Amministratori veri, sindaci veri, deputati veri, una seria stampa, all’allarme suscitato, sentiti gli organi di controllo, avrebbero dovuto e dovrebbero dare la unica semplice responsabile risposta possibile della compatibilità dello smaltimento. Null’altro.

Ed invece, si è data la stura alla solita, facile, dannosa, ipocrita demagogia ambientalista.

Per queste voci belle è coerente smaltire i rifiuti in qualsiasi posto purché not in my backyard.

Rivendicazioni antiche, dannose e perdenti che hanno condotto la nostra Regione al collasso dello

smaltimento dei rifiuti ed al terreno fertile per la criminalità ambientale.

Nessuna di queste voci belle di deputati, sindaci ed amministratori, ha sollevato doglianze negli ultimi cinquant’anni quando i nostri rifiuti industriali, quelli sì pericolosi, sono stati conferiti in discariche sparse in tutte le regioni e in altri paesi. 

Basta ricordare dietro l’angolo, i rifiuti Ias, sessantamila tonnellate recentemente portati in Olandam i rifiuti urbani di Napoli e dintorni a Dusseldorf  per decenni, e così via discorrendo.

Per questi facili salvatori del nostro ambiente è eticamente accettabile portare i nostri rifiuti fuori casa, diventa eticamente inaccettabile il contrario.

Ogni volta tutto si ripete uguale come se fossimo privi di memoria.

La nave dei veleni, la Karen B ieri, oggi tocca al ‘polverino d’altoforno ILVA’, proveniente da Taranto.  Occasione questa, per fare leva a prezzo facile sulla emotività della opinione pubblica, disegnando aspettative in aperto conflitto con le procedure di legge, innescando il dissenso istituzionale e determinando un clima di tensioni e di sospetti, forti dell’assunto che lo smaltimento di rifiuti non pericolosi possa costituire dramma immanente per le popolazioni residenti.

Dimenticano irresponsabilmente che un’area industriale densa come la nostra, da cinquant’anni è rimasta priva di infrastrutture per il corretto smaltimento dei rifiuti, condizione prioritaria per definire i livelli di civiltà di una comunità. Carenza che ha consentito che la quasi totalità dei rifiuti industriali prodotti, soprattutto quelli pericolosi, è stata conferita in parte in discariche situate in altre province, in parte in impianti esistenti in altre regioni e all’estero.

Vale tornare a ricordare il caso IAS, i fanghi provenienti dall’impianto di depurazione, nel 1998, non esistendo più soluzioni possibili per il loro smaltimento in prossimità del luogo di produzione, e cioè nella nostra provincia di Siracusa, si conferirono in discariche calabresi e pugliesi senza che nessuna manifestazione di protesta fosse attuata da crotonesi, brindisini e tarantini né lamentazioni di anime belle aretusee. 

In ultimo, quello che dicevamo: qualche anno fa, sessantamila tonnellate furono conferiti in discariche situate in Olanda, certo in Olanda… talmente lontano da non turbare queste nostre coscienze sensibili così attente al nostro credito ambientale di quartiere.

 

 

 

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