“Per il punto nascita portare a 2000 il numero di parti l’anno”

Roberto De Benedictis: “Dotando queste strutture dirianimazione o almeno di terapia intensiva neonatale. Altrimenti si continuerà a morire o a sperare nel 118, un sistema indifendibile, una piaga siciliana”

“Almeno davanti alla morte di un neonato si vorrebbero ascoltare parole meno sciocche di quelle pronunciate dal ministro Lorenzin o da Crocetta” aveva scritto su facebook Roberto De Benedictis che all’Ars, nella scorsa legislatura, è stato componente della commissione sanità, all’indomani della morte di Nicole, la neonata morta in ambulanza mentre si cercava per lei un posto dove ricoverarla per problemi respiratori.

“Se c’è un motivo per cui la Borsellino si sarebbe dovuta dimettere è per protesta contro Crocetta, i sindaci e le forze politiche tutte (PD compreso) che hanno voluto annacquare la riforma dei punti nascita, che l’assessore aveva presentato nel 2012, pur di mantenere aperte strutture insicure che invece andavano chiuse” sostiene l’ex deputato.

D’accordo con lui il dottor Giuseppe Dolce, forte di un’esperienza più che quarantennale, come pediatra ospedaliero e direttore, negli ultimi tre lustri, di un reparto di pediatria e neonatologia. “Il rischio clinico in sala parto (e troppo spesso anche in sala operatoria per le alte percentuali di cesarei ‘a scopo difensivo’) non è eliminabile del tutto, semmai  solo ridotto al minimo”.

Vale quindi, nonostante la levata di scudi contro l’assessore regionale, la proposta di chiudere i punti nascita sotto i 1000 nati all’anno, ridistribuire meglio – secondo il dottor Dolce – le unità di terapia intensiva neonatale (UTIN), dal momento che in alcuni territori non ce n’è nessuna, e attivare il sistema di trasporto per le emergenze neonatali (lo STEN).

Ancora più drastico De Benedictis: “Come dice l’OMS – occorre portare a 1.500 o 2.000 il numero minimo di parti annui affinché si possa partorire in sicurezza (1.000 è il minimo e, come si è visto, non basta!) e in questo modo imporre che quel punto nascita abbia la rianimazione o almeno la terapia intensiva neonatale. Altrimenti si continuerà a morire o a sperare nel 118, un sistema indifendibile, una piaga siciliana, per correre verso l’ospedale più vicino per rimediare a ciò che si doveva evitare in partenza. È la stessa storia dei piccoli ospedali: chi li difende, per questo arrivando a inventarsi la scemenza degli “Ospedali Riuniti”, opera contro la vita, demagogicamente e populisticamente, pur di raccattare voti o mantenere posizioni di comodo personali”.

E così si sta muovendo l’assessore Borsellino tagliando intanto i reparti con meno di 500 parti all’anno con un’ordinanza che impone ai manager delle aziende provinciali e agli ospedali di mantenere solo il presidio ostetrico ginecologico attivo 24 ore su 24 e di potenziare gli altri punti nascita destinati ad accogliere le nuove domande.

 

 

 

 

 

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