Durissima la requisitoria dell’ex parlamentare sulla relazione che marchiò la città con l’accusa di contiguità con la mafia. La comunità ha il diritto di sapere com’è finita in questo incubo, tanto più perché il teorema proposto contiene errori pacchiani e banalità
Il 28 marco ho indetto una conferenza stampa da cittadino che ha vissuto 6 anni ad Augusta e da ex deputato di Augusta (ultimo con il maggioritario). Ad Augusta devo moltissimo, è una città alla quale mi sento molto legato. Per correttezza devo fare una premessa. Da molto tempo non svolgo attività politica locale e ho deciso di non ricoprire più incarichi pubblici di qualsiasi natura. Aggiungo che ormai da molti anni non sono più vicino al Pd e al centrosinistra e quindi neanche alla maggioranza politica che amministrava Augusta prima dello scioglimento, pur avendo mantenuto molti rapporti amicali e di stima.
Ma veniamo al merito della conferenza stampa. Il 7 marzo del 2013 è stato sciolto il Consiglio Comunale e su Augusta è calato il marchio di città mafiosa. Da due anni aspettiamo di capire il perché, di capire cosa è realmente successo. In questi due anni ho sempre pensato che qualcuno avrebbe chiesto conto e spiegazioni. Ma la politica augustana e quella provinciale sono rimaste in silenzio. Io non riesco più a stare in silenzio. Pensavo spettasse parlare a un augustano, magari a un politico o a un candidato sindaco, ma il silenzio è assordante. Sento il dovere di dire che quella Augusta che ho conosciuto io è una città operosa che non può essere definita una città mafiosa e che è stata infangata in modo superficiale e ingiusto.
260 pagine senza
reati contro la P.A.
Certo, anche qui vi è una presenza delle organizzazioni criminali. Ma credo di poter dire che lo è in misura inferiore a quella di altri comuni della provincia. Credo di poterlo dire visto che in 15 anni di deputato ho sempre combattuto la mafia.
Dopo due anni nessuno ha ancora capito quali sono le motivazioni: nessun reato contro la pubblica amministrazione è stato contestato; non un solo appalto è stato messo in discussione; non sono state contestate omissioni, turbative, corruzioni, concussioni o tangenti; nessun amministratore è stato arrestato o ha ricevuto avvisi di garanzia per reati contro la pubblica amministrazione né tantomeno nessun impiegato, dirigente o imprenditore, neanche il direttore generale del quale si parla tanto negli atti che hanno portato allo scioglimento. Vi è un procedimento penale sul sindaco, ma nulla su 8 anni di attività amministrativa.
La relazione del Prefetto è assolutamente generica, tanto da dare l’impressione a un ingenuo come me che lo stesso estensore non fosse convinto delle conclusioni raggiunte. La relazione d’accesso in 260 pagine non indica reati contro la pubblica amministrazione di alcun tipo.
La città ha diritto di sapere cosa è successo e perché è caduta in quest’incubo, partendo dalla prima necessità: la relazione della commissione d’accesso va resa pubblica, la città ha il diritto di conoscerla; in tanti ce l’hanno, non è secretata e quindi è pubblicabile. 260 pagine nelle quali, insieme a episodi reali, spiccano illazioni, banalità, luoghi comuni ed errori pacchiani. Mi auguro che qualcuno ad Augusta la renda pubblica, altrimenti lo farò io prossimamente. Ma spero che lo faccia un augustano, meglio se uno dei candidati a sindaco.
Credo che dalla lettura di tutti gli atti si possa coltivare il sospetto che lo scioglimento sia stato un atto politico, enormemente discrezionale, favorito dall’estrema debolezza della società civile e politica augustana.
