Contenitori del Comune per oli usati, a Targia e nel Porto per i diportisti

Protocollo d’intesa tra la Viscolube e le amministrazioni di Siracusa, Floridia, Avola e Ferla. La raccolta e lo stoccaggio avviene tramite concessionari autorizzati. Dopo la rigenerazione, da 100 kg di oli usati si possono ottenere 65 kg di olio base e 20 di gasolio e bitume

Che Siracusa stia facendo grossi passi avanti verso la sostenibilità, la raccolta differenziata e, soprattutto, verso la direzione di mettersi al passo di altre città italiane già culturalmente “ambientali”, è stato confermato con il protocollo di intesa, firmato alcuni giorni fa, tra laViscolube, azienda che rigenera l’olio usato, e il Comune di Siracusa, alla presenza del delegato Anci per l’energia e i rifiuti. Questo protocollo, frutto del lavoro dell’esperta alle politiche ambientali del comune di Siracusa, Emma Schembari, e dell’assessore all’ambiente, Pierpaolo Coppa, riguarda la promozione dell’utilizzo degli oli lubrificanti a basi rigenerate nell’ambito degli acquisti pubblici. In base a questo accordo, il comune di Siracusa (ma, in verità, anche i comuni di Floridia, Avola, Ferla che hanno sottoscritto) si è impegnato a promuovere la cultura dell’utilizzo di questo tipo di oli, oli lubrificanti a base rigenerante, e a condividere e diffondere la comunicazione sull’uso.  

Il protocollo è stato firmato in un incontro pubblico a cui hanno partecipato i rappresentanti dei comuni interessati, dell’Anci, della Viscolube e del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) che si occupa della filiera della raccolta e rigenerazione dell’olio esausto. Durante l’incontro, è stato annunciato, inoltre, che sarà donato al Comune di Siracusa da parte del Consorzio COOU un contenitore per gli oli usati da sistemare nel nuovo centro comunale di raccolta sito in contrada Targia. E’ in programma l’installazione di un ulteriore contenitore nell’area del porto di Siracusa (a servizio dei diportisti e proprietari di barche) ma, in questo caso, bisogna attendere l’espletamento delle pratiche burocratiche che sono più restrittive perché l’olio usato è considerato un rifiuto pericoloso.

Cerchiamo di comprendere meglio quali siano state le premesse che hanno portato alla firma di un protocollo di intesa su questo argomento. Secondo la Direttiva Europea 98/2008/CE la gerarchia dei rifiuti (prevenzione, riutilizzo, recupero materia, recupero energia, smaltimento) prevede lo step del recupero di materia, attraverso la raccolta differenziata, per far diventare i rifiuti nuovamente risorse. Tutto ciò mette in moto un sistema economico circolare, che si contrappone a quello lineare che non prevede il riciclo dei rifiuti. Le pubbliche amministrazioni possono contribuire all’economia circolare sia utilizzando idonei sistemi di raccolta sia favorendo il mercato dei prodotti rigenerati e riciclati. In questo secondo caso, si parla di “acquisti verdi” o “Green Public Procurement (GPP)”, cioè acquisti che favoriscono uno sviluppo sostenibile ed incoraggiano la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale.

La Pubblica Amministrazione, quindi, attraverso gli “acquisti verdi” si muove nel solco di una politica ambientale che favorisce lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale. Gli oli lubrificanti con basi rigenerate rappresentano un segmento di prodotti che l’amministrazione pubblica può acquistare in quanto essi sono a un basso impatto ambientale in termini di particelle sottili, di emissione di CO2, di emissione di sostanze cancerogene.

Il comune, attraverso la stipula di questo protocollo, raggiunge obiettivi fondamentali quali quello della riduzione degli impatti ambientali, dello stimolo all’innovazione, del miglioramento dell’immagine della pubblica amministrazione, della diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili, dell’integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le politiche dell’ente.

Come avviene la rigenerazione degli oli usati e qual è la situazione dell’Italia in questo settore?  Tutti i motori e i macchinari industriali devono essere lubrificati e, per questo utilizzo, l’olio si consuma e subisce trasformazioni chimico-fisiche che richiedono una sua sostituzione. La raccolta e lo stoccaggio degli oli usati avviene tramite concessionari autorizzati dal COOU. L’olio usato è a questo punto destinato alla rigenerazione (ci sono 4 raffinerie in Italia, due, le più grosse, gestite da Viscolube, a Milano e a Frosinone) e in alternativa, nel caso in cui le analisi non siano favorevoli, alla combustione o alla termodistruzione.

Le raffinerie dell’olio usato producono basi lubrificanti con caratteristiche qualitative simili a quelle delle basi derivanti direttamente dalla lavorazione del greggio. La rigenerazione avviene in diverse fasi: nella prima, dall’olio usato viene eliminata l’acqua e i composti più leggeri; nella seconda, si effettua una separazione delle diverse frazioni attraverso una colonna di distillazione; nell’ultima fase, si effettua una idrogenazione catalitica, ottenendo, in questo modo, basi lubrificanti che vengono addizionate agli oli minerali messi in vendita.

La rigenerazione ha un alto rendimento: da 100 kg di olio usato si possono ottenere circa 65 kg di olio base rigenerato e 20/25 kg di gasolio e bitume, consentendo così un risparmio significativo sulla bolletta energetica. Ciò significa che si riottiene quasi il 90% del rifiuto (accade solo per il rifiuto olio). Nel 2014, l’Italia è stata quarta in Europa per il consumo di lubrificanti ma anche per la raccolta di oli usati. E’ risultata prima nel rapporto tra la quantità di oli raccolti e quelli venduti (44%) e tra la quantità di oli raccolti e quelli raccoglibili (95%). E’ seconda in Europa per l’olio usato inviato a rigenerazione (oltre il 90%). Quindi in questo settore l’Italia è sicuramente prima in tutta l’Europa.

Da ora in poi, con la firma del protocollo di Intesa, la conoscenza dei processi che stanno alla base della produzione di basi rigenerate dagli oli usati diventa fondamentale anche per i tecnici e gli amministratori del Comune di Siracusa.

 

 

 

 

 

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