Il 27 maggio di quest’anno l’on. Sofia Amoddio ha depositato alla Camera dei Deputati, come prima firmataria, il progetto di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che accerti i colpevoli della morte di Emanuele Scieri, il giovane siracusano deceduto il 13 agosto 1999 nella caserma «Gamerra» di Pisa. Si otterrà, finalmente, la verità?
Sono già in 21 i deputati che hanno seguito l’on. Amoddio: gli onorevoli Antezza, Albanella, Amato, Arlotti, Bargero, Beni, Berlinghieri, Berretta, Burtone, Capodicasa, Culotta, Greco, Gullo, Iacono, Martelli, Moscatt, Piccoli Nardelli e Romanini del PD; l’on. Prestigiacomo di Forza Italia; l’on. Melilla di SEL; l’on. Rossi di Per l’Italia. Hanno tutti firmato la proposta di legge che l’on. Amoddio ha presentato il 27 maggio scorso per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che accerti i colpevoli della morte di Emanuele Scieri.
A distanza di quindici anni potranno venire fuori i nomi di quanti hanno causato tale abominevole morte?
Ecco cosa l’on. Amoddio ci ha risposto.
Già nel 2002 una proposta di legge è stata presentata senza sortire alcun effetto. Cosa le fa credere, on. Amoddio, che questo Parlamento accetterà di costituire la commissione?
Oggi il Pd è al governo e costituisce la maggioranza dei parlamentari alla Camera, quindi ha tutte le possibilità e gli strumenti per costituire la commissione. Ovviamente per approvare ogni legge occorre la maggioranza dei voti in commissione e, poi, in aula. Per l’istituzione di una commissione di inchiesta si segue lo stesso iter di ogni disegno di legge. Io credo in un principio fondamentale, ovvero che ognuno deve fare la sua parte con ogni mezzo, giusto e lecito. Non appena sono stata investita del caso Scieri non ho potuto esimermi dal presentare il disegno di legge perché sia istituita la commissione.
Crede che questo Governo sia pronto ad affrontare la verità scomoda che, con ogni probabilità, si cela dietro l’omertà di sottoufficiali, ufficiali, generali e colonnelli?
Uno Stato non può e non deve avere timore di ricostruire la verità. È doveroso che una commissione parlamentare prenda l’iniziativa di indagare e ricostruire i fatti, laddove la magistratura, come in questo caso, non è riuscita ad accertarli. Come nel caso di Ilaria Alpi, per la cui morte, avvenuta nel 1994, si istituì una commissione di inchiesta nel 2006 – 12 anni dopo – così credo che possa avvenire per Emanuele Scieri. Molteplici appaiono, in particolare, gli aspetti trascurati dall’indagine della Procura di Pisa sui quali bisogna far luce.
Quali aspetti sono stati trascurati? Su quali dovrebbe concentrarsi la commissione parlamentare?
Solo per citarne alcuni. La telefonata che, poco prima della mezzanotte del 13 agosto, è stata effettuata dalla Caserma «Gamerra» verso l’utenza telefonica dell’abitazione del Comandante della Brigata Folgore, Generale Celentano, la quale non è stata presa in considerazione nella richiesta di archiviazione. Chi e perché telefona da Pisa al generale a Livorno pochi minuti prima della mezzanotte del venerdì di Ferragosto mentre alla caserma è in corso il contrappello? La magistratura pisana e quella militare di La Spezia non lo hanno appurato, dato che hanno completamente ignorato questa cruciale telefonata notturna. La tardiva infiltrazione nella stessa caserma di due carabinieri, che, subito scoperti, hanno rappresentato per gli allievi parà un ulteriore ammonimento ad evitare l’argomento “Scieri” tra commilitoni. E, ancora, numerosi militari hanno dichiarato di essere venuti a conoscenza della morte di Emanuele Scieri in tempi precedenti alla scoperta del corpo. Con tutto il rispetto non posso condividere quanto affermato dalla Procura pisana rispetto a un fatto di tale gravità ovvero che «sono incongruenze evidentemente da attribuire a ricordi errati».