Nella relazione d’accesso banalità e errori
Voglio soffermarmi su alcuni particolari degli atti. Utilizzo la relazione del ministro Cancellieri allegata al decreto di scioglimento che ricalca le parole della relazione del Prefetto e della relazione d’accesso: “Un consistente numero di consiglieri, assessori, nonché componenti dell’apparato burocratico è trasversalmente collegato o intrattiene rapporti con esponenti della criminalità organizzata o con imprenditori legati alle suddette organizzazioni”. Com’è possibile che, tranne il sindaco e un assessore, non ci siano altri incriminati? “Un ruolo preponderante ha assunto anche il direttore generale, in ciò agevolato dall’appartenere al citato gruppo affaristico mafioso che ha appoggiato la candidatura del sindaco”. Come può essere che non sia incriminato? Al Comune vi è il “mancato rispetto delle disposizioni dettate dall’ordinamento vigente”. Sono parole pesanti. Ci dicano quali sono e perché non sono state contestate in modo formale. “Non sono state richieste e acquisite le informazioni antimafia per i contratti di lavoro superiori a 250.000 euro”. E’ un reato specifico, perché non è stato perseguito?
E poi una serie lunghissima di contestazioni generiche valide per il 90% dei comuni siciliani. Come ad esempio il piano degli investimenti produttivi “gravato da diverse anomalie e irregolarità”. Ma se ci sono irregolarità perché il provvedimento non viene annullato? Anzi, in un eccesso di mancanza di coraggio, è stato addirittura abbandonato facendo perdere il finanziamento e togliendo alla città l’occasione di vedere realizzato il centro artigianale.
O, tanto per sorridere, nella relazione della Commissione d’accesso viene contestato al Comune di non aver fatto nulla per attuare il Piano di risanamento ambientale “nonostante la predisposizione di adeguati strumenti normativi”. Doveva attuarlo il Comune un Piano non finanziato e mai attuato dallo Stato?
D’altronde le stesse indagini locali qualche perplessità potrebbero suscitarla: 5 anni di intercettazioni al sindaco dappertutto e non si è evidenziato neanche un piccolissimo reato amministrativo; una spesa enorme per l’erario. Stupefacente, nessun atto amministrativo illecito e neanche errato.
E poi il cuore di tutto e uno dei motivi fondamentali dello scioglimento: gli incontri del sindaco con Blandino a casa di questi durante gli arresti domiciliari. Ho qui la nota dei carabinieri del 17 giugno 2008, che testualmente riporta: “Tra i vari personaggi che si sono avvicendati nell’abitazione del Blandino è stato filmato anche l’arrivo del sindaco Carrubba Massimo con cui ha conversato parlando dei vari uffici pubblici comunali che avrebbero dovuto occupare …”. Su questo si sono basate gran parte delle motivazioni dello scioglimento. Peccato che gli stessi carabinieri, in una nota formale in data 8/5/2014, sostengano che “trattasi di un refuso dovuto alla coincidenza tra il nome di battesimo di Carrubba Massimo con quello di Di Mare Massimo”; gli incontri dunque non sono mai avvenuti. Ma non c’erano i filmati? E nei filmati dovrebbe essere difficile confondere i nomi di battesimo. E delle due l’una: o Blandino e Di Mare hanno parlato “dei vari uffici pubblici comunali che avrebbero dovuto occupare” e non avrebbe alcun senso, o, come giura chi ha letto le intercettazioni, hanno parlato di muratura. In questo caso però la nota dei carabinieri era falsa o, diciamo, sbagliata. Perché?
E poi l’altro motivo fondamentale ripetuto più volte nella relazione della Commissione d’accesso: Blandino “ha appoggiato Massimo Carrubba e tentato di formare una propria lista (che si sarebbe dovuta chiamare Diritti e Doveri sempre in sostegno di Carrubba)”. Ma dagli stessi atti, dalle intercettazioni, dalle testimonianze rese da Blandino nei processi e soprattutto dal ricordo di chiunque visse quelle elezioni, la lista Diritti e Doveri stava per apparentarsi con il candidato sindaco ex generale Inzolia e l’accordo, già festeggiato, saltò nella notte e conseguentemente saltò la lista.
E un’altra questione simile, anche se meno rilevante, riguarda Valeria Coco richiamata per questioni legate a suoi stretti sostenitori molto chiacchierati e testualmente descritta come “esponente politico della coalizione di maggioranza dell’ex sindaco Carrubba”, quando tutti sanno che Valeria Coco apparentò la lista Idv con la coalizione di Salmeri e al ballottaggio si schierò pubblicamente con Stella ed è stata una delle più acerrime nemiche del sindaco Carrubba.
