Augusta. Costato cinque milioni di euro e lasciato senza sorveglianza, i fabbricati sono stati depredati di tutto ciò che è commerciabile. Rimane l’ennesima occasione mancata di valorizzazione del territorio
È costato oltre cinque milioni di euro e avrebbe dovuto rappresentare un polmone ecologico e culturale, per la sua posizione lungo l’ansa che il fiume Mulinello percorre nel tratto finale fino alla foce nel porto di Augusta, un elemento di discontinuità tra il porto commerciale, il petrolchimico e l’area industriale e l’abitato. Per questo era stato inserito, su proposta di Legambiente, nel Piano di Risanamento Ambientale dell’Area a rischio Augusta-Priolo-Melilli, perché diventasse un polo di attrazione turistica per la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali che si trovano all’interno dell’area.
A due anni dalla fine dei lavori, il “Parco suburbano zona fiume Mulinello”, realizzato con un finanziamento nell’ambito del POR Sicilia 2000/2006, rischia invece di rappresentare l’ennesima occasione mancata di valorizzazione di un territorio ricco di risorse. Avrebbe dovuto rappresentare una tappa di un ideale itinerario turistico-culturale che collega gli altri elementi di pregio ambientale e culturale del territorio, dal parco dell’Hangar all’antica città di Megara Hyblaea, alla stessa città di Augusta con il suo Castello Svevo, i forti Garcia e Vittoria e le saline.
Il parco, a cui si accede percorrendo la vecchia strada statale per Augusta, nel tratto tra il porto commerciale e Punta Cugno, comprende un’area di circa 500 ettari lungo il Mulinello, dalla SS114 fino alla foce, all’interno della quale sitrovano antiche masserie e siti archeologici, come il villaggio neolitico e le tombe della cultura thapsos, che risalgono all’età del bronzo medio, scavate nella roccia lungo i fianchi della collina e la vasta catacomba che risale al quarto secolo d. C..
Nell’estremità nord, che sovrasta il resto dell’area e da cui si può godere il panorama sul porto e sul Mulinello, è stato realizzato l’Anfiteatro dell’Ipogeo, destinato a ospitare rappresentazioni teatrali e culturali, con adiacente un edificio con i locali spogliatoio per gli attori, un bar con patio, i servizi igienici, un locale adibito a biglietteria e i locali per gli uffici amministrativi. Sono state realizzate anche opere di valorizzazione del paesaggio agrario (le colture tipiche, agrumeti, mandorleti, uliveti) che è stato integrato con le strutture esistenti e le catacombe sottostanti la masseria Mulinello, con una ricca rete di sentieri.
Le masserie presenti all’interno dell’area sono state recuperate per poter essere utilizzate per la ricezione turistica o per attività legate alla bellezza, alla salute e alla didattica. La Masseria ‘Porta del Parco’ è stata trasformata in un punto per informazione sulle strutture e le attività del Parco, mentre la Masseria Mulinello, con i suoi due spazi espositivi e l’ampio baglio esterno e un piccolo spazio commerciale, dovrebbe costituire il luogo di raccolta e aggregazione dei visitatori.
Ma a dispetto delle intenzioni e degli auspici che ne hanno ispirato la realizzazione, il parco è già in uno stato di degrado sconfortante. Le aree piantumate, abbandonate al loro destino, sono state riconquistate dalla vegetazione spontanea, i fabbricati sono oggetto di ripetuti raid di vandali che hanno portato via quadri elettrici, condutture, sanitari, infissi e ogni altro bene commerciabile. Nei fatti, il parco rappresenta oggi l’ennesimo monumento all’incuria che testimonia l’impotenza delle amministrazioni nel gestire opere di questo tipo.
Ma al di là del rimpallo di responsabilità tra amministratori, vicende come questa impongono una riflessione serena e lucida. Troppo spesso il ‘business plan’, il documento che sintetizza i contenuti e le caratteristiche del progetto, con particolare riferimento al possibile utilizzo e agli aspetti economici e finanziari, si rivela eccessivamente ottimistico e ci si concentra troppo sulla realizzazione dell’opera e non abbastanza sulla sua gestione, una volta ultimata, quando i nodi giungono inevitabilmente al pettine.
L’amministrazione comunale di Augusta aveva provato ad affrontare la questione partendo dall’evidenza che, in tempi di riduzione della spesa pubblica, non è possibile trovare nei bilanci comunali i fondi necessari per la custodia e la manutenzione dell’area, e che è illusorio immaginare che la gestione possa fornire entrate tali da coprire il costo annuo, stimato in almeno 120 mila euro. Non è ragionevole pensare che qualunque associazione o imprenditore possa assumere la gestione del parco senza l’intervento di risorse economiche dall’esterno, pubbliche o private che siano.
L’ipotesi a cui l’amministrazione stava lavorando era quella di promuovere un consorzio di scopo tra una o più associazioni, con esperienza nella gestione di parchi e riserve e di beni storici e culturali: il Comune, in quanto proprietario dell’area, e un gruppo di aziende dell’area industriale che avrebbero sostenuto il costo. Erano anche stati avviati alcuni contatti informali con esponenti di Assindustria Siracusa, per verificare la praticabilità dell’ipotesi. Poi le note vicende che hanno travolto il Comune di Augusta hanno interrotto sul nascere l’iniziativa. Nel febbraio del 2013 era stato pubblicato un Avviso Esplorativo per manifestazione di interesse per la gestione del parco, al quale avevano comunque risposto alcune associazioni, ma la procedura fu poi revocata dalla commissione straordinaria che nel frattempo si era insediata al Comune, per problemi amministrativi.
Si valuta l’ipotesi che della gestione possa farsi carico direttamente il Corpo Forestale della Regione Siciliana, ma ad oggi il parco resta abbandonato e all’orizzonte non si intravvede una soluzione.
Enzo Parisi, di Legambiente Sicilia, ricorda come il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale relativo alla realizzazione della banchina containers del porto commerciale, appaltata dall’Autorità Portuale di Augusta e i cui lavori sono già iniziati, prescrive che il 2% dell’importo dell’opera (circa 42 mln di euro, pertanto il 2% è pari a 840.000 euro) fosse messo a disposizione della Regione Siciliana, prima dell’avvio dei lavori, per misure di compensazione da attuare nel SIC Saline di Augusta e nell’area del Fiume Mulinello. Perché, si chiede Parisi, non destinare proprio questa somma alla gestione del Parco?
Ottenere comunque finanziamenti per progetti, anche di valore, di opere di cui non si può garantire la cura e la gestione nel medio e lungo termine non è un buon investimento per la comunità. Al di là delle migliori intenzioni, senza un piano di vera sostenibilità delle aree pubbliche, c’è il rischio che piuttosto che risorsa diventino ulteriore elemento di frustrazione per le comunità.

Commenti recenti