Nel sito archeologico di Megara Iblea ci sono erbacce anziché cartelli didattici

Difficile arrivarci per mancanza di adeguata segnaletica stradale: i resti dell’antica città greca sono divorati da segni evidenti degli agenti atmosferici e non c’è nemmeno un percorso per ripercorrerne al meglio la storia. Una trascuratezza inescusabile

La Sicilia è una delle regioni di Italia con il più grande patrimonio culturale del mondo. Ognuna delle popolazioni che l’ha abitata ha lasciato qualcosa che è servito ad arricchire culturalmente il territorio siciliano e gli abitanti stessi.

Allora perché non difendere ciò che resta dei nostri antenati per ricordarci le nostre ibride origini? Molti beni del passato sono anche diventati patrimonio dell’umanità come: la valle dei templi, la villa romana del casale, la val di Noto …

La Sicilia, essendo una regione a statuto speciale possiede delle leggi proprie sulla tutela dei beni, ma queste spesso non vengono rispettare, infatti molti siti archeologici sono quasi del tutto abbandonati. Ne è un esempio Megara Iblea, un sito archeologico nei pressi di Augusta. Questo sito, di origine greca, venne scoperto casualmente nel 1867, durante i lavori di sbancamento per la costruzione della ferrovia. L’ultimo ritrovamento importante è stato fatto nel 1949. Agli scavi non hanno partecipato solo archeologi italiani ma anche francesi (École Française di Roma). Tutt’ora il sito è visitabile e viene pubblicizzato dal sito della regione siciliana dedicato ai beni culturali (https://www.regione.sicilia.it/beniculturali).

Tralasciando la fantastica vista dell’industria sulla riva del mare e l’odore di “sporco” presente nell’aria, l’entrata del sito archeologico si presenta come una via di campagna e non esistono mezzi pubblici che lo collegano con le città vicine.

Difficile è raggiungere il sito per mancanza di adeguata segnaletica stradale che a primo impatto sembra un cantiere in corso d’opera: i vari resti sono divorati da segni evidenti degli agenti atmosferici e non vi è l’esistenza di un percorso ben chiaro da seguire per poter ripercorre al meglio la storia di Megara. Inoltre non sono presenti cartelli indicatori e quei pochi esistenti risultano illeggibili, l’unico leggibile è il cartello presente all’entrata. Peraltro la visita non include una guida: l’unica persona nel raggio di 1 km è il bigliettaio. Oltre ai resti di abitazioni e templi è possibile ammirare erbacce di ogni tipo, prove inconfutabili della mancata attenzione della regione nei confronti di questo “meraviglioso” sito. Per un turista visitarlo è quasi come andare a fare una scampagnata. Ovunque si posa lo sguardo è possibile trovare pezzi di vasi antichi che dovrebbero stare in un museo. Le scale che permettono di oltrepassare le aree archeologiche sono arrugginite e con qualche scalino rotto. Pochi metri oltre la parte già scavata si trovano campi coltivati pieni di cocci, segno che la città continua.

Ci si chiede se è possibile che non esistano fondi per assicurare un minimo di manutenzione dell’area che tanto è importante per la storia del territorio. Se fosse stato un sito in altre parti d’Europa già avrebbero scoperto molto di più di quello che tuttora possiamo ammirare. Eppure basterebbe poco per dare lustro a quest’area archeologica e quello che non si riesce a comprendere è perché chi la gestisce continua ancora ad occupare il suo posto. Si potrebbero coinvolgere le tante associazioni di volontari presenti o utilizzare il personale che oggi è in cassa integrazione a causa della grave crisi economica del nostro paese. Potrebbe diventare una meta turistica sia per i residenti ma soprattutto per gli stranieri tanto sensibili alla storia antica del nostro paese. Lo stato di abbandono del sito archeologico evidenzia quanto è attento il governo siciliano ai beni culturali e si dimentica che questi sono i “nostri beni”.

 

 

 

 

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