E sempre a proposito di errori pacchiani, nella relazione della Commissione d’accesso si legge a pag. 33di “Amato Salvatore, presidente del Consiglio Comunale eletto nella lista Democratici per Massimo Carrubba, già assessore nel 94/98 e nel 98/2003. Per chiunque conosce Augusta, l’ex presidente del Consiglio comunale non è mai stato assessore e tutti sanno che si tratta di un’omonimia con un altro Amato Salvatore che, egli sì, in quegli anni è stato assessore. E non è la sola omonimia. Anche l’imprenditore Giovanni Mignosa viene considerato candidato dalla relazione d’accesso nella lista Marco Stella sindaco e gli si fanno prendere 110 voti, quando invece si tratta di un altro Giovanni Mignosa candidato nel Pdl. E ve ne sono altre di omonimie
E quanti sospetti, al limite della calunnia! Vi faccio un esempio: Fracassa Guido, impiegato comunale “vicino a Carrubba e Petracca, quindi, verosimilmente, anche alla rete mafiosa-imprenditoriale agli stessi strettamente collegata”. Che vuol dire? E’ una condanna fuori da un processo e dalla quale non ci si può neanche difendere. E vi è anche una dipendente comunale citata nella relazione solo perché il cognato era stato consigliere comunale di Forza Italia e il marito esponente del Pdl. Incredibile. Un nome fatto a testimonianza del fatto che vi sono dipendenti comunali che hanno parenti che fanno o hanno fatto politica. Perché, cosa c’è di male? E come potrebbe essere altrimenti in un comune con quasi 300 dipendenti in una città di circa 40.000 abitanti? La relazione d’accesso è segnata da queste incredibili superficialità e mette insieme realtà conosciute, ma non addebitabili all’attività amministrativa, ad accuse così generiche ed evanescenti da apparire cariche, come minimo, di pregiudizio.
Un gruppo di pressione molto potente
Ma una riflessione su cosa è successo ad Augusta occorre farla. Dalle dichiarazioni politiche elettorali sembra che un’ondata di sterco abbia sommerso la città per ragioni legate genericamente a qualche cattivo politico. Ma molti conoscono un aspetto della realtà che sembra non possa essere citata. Da anni il comune era sotto le mire di un gruppo di pressione molto potente capitanato da Pippo Amara, condanna definitiva nel 2007 per reati di minaccia continuata a un corpo amministrativo, decreto penale di condanna nel 2013 per molestie per mezzo del telefono, indagato per usura e truffa, reati archiviati per amnistia o prescrizione. Il figlio Piero era stato condannato nel 2009 per essersi abusivamente introdotto nel sistema informatico protetto dell’Autorità Giudiziaria allo scopo di acquisire informazioni su indagati e relativi titoli di reato.
Questo gruppo di pressione aveva intrapreso una guerra pesantissima contro le amministrazioni comunali, si vantava inoltre di conoscere magistrati e qualcuno di questi magistrati frequentava anche casa Amara e aveva rapporti di amicizia e anche rapporti d’affari con familiari di questi: e, secondo le testimonianze di Blandino gli aveva presentato autorevolissimi magistrati nel siracusano.
Non so se era millantato credito o meno, ma la presenza incombente di Pippo Amara è sempre stata molto forte nella politica augustana.
Cito, sempre da una testimonianza del Blandino: “L’Amara verificava preliminarmente e direttamente se il sindaco fosse disponibile a garantirgli i suoi interessi; in caso contrario prendeva a sbandierare la sua amicizia e i suoi rapporti con la Procura di Siracusa. Inizialmente si poteva pensare che si trattasse di mere vanterie, ma, con il tempo, si è potuto effettivamente constatare come venissero iniziate delle indagini a danno di esponenti politici e amministrativi a lui non accondiscendenti.” Certo, le dichiarazioni di Blandino non possono essere prese per oro colato, ma l’esistenza di un clima di attacco alle amministrazioni da parte del citato gruppo è a conoscenza di tutti. Questa guerra degli Amara contro le amministrazioni ha comunque determinato lo spargimento di veleni che hanno sommerso tutto e che hanno mascariato molte persone perbene.
