OSSIGENO per l’informazione

Osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti. Con il sostegno di: OdG nazionale, OdG di Abruzzo, Lazio, Lombardia, Molise, Puglia e Sicilia, AST, ASR, INPGI

SIRACUSA. L’APOLOGO DELLA “CIVETTA” DICIOTTO QUERELE ARCHIVIATE DOPO TRE ANNI

Diritto di cronaca. Il GIP di Messina sottolinea che il giornale ha anticipato “ispezioni ministeriali e  procedimenti disciplinari nei confronti di taluni magistrati”

Diritto di cronaca. Il GIP di Messina sottolinea che il giornale ha anticipato “ispezioni ministeriali e procedimenti disciplinari nei confronti di taluni magistrati”

Hanno esercitato correttamente il diritto di cronaca, fra l’altro, segnalando ai lettori questioni “strettamente connesse a quelle che hanno determinato l’avvio di ispezioni ministeriali e di procedimenti disciplinari nei confronti di taluni magistrati”. Con questa motivazione il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Messina, Daniela Urbani, ha archiviato, il procedimento penale avviato nei confronti dei giornalisti Franco Oddo e Marina Di Michele, direttore e vicedirettore del periodico La Civetta di Minerva di Siracusa, accusati di diffamazione a mezzo stampa da diciotto querelanti e assistiti dagli avvocati Glauco Reale del foro di Siracusa e Fabio Repici del foro di Messina.

Magistrati, avvocati e imprenditori si erano rivolti alla magistratura affermando che la loro reputazione era stata offesa dall’inchiesta giornalistica pubblicata dalla Civetta il 2 dicembre 2011. Il pubblico ministero Franco Monaco si era già pronunciato mesi fa a favore dell’archiviazione.

La vicenda giudiziaria si è dunque conclusa con la vittoria dei giornalisti, che sono stati prosciolti con una motivazione che rende onore alla loro professionalità e alla funzione sociale del giornalismo, di “cane da guardia” dei comportamenti del potere. È una buona notizia che ci permette di chiudere in bellezza un anno di brutte notizie. Ma l’andamento di questo processo ci dice anche quanto le nostre leggi sulla diffamazione a mezzo stampa siano assurde, farraginose e punitive nei confronti dei giornalisti. Non a caso queste norme sono state criticate in tutti i modi possibili dalle istituzioni europee e dalle Nazioni Unite ed è inspiegabile che non si riesca ancora ad aggiornarle come si dovrebbe.

Una legislazione corretta, rispettosa della funzione sociale della stampa, del ruolo che svolge l’informazione per consentire ai cittadini di partecipare alla vita pubblica, avrebbe archiviato queste querele in tre giorni, non in tre anni. Avrebbe censurato e sanzionato chi pretestuosamente, forzando i fatti, non adottando la prudenza che ogni cittadino deve avere, ha chiesto l’intervento della magistratura e ha fatto girare a vuoto per tre anni la macchina della giustizia, infliggendo l’onere di difendersi (un onere che è economico e di sofferenza umana) a chi aveva fatto un lavoro di cronaca e di documentazione non soltanto corretto ma esemplare.

Nell’Italia di Pinocchio, chi denunciava un furto finiva in gattabuia. Un secolo e mezzo dopo, nella nostra Italia, chi denuncia uno scandalo corre ancora lo stesso rischio, e non in via astratta. Per fortuna ci sono giornalisti come Franco Oddo e Marina De Michele che pur di fare informazione liberamente corrono questo rischio, creano un loro giornale e lo finanziano con i loro risparmi e a conclusione di questa faticosa battaglia dicono: “Siamo solo dei pazzi innamorati di un giornalismo fondato sui valori di legalità e questo ci appaga e ci dà la forza di continuare”.

Questo processo ai due giornalisti della Civetta non sarebbe dovuto mai iniziare e certamente non sarebbe dovuto durare tre anni, se le leggi e le procedure giudiziarie fossero corrette. C’è da sperare che la vicenda faccia riflettere i parlamentari che ancora esitano a introdurre i necessari adeguamenti nella proposta di legge sulla diffamazione che si trascina da due anni nelle aule parlamentari senza centrare l’obiettivo.

L’inchiesta della Civetta aveva descritto con dati di fatto un gruppo di interesse ramificato fin dentro la Procura della Repubblica che partecipava direttamente o attraverso parenti e prestanome ad appalti e commesse di enti pubblici e grandi imprese. Se ne parlava da tempo a Siracusa, ma nessuno aveva avuto il coraggio di scriverlo. La Civetta mise le carte in tavola pubblicando le visure della Camera di Commercio che mostravano i nomi dei soci delle società contestate, chiamando in causa il capo della procura, due sostituti e l’avvocato penalista più potente del Foro.

Gli altri giornali si astennero dal pubblicare quei dati, che pure erano ufficiali, oggettivi e di pubblico interesse. Anzi alcuni giornali attaccarono La Civetta avallando insinuazioni e accuse infondate e atteggiamenti intimidatori. Di fronte alal raffica di querele, gli altri giornali, piccoli e grandi, non aiutarono La Civetta. Su questo aspetto spero che ci sia l’occasione di fare più attente riflessioni.

Accanto al piccolo bisettimanale si schierò invece la società civile. Oltre venti associazioni formarono un cordone di solidarietà e di difesa pubblica dei giornalisti querelati. Quel cordone è stato determinante per la sopravvivenza del giornale e per frenare iniziative oltranziste che si sono manifestate.

Questa vicenda della Civetta rimane una bell’esempio di cosa può fare nel paese dei corrotti l’inguaribile minoranza dei cittadini onesti del celebre Apologo di Italo Calvino, che restano onesti nonostante ciò sia svantaggioso: può rompere il silenzio che permette affari poco chiari e può dare scacco ad agguerriti eserciti di querelanti.

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti