( foto da archivi Internet)
Il processo, avviato dal pm Maurizio Musco si chiuse per prescrizione dei reati. Secondo la tesi accusatoria, la direzione della Ved, a causa dell’alto costo dello smaltimento dei residui di lavorazione delle resine, avrebbe scavato all’interno dell’azienda una discarica abusiva dall’incalcolabile potenziale inquinante
Aria nuova in Procura?
Hanno fatto la loro comparsa alla Ved Prestigiacomo gli escavatori voluti dalla Procura di Siracusa. Dirette dalla dr.ssa Bonfiglio, e sotto l’impulso del Procuratore Capo dr. Giordano, sono infatti iniziate ieri mattina le ispezioni sotterranee negli impianti della Ved, l’azienda Prestigiacomo di Cava Sorciaro a Priolo. Presenti, assieme al nucleo della Procura, gli esperti dell’Arpa.
Dopo quindici anni dall’avvio delle prime indagini, finalmente la Procura di Siracusa imprime una nuova accelerazione all’inchiesta infinita sull’accusa di disastro ambientale relativa al presunto interramento di silos da 10 tonnellate, contenenti resina catalizzata, diluenti e scarti di lavorazione. Secondo i testimoni oculari, prima del 2000 la Ved conferiva ad un autotrasportatore di Priolo, tale Lombardo, il trasferimento dei residui della lavorazione delle resine. Gli accusatori della Ved sostengono che gli alti costi del trasferimento degli inquinanti avrebbero indotto allo smaltimento illegale nel vallone della neve, un canyon al confine dell’area Ved, che degrada verso il mare. I pastori tortoriciani accusarono allora Prestigiacomo per la moria di capi di bestiame che in quella zona venivano condotti al pascolo. A questo punto, sempre secondo la tesi accusatoria, la direzione Ved avrebbe scelto la strada più economica ma devastante, scavare all’interno dell’azienda una discarica abusiva dall’incalcolabile potenziale inquinante.
Nel 2008, con l’allora sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Musco e dopo svariate udienze e decine di deposizioni di testimoni oculari, il processo si chiude per prescrizione dei reati. Oggi, a distanza di quindici anni, si riprende un’inchiesta che, se confermasse le dichiarazioni testimoniali, svelerebbe uno degli ennesimi misfatti contro l’ambiente. Parafrasando la storiella del calzolaio con le scarpe rotte, potremmo concludere che avevamo un ministro dell’Ambiente accusato con la sua famiglia di disastro ambientale.

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