In Soprintendenza meglio fare lo gnorri ignorando gli scempi del territori

Troppo generiche e da alibi le accuse di velocizzare alcune pratiche e far languire tutte le altre (quali?) rivolta dal dirigente regionale Beni Culturali  all’ex soprintendente Basile e ai responsabili di importanti unità operative, che sono stati intransigenti nel far rispettare le leggi

E dire che, quando in chiusura del nostro intervento sul precedente numero de La Civetta, a proposito del caso Soprintendenza, scrivevamo In tutta la Sicilia è quindi solo Siracusa nel bel mezzo di un’area a elevatissimo rischio corruzione, è la sua Soprintendenza il coacervo di ogni male, è qui che i funzionari devono essere rimossi per evitare che si consolidino posizioni di potere nella gestione diretta delle attività cui sono preposti, pensavamo di giocare sui paradossi, di affermare qualcosa a cui nessuno avrebbe mai potuto prestar fede ben conoscendo la realtà siracusana, le dinamiche che governano la città, e la tengono sotto scacco.

E invece, incredibilmente, leggiamo in un’intervista rilasciata dal dirigente regionale dei Beni Culturali, Salvatore Giglione a La Sicilia, che è proprio questo il teorema. “A Siracusa abbiamo notato una situazione strana in merito alla mancata omogeneità del trattamento di alcune pratiche. E quindi abbiamo deciso di sostituire il soprintendente Beatrice Basile. Decisione che, non appena annunciata, ha scatenato un putiferio che ci ha convinto ancor più che qualcosa non andava. Quest’attaccamento eccessivo ai ruoli è stata per me la dimostrazione che occorreva cambiare rotta” ha dichiarato con virgineo candore. Queste dunque le motivazioni di Giglione, prima, della rimozione della soprintendente Beatrice Basile, poi della ‘rotazione’ (allontanamento dagli uffici) dei 3 dirigenti delle unità operative (sezione archeologica, paesaggistica, architettonica).

L’ingegnere ha in sostanza richiamato l’applicazione del Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione 2013-2016 della Regione Sicilia (ex Legge 190/2012), tenendo a sottolinearne la funzione “non punitiva bensì preventiva“, anche individuando ‘con precisione’ la causa del sospetto sulle ‘irregolarità‘ degli uffici: “alcune pratiche espletate in maniera troppo veloce, altre che languono, oppure iter autorizzati e altri fermi (idem)”.

Affermazioni prive, per quanto ci risulta, di un riscontro oggettivo, che lasciano dubbi sulla effettiva conoscenza da parte del direttore generale delle reali modalità di gestione delle pratiche che, nel settore paesaggistico, per esempio, nel breve periodo dell’incarico della dottoressa Basile, hanno avuto una media di 50 giorni di lavorazione contro i 120 previsti dalla normativa.

Inoltre, il richiamo alla ‘imparzialità’ quale linea guida dell’azione dei vertici dell’assessorato regionale convince poco chi sa come sia cambiato il clima nella Soprintendenza con i dirigenti nominati dal governo Lombardo, dopo un lungo periodo di ombre e sospetti sull’operato di alcuni funzionari, di presunti tariffari per iter agevolati e ventilate protezioni politiche, e di quali atti ‘coraggiosi’ siano invece responsabili i dirigenti allontanati, e la soprintendente, mossi sempre dall’unica finalità non tanto di difendere il territorio dagli attacchi speculativi quanto, più semplicemente, di far rispettare i vincoli di tutela vigenti sull’intero territorio provinciale, e non solo a Siracusa.

Un ostacolo invalicabile per chi in passato ha operato con estrema disinvoltura, dimenticando i confini delle aree vincolate, anche proditoriamente modificati.

Sgombrato poi il campo, una volta per tutte, dalla motivazione di aver semplicemente applicato il principio di rotazione previsto dalla normativa perché inapplicabile nel caso specifico (i dirigenti non hanno ancora completato il quinquennio e non a caso nell’atto di trasferimento firmato da Giglione si parla tout court “di numero eccessivo non consentito di anni”, mai di 5 anni), riteniamo che il direttore generale avrebbe dovuto soffermare la sua attenzione proprio sul merito dei pareri espressi, valutare se veramente con quei dinieghi siano stati avvantaggiati i manipoli di ambientalisti che, nella sua aerea ricostruzione, appaiono direttamente interessati non si sa bene a quali profitti, o se invece siano serviti a evitare costruzioni invasive e del tutto inutili. Criteri a norma di legge se lo stesso avvocato dell‘avvocatura dello Stato, nel difendere la Soprintendenza di Siracusa dai mille attacchi, ha sempre sposato in toto le motivazioni fornite dagli stessi dirigenti, risultate poi vincenti nelle definitive sentenze dei giudici aditi.

Ciò che più stupisce, e induce a riflettere, in questa kafkiana vicenda, è proprio la presa di distanza dei vertici dell’assessorato dalle battaglie legali che i funzionari della nostra Soprintendenza sono stati, e sono, costretti a sostenere; il totale disinteresse per il peso, psicologico ed economico, che di volta in volta hanno affrontato personalmente, pur se nell’esercizio delle loro funzioni, a causa di richieste di risarcimento danni milionarie.

Quale quindi “il sugo della storia” se il neo nominato assessore non saprà leggere oggettivamente quanto accade nella patria di Archimede? Solo che sarebbe stato meglio per soprintendente e dirigenti fare come fan tutti: girare la testa dall’altra parte per non vedere gli scempi del territorio, chiudere nei cassetti le pratiche e, come a volte è accaduto, consentire che l’amministrazione neanche si presentasse nei processi.

Una sconfitta per tutti, e non solo per questa generazione: è a rischio il patrimonio culturale che abbiamo l’obbligo morale di consegnare, inalterato, alle generazioni future.  

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