Gli augustani da anni pagano nelle bollette il depuratore che non c’è

Il Capo della Procura, due mesi fa dichiarava: “Abbiamo aperto un fascicolo affidato al sostituto Tommaso Pagano che sta raccogliendo documenti per ricostruire la vicenda, molto complessa”. Stefano Munafò (Uil): “Colpa di una politica che non ha mai fatto passi avanti in questo senso”

I fondi Cipe disponibili rischiano di andare perduti: ricordiamo che la delibera Cipe 60/2012 impegnava 1,6 miliardi per le regioni del Sud con un totale di 183 interventi (depuratori, collettori, reti fognarie). A oggi nessuna opera si è conclusa e la Sicilia su 96 opere programmate per 1.096 miliardi è riuscita a non impegnare nulla.

La vicenda augustana è sintomatica: presso l’Ato idrico di Siracusa sono presenti, da tempo, i progetti per la depurazione della città e, nonostante i ripetuti solleciti per completare l’iter progettuale che permetterebbe il completamento degli impianti e l’immissione delle acque reflue al depuratore consortile Ias, nulla si muove. Eppure il miscelamento delle acque civili con quelle industriali migliorerebbe la depurazione e allevierebbe il drammatico problema dell’inquinamento della zona.

Da circa trent’anni si parla della depurazione delle acque reflue della città di Augusta, ma nulla avviene se non costruire, sommando scarichi a scarichi. Oltre al danno la beffa: chi paga le bollette dell’acqua (una minoranza) paga anche il servizio di depurazione che non c’é. Il gestore, che è fallito, e il Comune da anni continuano a incassare denaro per un servizio inesistente.

Da oltre due anni, poi, la politica è stata azzerata; con l’arrivo dei Commissari si sperava di riportare in primo piano la questione ma, nonostante gli sforzi e l’impegno, la triade di commissari non è riuscita a smuovere nulla.

novembre 2014 c’è stato l’intervento della Procura. Il Procuratore Francesco Paolo Giordano intervistato da Augustaonline.it ha dichiarato: “Abbiamo aperto un fascicolo sulla mancata depurazione delle acque reflue di Augusta affidato al sostituto Tommaso Pagano che sta raccogliendo documenti per ricostruire la vicenda, molto complessa. Sono già stati ascoltate alcune persone e dirigenti di enti. Le ipotesi di reato cui stiamo lavorando sono due. La prima riguarda la mancata realizzazione di un sistema di depurazione delle acque reflue che è previsto dalla normativa europea e che è causa di conseguenti procedimenti sanzionatori che immancabilmente andranno a colpire le regioni inadempienti, misure che inevitabilmente ricadranno sui cittadini. La seconda ipotesi riguarda il continuo versamento in mare di liquami e acque reflue non trattate che, inevitabilmente, sono conseguenza di grave deterioramento del mare“.

E’ giunto il momento di definire le responsabilità di chi costringerà il nostro paese a pagare le sanzioni milionarie che l’Europa imporrà per la mancata depurazione nonché le responsabilità di chi ha consentito di perpetuare quella che, di fatto, si potrebbe configurare come una truffa ai danni dei cittadini che pagano per una depurazione inesistente. Siamo davanti ad una insopportabile inefficienza amministrativa che si è sviluppata attraverso una classe politica incapace e una regione Sicilia che, per anni, si è affidata a un commissario/esperto rifiuti-gestione delle acque che non riesce a sbloccare la situazione.

Anche Stefano Munafò, segretario territoriale della Uil, si chiede: “Perché ancora ritardi ad Augusta? Ad Avola il depuratore è diventato realtà dopo 37 anni di attesa. Ad Augusta il problema della depurazione rimane e sembra non trovare sbocchi a breve”. Un passo avanti, per limitare i fenomeni dell’inquinamento a mare, è stato fatto nella seconda città più grande della provincia, mentre ad Augusta, che è la prima, permane una certa arretratezza nonostante i numerosi esposti e le tante denunce presentate nel corso degli anni. Ad Augusta si rimane indietro anni luce e Munafò prosegue denunciando: “Colpa di una politica che non ha mai fatto passi avanti in questo senso, ma colpevoli anche i Prefetti che per due anni hanno amministrato il Comune, e che sono rimasti imbrigliati in un meccanismo burocratico che non si riesce ad abbattere, una sorta di muro di gomma invisibile”

La mancata depurazione costerà alla Sicilia, complessivamente, la somma più alta in Italia: 185 milioni di euro a causa della mancanza di progetti esecutivi. Chi pagherà? Avremo finalmente la possibilità di individuare responsabili certi e definiti?

Nelle tante vicende che coinvolgono la città ad oggi nessuna certezza né chiarezza… E intanto dilaga il qualunquismo e il chiacchiericcio senza freni sui social, lacerando sempre di più il “tessuto connettivo” della civile convivenza.

 

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