Ormai svuotata di risorse nella lunga attesa dei provvedimenti regionali, continua ad elargire lauti compensi volti “a incentivare produttività e miglioramento dei servizi”. Un quarto della somma andrà alle 34 posizioni organizzative insediate nei dieci settori
Ottocento milioni di euro l’anno solo di premio di risultato incassati da 48mila dirigenti della pubblica amministrazione a fronte di un risparmio di appena 110 milioni di euro derivante dalla soppressione dei consigli provinciali; riduzione dei trasferimenti statali agli enti locali – solo per le ex province è programmato un taglio di 3 miliardi di euro in un triennio che sta portando gli attuali liberi consorzi dei comuni ad una situazione di dissesto finanziario, con ovvie difficoltà a garantire i servizi essenziali quali la manutenzione delle strade, degli edifici scolastici, la tutela ambientale e così via: questi alcuni dei dati a livello nazionale diffusi da Report nella puntata trasmessa lo scorso 19 aprile. Al centro della trasmissione, in particolare, l’evoluzione delle ex province in liberi consorzi ed aree vaste, la ricollocazione di circa 20mila dipendenti, il riordino delle funzioni e, non da ultimo, il sistema premiante che, in tempi di spending review, sembra stonare con tutto il contesto.
Sebbene previsto dalla normativa contrattuale, infatti, il sistema dei premi di risultato sembra essersi slegato, nel tempo, da logiche di tipo meritocratico per diventare una componente fissa della retribuzione. Nei paesi del nord Europa, solo il 25% dei dirigenti riesce ad ottenere, e quindi incassare, i premi di produzione perché gli obiettivi posti sono piuttosto difficili. In Italia, invece, gli obiettivi fissati per far sì che i dirigenti ottengano un premio rientrano nella sfera delle loro competenze ordinarie, come ad esempio il numero di riunioni indette o di atti siglati. Non solo. Un’eccessiva democratizzazione del sistema premiante ha avuto, come conseguenza, una ripartizione a pioggia degli incentivi, della serie ‘poco’ ma tutti, a cui spesso non corrisponde una maggiore efficienza dei servizi erogati. E l’ex provincia regionale di Siracusa, purtroppo, è perfettamente in linea con il malcostume nazionale.
Con deliberazione del commissario straordinario del 9 settembre 2014, avente per oggetto “Autorizzazione alla sottoscrizione del contratto collettivo decentrato integrativo 2013/2014”, vengono destinati al fondo per la contrattazione integrativa ben 2.026.348 euro, così ripartiti: per quanto riguarda le risorse stabili, vengono destinati ai compensi articolo 17 del CCNL 1/4/1999 lettera b (progressioni orizzontali) 345.000 euro, 500.317,53 euro per i compensi articolo 17 CCNL 1/4/1999 lettera c (posizioni organizzative), per le indennità di comparto 234.609 euro. Per quanto riguarda invece le risorse variabili, vengono destinati al lavoro straordinario 33.377 euro, 105mila euro per la turnazione, 15mila per il rischio, 27.112 per la reperibilità, 300 euro per maneggio valori, 89.500 euro per il disagio, 130mila per responsabilità, 300 ai messi notificatori, 300mila euro in base all’articolo 15, comma 1 lettera K del CCNL 1 aprile 1999 (e cioè “le risorse che specifiche disposizioni di legge finalizzano alla incentivazione di prestazioni o di risultati del personale, da utilizzarsi secondo la disciplina dell’articolo 17”), 26.861 euro per l’articolo 15, comma 5 del CNNL 1 aprile 1999 e 218.971,47 euro per i compensi articolo 17.
Salario accessorio, è bene ricordarlo, previsto dalla legge. Ma la legge, in sintesi, cosa dice? E, soprattutto, qual è la sua declinazione nella prassi? Cominciamo dalle posizioni organizzative. La norma stabilisce che gli enti istituiscono posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione di elevata responsabilità di prodotto e di risultato, lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione e di attività di staff e/o studio, ricerca, ispettive, di vigilanza e controllo caratterizzate da elevate autonomia ed esperienza.
Tali posizioni possono non coincidere con quelle già retribuite dall’articolo 37 del CCNL del 6/7/1995, e devono essere assegnate esclusivamente a dipendenti classificati nella categoria D. L’ex provincia di Siracusa, per garantire il massimo dell’efficienza, dispone di ben 34 posizioni organizzative spalmate nei 10 settori. Potrebbe, anche se non lo è, sembrare normale in un momento di piena funzionalità dell’ente, ma questa cifra è difficile da giustificare in un periodo in cui l’erogazione dei servizi è ridotto all’osso per mancanza di fondi.
Inoltre, per il conferimento di questi incarichi, gli enti dovrebbero tener conto, rispetto alle funzioni e alle attività da svolgere, della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare, dei requisiti culturali posseduti e delle capacità professionali. Gli incarichi, che in caso di valutazione positiva danno anche titolo ad un’ulteriore retribuzione di risultato (articolo 10 comma 3), possono essere revocati a causa di mutamenti organizzativi o in seguito all’accertamento di risultati negativi. Quali sono i programmi che l’ente avrebbe dovuto realizzare? È possibile visionare le valutazioni annuali, i criteri e le procedure in base alla quale queste valutazioni vengono effettuate?
Passiamo ora in rassegna l’altra voce che fa più spesso capolino, l’articolo 17 del CCNL 1 aprile 1999, in particolare il comma 2, lettera a, dove si specifica che le risorse di cui all’articolo 15 sono utilizzate per erogare compensi volti ad incentivare la produttività e il miglioramento dei servizi in modo selettivo e secondo i risultati accertati dal sistema permanete di valutazione come stabilito dall’articolo 6, vale a dire dalla contrattazione collettiva decentrata integrativa di livello territoriale.
È quindi l’ente, in sede di contrattazione decentrata, a dover trovare soluzioni in materia di produttività e a stabilire i sistemi di valutazione. Questo presuppone la definizione degli obiettivi individuale e generale del PEG (piano esecutivo di gestione), la verifica del risultato con cadenza periodica e la certificazione di raggiungimento dell’obiettivo. Quali sono i criteri a cui si è fatto ricorso per l’assegnazione di questi incentivi? Viene rispettato l’articolo 18, secondo il quale le attribuzioni dei compensi previsti dall’articolo 17 è strettamente correlata ad effettivi incrementi di produttività e di miglioramento quali-quantitativo dei servizi?
Ma quello che balza all’occhio, leggendo il prospetto allegato alla deliberazione del commissario straordinario, è la somma destinata all’articolo 15, comma 5 del CNNL 1 aprile 1999, che testualmente riportiamo: “In caso di attivazione di nuovi servizi o di processi di riorganizzazione finalizzati a un accrescimento di quelli esistenti, ai quali sia correlato un aumento delle prestazioni del personale in servizio cui non possa farsi fronte attraverso la razionalizzazione delle strutture e/o delle risorse finanziarie disponibili o che comunque comportino un incremento stabile delle dotazioni organiche, gli enti, nell’ambito della programmazione annuale e triennale dei fabbisogni di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 29 del 1993, valutano anche l’entità delle risorse necessarie per sostenere i maggiori oneri del trattamento economico accessorio del personale da impiegare nelle nuove attività e ne individuano la relativa copertura nell’ambito delle capacità di bilancio”.
Già l’incipit dell’articolo, se si considera la situazione degli attuali liberi consorzi, è piuttosto destabilizzante: l’attivazione di nuovi servizi o accrescimento di quelli esistenti. In fase di destrutturazione dell’ente, di ridefinizione delle competenze, che tra l’altro, stando a quanto succede nel resto d’Italia, saranno ridotte per essere assegnate ad altre pubbliche amministrazioni, è mai possibile che nella nostra ex provincia regionale siano stati attivati nuovi servizi o potenziati quelli già esistenti?
L’unica nota positiva, in questo momento, sembra essere però la sospensione dell’erogazione di questi premi di risultato. A quanto pare, il responsabile dell’anticorruzione, l’avvocato Antonio Fortuna, ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di dipendenti che contestano cifre e modalità di erogazione che, secondo loro, non tengono conto del criterio del merito. In via cautelativa, e per garantire la massima trasparenza che dovrebbe caratterizzare le pubbliche amministrazioni, sembra quindi che l’Autorità locale anticorruzione abbia sospeso, per un riesamine, almeno temporaneamente i pagamenti relativi al salario accessorio.

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