Palazzolo caldeggia 600 euro mensili a disoccupati e precari

Altrimenti chiamato “reddito di dignità”, andrebbe concesso a coloro che, residenti in Italia, non guadagnano più di 8 mila euro l’anno. E’ in vigore in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea, ad esclusione di Grecia e Italia

Crescono, in campo nazionale, l’interesse e gli stimoli affinché venga approvato il “Reddito minimo garantito o di dignità”. Già nel 2013 una campagna popolare raccolse ben oltre 50.000 firme, chiedendo al Parlamento di avviare l’approvazione della Legge. Anche la Sicilia venne coinvolta, con la realizzazione di banchetti per la raccolta firme e viene coinvolta anche oggi: l’associazione Libera cerca di stimolare l’Ars in questo senso. E in settimana anche in consiglio comunale, a Palazzolo Acreide, si è proposto un punto all’ordine del giorno sul tema.

Il Reddito minimo è uno strumento che conferirebbe autonomia economica e dignità a tutte e a tutti coloro i quali sono residenti in Italia e percepiscono un reddito inferiore a 8 mila euro annui. Ricordiamo che questa è una misura già in vigore in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea, ad esclusione della Grecia e dell’Italia.

Per riuscire ad ottenerlo bisognerà andare presso i centri per l’impiego del proprio comune di residenza e compilare la domanda; fatto ciò i centri avranno il compito di presentare proposte di lavoro in linea con la formazione personale di ciascun individuo. In questo modo si mira all’inserimento o al reinserimento attivo nel mondo del lavoro, fornendo una tutela e combattendo l’esclusione sociale.

La proposta di legge prevede l’erogazione di un assegno mensile di 600 euro ai soggetti disoccupati, precariamente occupati o in cerca di prima occupazione. Il Reddito così concepito deve essere individuale, poiché solo in questo modo si riuscirà a mantenere la libertà dei percorsi esistenziali delle persone. Esso è presentato come integrato coi servizi, poiché, in quanto strumento, deve essere visto come un incipit per ridisegnare un nuovo welfare fatto di servizi di qualità, con l’impegno delle istituzioni pubbliche a ogni livello. Ciò permetterebbe alla nostra economia di ripartire.

Deve essere concepito, inoltre, come un mezzo che permetta una concreta lotta alle mafie, intese come circuito di scambi di favore che, specie in piccoli centri, si risolve in voto di scambio. Esso non è un contributo al nullafacente, anzi, qualora il beneficiario rifiuti la proposta congrua di impiego, dopo il riconoscimento formale delle sue competenze, ne sarà sospeso, così come chi dichiarerà il falso o a quanti avranno un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Visto da vicino, pensiamo ai tanti giovani che vogliono costruirsi un futuro, ma non riescono a trovare ciò che fa per loro, ai tanti che vivono di agricoltura ma non hanno un reddito alto; ai cassintegrati o ai manovali. A tutta la classe, cioè, dei più deboli, ma di fatto, dei maggiori lavoratori. 

 

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