Io non dico in nessun modo che ci siano attinenze dirette. Anzi non ce ne sono. Ma il piano inclinato dello scontro violento contro l’amministrazione e della continua calunnia ha messo verosimilmente in moto il piano inclinato del pregiudizio, da sempre principale nemico della verità e della giustizia.
La Commissione ha reiterato ciò che ci contestava
Ma chiudiamo questo capitolo e ritorniamo allo scioglimento. Dopo lo scioglimento subentra al Comune una Commissione straordinaria che dovrebbe ripristinare la legalità. La Commissione Straordinaria di Augusta, nominata oltre due anni fa dal Ministero dell’Interno in occasione dello scioglimento del Comune per mafia, ha mantenuto e per alcuni versi incrementato, relativamente alle questioni contestate, molti dei comportamenti che erano stati evidenziati nella relazione prefettizia (e nella relazione della commissione d’indagine per l’accesso agli atti) come motivazioni per portare allo scioglimento del Comune (Nota della redazione della Civetta: pare che la commissione prefettizia, su questo punto e sugli altri che seguono, abbia presentato contro l’on. Piscitello una denuncia per diffamazione).
Se le motivazioni per lo scioglimento del Comune sono state quelle evidenziate nella relazione del prefetto di Siracusa, allora queste motivazioni permangono in gran parte e quindi per paradosso occorrerebbe chiedere oggi di nuovo lo scioglimento del Comune. Analizziamo le questioni una ad una.
GESTIONE RIFIUTI – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 11, recita: “…. a destare preoccupazione sono le gravi problematiche ambientali e la connessa gestione del ciclo dei rifiuti nel territorio di Augusta, da sempre appannaggio dei medesimi soggetti imprenditoriali (mediante “scatole cinesi”)… Il Comune per decenni ha affidato il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani a una delle società di questa vera e propria galassia imprenditoriale, senza gara (ricorrendo a proroghe che si concretano in atti nulli ai sensi dell’art. 57 ultimo comma del decreto legislativo numero 163 del 2006 e successive modifiche ed integrazioni, codice dei contratti pubblici di appalti) e, nonostante, prestazioni giudicate da essa stessa appena sufficienti”.
La Commissione straordinaria ha operato in perfetta continuità con la precedente amministrazione disciolta, affidando da oltre due anni il servizio alla stessa società (ditta Pastorino) con ordinanze dirette senza gara e ricorrendo anch’essa quindi a proroghe che – a dire della relazione del Prefetto – si concreterebbero in atti nulli (l’ultima ordinanza commissariale di proroga concessa è la n. 10 del 23.2.2015). La Commissione straordinaria ha in più concesso alla ditta Pastorino un aumento mensile di circa 52.000 euro a partire dal dicembre del 2013, facendo lievitare il canone mensile per RSU da 445.000 a 497.000 euro circa, determinando un aumento del costo annuo di circa € 624.000 euro.Il dato che suscita meraviglia, ma anche ammirazione per la celerità, è che la richiesta di aggiornamento del canone viene protocollata al Comune di Augusta martedì 17 dicembre 2013 e che la Commissione Straordinaria accoglie tale richiesta di aumento alla vigilia del Natale – nell’arco di appena 6 giorni festivi compresi – con l’ ennesima ordinanza di proroga n. 48 di lunedì 23 dicembre 2013.
A seguito del conferimento dei rifiuti nell’impianto della Sicula Trasporti in territorio di Catania c.da Coda Volpe, la stessa Commissione ha riconosciuto inoltre alla ditta Pastorino costi aggiuntivi sul trasporto in discarica per una media mensile di € 30.000 circa (determina n. 1059 del 2.10.2014). Tutto legittimo, certo, a testimonianza delle difficoltà che vivono gli amministratori pubblici, ma sicuramente la Commissione Straordinaria non può lanciare la prima pietra. A completamento di questa continuità di rapporti, si segnala che – spero rispettando l’ordine cronologico relativo alle partite debitorie – la Commissione ha proceduto al saldo del credito vantato dalla ditta Pastorino per contenziosi sorti negli anni passati e per canoni pregressi ammontante a vari milioni.
Si segnala inoltre che solo nel dicembre 2014 la Commissione Straordinaria ha trasmesso gli atti all’UREGA di Siracusa per l’espletamento della gara per l’affidamento del servizio, anche se gli atti del nuovo appalto erano pronti sin dal giugno 2012.
AFFIDAMENTI DIRETTI A IMPRESE – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 11, recita: “…Gli appalti di lavori… si sono caratterizzati per l’usuale affidamento attraverso l’indizione di gara informale per cottimo fiduciario… Dalle risultanze investigative, è emerso che tutti i titolari delle imprese invitate a partecipare alle gare ufficiose erano direttamente o indirettamente vicini a un personaggio di spicco della criminalità organizzata megarese ( BLANDINO).” La Commissione straordinaria ha continuato ad operare con lo strumento del cottimo, invitando molte delle stesse ditte ritenute nella relazione vicine ad esponenti della criminalità organizzata. Nel corso della sua gestione, la Commissione Straordinaria non solo ha invitato ma addirittura ha affidato direttamente lavori a ditte ritenute dalla commissione d’accesso nella propria relazione (pag.202) contigue.
GESTIONE FONDI POST TERREMOTO ‘90 RICOSTRUZIONE – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, nelle pagg. 9/10, recita:“…Anche in questo delicato settore la commissione ha evidenziato molteplicianomalie nelle pratiche esaminate… Gli accertamenti di ordine amministrativo eseguiti dalla Commissione hanno fornito prova che i criteri e le modalità di conduzione dell’ufficio ricostruzione siano stati strumentali agli illeciti interessi dell’organizzazione mafiosa facente capo al Blandino….” La Commissione Straordinaria ha rilasciato il 27 maggio 2014 il buono contributo n.949 a una signora pluripregiudicata e pluricondannata per reati di mafia, moglie di un boss assassinato nel 1989.Sicuramente tutto si è svolto secondo i crismi della legittimità, ma non oso pensare a cosa sarebbe successo se un atto del genere lo avesse fatto l’amministrazione precedente.
PIANO REGOLATORE GENERALE CONCESSIONI EDILIZIE – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 4, recita:“Con riguardo ai profili di tipo urbanistico edilizio, va innanzitutto rilevato che… i piani di lottizzazione non sono stati valutati con i giusti criteri ispiratori del PRG… facendo prevalere interessi privati in particolare riconducibili a persone vicine ad organizzazioni malavitose.” Per capire il senso della pesante affermazione occorre leggere la relazione d’accesso che riferisce di un singolo caso relativo a un Piano di lottizzazione, quello di una famiglia ritenuta sommariamente contigua ad ambienti malavitosi.
Va evidenziato, comunque, che nel corso di oltre 2 anni di regime commissariale, l’ufficio urbanistica ha continuato a rilasciare concessioni edilizie per centri sportivi e per numerosi appartamenti a vari componenti della suddetta famiglia e a un altro imprenditore, anche esso ritenuto nella relazione d’accesso contiguo ad ambienti criminali.
MANCATA FRUIZIONE BENE CONFISCATO – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, nelle pagg. 11/12, recita: “Con riguardo alla gestione dei beni confiscati va segnalata la seguente circostanza. In data 22 gennaio 2009, l’Agenzia del Demanio ha consegnato al Comune di Augusta un appezzamento di terreno con pozzi d’acqua e rudere di fabbricato rurale, proprietà di un imprenditore sin dagli anni ‘90 vicino all’organizzazione “Cosa Nostra” e, nello specifico, alla “famiglia Santapaola”; la mancata utilizzazione del bene è sintomatica della ritrosia dell’Amministrazione comunale di porre in essere una delle azioni di legalità concrete tra le più significative, in quanto volta a restituire alla collettività un patrimonio illecitamente sottratto alla libera fruizione della stessa dalla criminalità organizzata.”
L’Amministrazione comunale disciolta aveva redatto un progetto preliminare, inserito nel Piano triennale delle opere pubbliche 2009/2011, mirato alla libera fruizione dei cittadini e in particolare per consentire l’accesso al mare a disabili (e, parallelamente, aveva cercato di reperire le rilevanti somme necessarie per la realizzazione dell’intervento pari a 5 milioni e mezzo di euro). La Commissione Straordinaria non ha fatto alcun passo avanti in oltre due anni e non è riuscita quindi a rendere fruibile il bene; ha semplicemente riproposto nel piano triennale delle opere pubbliche lo stesso progetto preliminare redatto a suo tempo dalla amministrazione disciolta. Ancora oggi il bene è assolutamente inutilizzato!
Questo non credo testimoni la “ritrosia” della Commissione, ma soltanto le difficoltà di qualsiasi amministratore al quale lo Stato chiede di operare, anche se lo priva sempre più delle possibilità economiche per farlo.
ABUSIVISMO EDILIZIO E DEMOLIZIONI – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 4, recita:“Sintomatica è la poco incisiva attività posta in essere dal Corpo della Polizia Municipale del Comune che, come ha evidenziato la Commissione ispettiva, ha posto in essere una inefficace azione di contrasto degli illeciti in materia edilizia, ambientale e commerciale… .L’amministrazione comunale, pur avendo nel 2008 siglato con la Procura della repubblica di Siracusa un protocollo d’intesa in materia di demolizione degli immobili realizzati dal 1995 in poi…” non vi avrebbe dato in pratica attuazione. La commissione straordinaria, in oltre 2 anni, non ha provveduto ad eseguire alcuna demolizione di immobili abusivi, nonostante abbia goduto di ingenti risorse economiche e si sia avvalsa di numerose figure professionali esterne.
TRIBUTI E ACQUA PUBBLICA, AFFIDAMENTO ALLA PUBBLISERVIZI – La Commissione d’indagine per l’accesso agli atti ha censurato fortemente, a pag. 242, l’affidamento alla Pubbliservizi del servizio di supporto all’ufficio Tributi per il recupero dell’evasione e per la gestione delle riscossioni effettuato nel 2011 dall’Amministrazione poi disciolta, alludendo a procedure opache. La commissione straordinaria in carica, non solo non ha revocato l’affidamento, ma con determina n. 14 del 28.7.2014 ha ampliato l’oggetto del precedente contratto affidando direttamente alla Pubbliservizi il servizio di riscossione della TA.RI.!
Inoltre nel Dicembre 2014 la Commissione straordinariaha aggiudicato, con verbale di gara del 12.12. 2014, alla suddetta Pubbliservizi il servizio di supporto amministrativo all’Amministrazione comunale per la gestione diretta del servizio idrico, posto che, fallita la SAI 8 e trasferite le competenze ai comuni, bisogna “riorganizzare gli uffici e formare il personale”; il tutto alla modica cifra di 200.000 euro anno.
TRATTAMENTI SANITARI OBBLIGATORI – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 5, recita: “Un esempio di collusioni con associazioni infiltrate è dimostrato dall’affidamento diretto senza gara (nemmeno informale) ad alcune Cooperative sociali del servizio di trasporto dei soggetti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, i cui pagamenti vengono effettuati a presentazione di fattura, cioè sostanzialmente al prezzo stabilito dal fornitore del servizio. Tali cooperative aderiscono al C.E.P.A.S. (Consorzio Enti Pubblica Assistenza Siciliana). Di una di tali cooperative, l’amministratore unico e legale rappresentante è parente di un boss indiscusso del clan mafioso che controlla il territorio megarese.” Gli ispettori si riferiscono a due soli affidamenti urgenti fatti nel 2007 in ore notturne dall’ex comandante VV.UU. e per un piccolo importo (poco più di un centinaio di euro). Il primo di questi due interventi fu affidato alla cooperativa sociale SOCCORSO VERDE, con sede a Carlentini ed avente come amministratore unico e legale rappresentante la moglie del fratello del boss Sebastiano Nardo.
La commissione straordinaria, con determina dirigenziale del V settore n.524 del 23 luglio 2013, ha affidato direttamente il servizio per alcuni interventi di T.S.O alla stessa cooperativa sociale SOCCORSO VERDE liquidando nel contempo a “presentazione fattura” le prestazioni rese.
MAFIA CAPITALE. LA CONVENZIONE CON LA COOPERATIVA “ERICHES 29” DI BUZZI – Nel porto di Augusta sbarcano con cadenza quasi giornaliera da circa due anni centinaia e centinaia di migranti, minori e non. Per un certo periodo la Commissione Straordinaria ha disposto che i minori fossero ospitati in un vecchio e fatiscente plesso scolastico denominato “Scuole Verdi” nel centro storico di Augusta, chiuso da tempo per inagibilità dei locali.
Nell’agosto 2014 si tenne un’iniziativa di “Fratelli d’Italia” e gli onorevoli La Russa ed Alemanno effettuarono una visita nel plesso dove erano ospitati i minori. Alla suddetta visita fece seguito una conferenza stampa. Subito dopo si svolse un incontro presso il Comune di Augusta tra il Commissario Prefetto Librizzi e i suddetti parlamentari. Pochi giorni dopo quell’incontro, il vecchio plesso cd. “Scuole Verdi” venne “chiuso perché non rispettava i minimi criteri di accoglienza previsti dalle norme” ed obiettivamente questa era la realtà.
I minori stranieri non accompagnati vengono “dirottati” nel centro “La Zagara” sito nel vicino comune di Melilli. Successivamente la Commissione Straordinaria del Comune di Augusta, con delibera n.153 dell’1.12.2014, stipula una convenzione con tale struttura gestita dalla coop. ERICHES 29 del gruppo romano “29 GIUGNO” con un forte aggravio di costi, in quanto si passa da un retta giornaliera procapite di 20 euro a 45 euro per circa 300 migranti! A proposito di questo centro e solo perché ne accenniamo, pur non avendo alcuna attinenza con ciò di cui stiamo parlando, mi hanno colpito le intercettazioni di Mafia Capitale nelle quali si apprende che Luca Odovaine, proprio negli stessi giorni, “fa presente” al suo interlocutore al Ministero degli Interni della gestione dell’emergenza immigrati la disponibilità di una struttura a Melilli e “suggerisce” di inviarvi “..200…300.. migranti”
MANCATA DICHIARAZIONE DI DISSESTO FINANZIARIO – La relazione del Prefetto di Siracusa allegata al decreto di scioglimento, a pag. 12, recita:“Peculiare dell’ente è il generale stato d’insolvenza… La crisi di liquidità è direttamente connessa al mancato introito di poste attive (…) ammontanti complessivamente ad € 11.017.023,48 – concernenti i ruoli emessi per diverse tipologie di tributi (tarsu, idrico, ici, icp, pubblicità, tosap, affissioni,) il cui accertamento in entrata deriva dal mancato riversamento nelle casse comunali per gli anni di competenza delle relative somme sia da parte della Società Tributi Italia s.p.a., sia della Serit Sicilia S.p.A… La situazione debitoria dell’Ente complessivamente considerata… ne prefigura l’effettiva condizione di dissesto”. E’ singolare che la relazione non abbia inteso fare alcun riferimento alla dimensione nazionale della vicenda nella quale il Comune di Augusta, al pari di centinaia di comuni italiani, sia stato vittima di una truffa per milioni di euro da parte delle società di riscossione indicate.
Ma la cosa davvero grave e sintomatica è che la Commissione straordinaria, nonostante le reiterate affermazioni sull’effettivo dissesto finanziario nel quale verserebbe l’ente, a distanza di 30 mesi dalle dimissioni del Sindaco non lo abbia affatto dichiarato. Anzi ha preferito presentare un piano di riequilibrio che di recente è stato bocciato dalla Corte dei Conti. Ricordo che non dichiarare il dissesto può configurare un reato penale, come di recente è successo a Messina per un ex sindaco, il consiglio comunale e i revisori dei conti.
Le domande sono tante: perché i commissari straordinari non hanno, al momento dell’insediamento, dichiarato il dissesto? Perché hanno preferito chiedere immediatamente, ai sensi del D.L. n. 35/2013, un mutuo di oltre 15 milioni di euro alla cassa depositi e prestiti utilizzandoli per ripianare debiti e risolvere contenziosi? Quali debiti sono stati pagati e secondo quale criterio? Agli oltre 15 milioni bisogna sommare i circa 5 milioni richiesti ed ottenuti dal fondo disponibile per i comuni sciolti per mafia (anche questi un giorno andranno restituiti). La commissione straordinaria ha quindi potuto disporre, appena insediata, di oltre 20 milioni cash. Probabilmente è per questa ragione che non ha dichiarato il dissesto. Se lo avesse fatto, la gestione economica dell’ente, delle ingenti risorse disponibili e i piani di pagamento delle partite debitorie sarebbero stati di competenza di altri commissari inviati dal governo centrale, come prevede la norma degli enti in dissesto.
Campagna elettorale piena di vigliaccheria
Vado a concludere. Adesso siamo in piena campagna elettorale dove tutti i 30 consiglieri potranno ricandidarsi. E allora non si capisce ancora di più cosa è successo e perché. E tutti i candidati in pectore a sindaco dicono che Augusta deve riscattarsi, ma nessuno dice da cosa, nessuno cita fatti concreti. Tutti si riempiono la bocca della frase “vergogne del passato” ma nessuno osa fare nomi. Lo stesso PD, che dovrebbe o rinnegare esplicitamente il suo ex sindaco o ribellarsi contro una lettura dei fatti tendenziosa, vive nel terrore del passato e non cita neppure il nome di Carrubba. E’ una campagna elettorale caratterizzata da vigliaccheria, Augusta merita di meglio, e soprattutto merita candidati senza macchie. Invece due candidati, secondo la relazione d’accesso, hanno incontrato Blandino durante i suoi arresti domiciliari (e uno di questi potrebbe essere persino rappresentante del partito del Presidente della Regione), un altro di questi è considerato nella citata relazione motivo non marginale per lo scioglimento in quanto potrebbe ricandidarsi e “le indagini hanno documentato diverse frequentazioni con Blandino Fabrizio e Ortisi Sergio.” E poi si fa un elenco di alcuni suoi non illustri sostenitori.
Un altro candidato è stato il referente per anni del politico votato dalla mafia nel 2001 e non lo ha ancora rinnegato, un altro ancora ha a fianco come sponsor un politico che frequentava gruppi malavitosi. E tutti insieme parlano delle vergogne del passato e non citano mai i fatti.
Certo ci sono anche persone pulite e rispettabili. Queste persone spero abbiano il coraggio di non avere sponsor impresentabili e abbiano voglia di verità e giustizia, e soprattutto voglia di non mettere nello stesso calderone gli onesti e i banditi
Penso di poter concludere un incontro che per me è stato importante. Ho difeso l’ex sindaco? No. E’ stato un mio amico e continua ad esserlo. Ma lui deve difendersi da solo nelle aule di giustizia e sono certo che lo stia facendo. Ho difeso il suo partito e i suoi assessori? No di certo. Dal suo partito mi sento distante e ad Augusta credo che non abbia avuto alcun coraggio e che continui a tentare di fischiettare e gli ex assessori quasi tutti non hanno mai neanche saputo rivendicare il loro operato che in molti casi, non in tutti, era un operato da galantuomini.
L’ho fatto prima di tutto per difendere Augusta e il suo onore, da ex cittadino che ama questa città. Chiudo auspicando che nella società civile si determini un movimento che chieda a gran voce la pubblicazione della relazione della Commissione d’accesso, che chieda di accelerare i processi e che, al di là di questi, sappia difendere l’onore della città di Augusta come ad esempio hanno fatto per Scicli in questi giorni i suoi cittadini più prestigiosi, con il giudice Santiapichi in testa. Per conto mio ho l’orgoglio di aver provato a farlo.

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