Il Generale Antonelli della Regione Militare Nord effettuò, il 15 settembre 1999, un’inchiesta sommaria amministrativa che consegnò alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa: eppure quest’ultima non la incluse tra gli atti di indagine depositati dai magistrati con la richiesta di archiviazione. Perché? Questa inchiesta è rimasta ignota ai difensori della famiglia Scieri e non è stata utilizzata nell’istanza di opposizione all’archiviazione. Il rapporto del Generale Antonelli evidenzia che ben due “ispezioni straordinarie“ furono disposte all’interno della caserma «Gamerra» nel giorno festivo di domenica 15 agosto 1999 (la prima alle ore 5:30, dal Comandante della Brigata Folgore Generale Celentano; la seconda alle ore 21:30, dal Comandante del Ceapar Colonnello Pierangelo Corradi): esse comprovano che i vertici non considerassero affatto “ordinaria” l’assenza dell’allievo paracadutista Emanuele Scieri al contrappello di due giorni prima, come invece sostenuto nella richiesta di archiviazione. Perciò: mentre nessuno del personale di servizio all’interno della caserma effettua la benché minima ricerca dello scomparso Emanule Scieri, poche ore dopo la «Gamerra» viene sottoposta a ben due ispezioni di massimo livello. Non è alquanto anomalo?
Sembra, dunque, che i lati oscuri di questa vicenda siano numerosi…
Certo. Non va dimenticato che occorrerà ascoltare anche Stefano Viberti: costui ha sempre sostenuto di essere rimasto in compagnia di Scieri, all’interno della caserma la sera del 13 agosto, nel vialetto antistante la camerata, fino a quando Emanuele, volendo fumare un’ultima sigaretta e fare una telefonata col suo cellulare, lo lasciava rientrare da solo in camerata senza seguirlo. Ma i tabulati telefonici non riportano alcuna telefonata partita dal cellulare di Emanuele. Viberti dice la verità? E i militari che quella sera del 13 agosto hanno proceduto al contrappello? Alle 23.45 accertavano che Emanuele Scieri, stranamente, non aveva fatto ritorno in camerata, sebbene fosse regolarmente rientrato in caserma. E, nonostante lo avessero visto fino a pochi minuti prima in compagnia del Viberti e ritenessero stranissima l’assenza di Emanuele Scieri e davvero improbabile che lo stesso, dopo essere regolarmente rientrato, avesse deciso di non ritirarsi in camerata, non segnalarono nulla all’ufficiale di picchetto. Perché?
Come procede, di norma, una commissione parlamentare, una volta costituitasi, e come pensa che debba procedere nel caso specifico?
La commissione ha gli stessi poteri della magistratura. Nel caso specifico si occuperà di ascoltare i testimoni, per verificare le dinamiche dell’evento; di accertare le cause della morte ed i suoi responsabili; di appurare se vi siano responsabilità di coloro che erano preposti al controllo all’interno della «Gamerra»; di effettuare un’indagine approfondita sulla gestione della caserma; di accertare l’eventuale esistenza di direttive, diffuse da parte di ufficiali, sottufficiali o graduati, atte a rendere operanti comportamenti gravemente lesivi del codice penale militare e dei regolamenti militari.
Gli on. Melilla, Iacono, Romanini e Rossi hanno, proprio in questi giorni, firmato il progetto di legge: quanto è importante che aumenti il numero dei firmatari? Quanto può incidere tale numero sulla decisione del Presidente della Camera Boldrini di mettere in calendario la discussione della proposta?
Questa proposta di legge ha bisogno che quanti più parlamentari, a prescindere dal partito o dal movimento di appartenenza, la firmino: perché qui si tratta di accertare un fatto di interesse generale, quale è il fenomeno del nonnismo nelle caserme italiane, e di comprenderne la vastità. Tantissimi giovani hanno vissuto nelle caserme sia come parti offese che come responsabili: un fatto che coinvolge migliaia di militari, compresa la Folgore. Per tale motivo mi dico (e invito i colleghi deputati alla riflessione) che non può e non deve restare una proposta di partito (che da subito – e mi riferisco al PD – ha mostrato vivo interesse e sensibilità): come hanno dimostrato i colleghi di FI, SEL e Per l’Italia, il caso di Emanuele Scieri riguarda tutti. Se la Commissione sarà istituita (e noi lo speriamo fortemente) avrà – come Lei ha scritto – il compito di “chiarire effettivamente le responsabilità di terzi nella morte del giovane paracadutista ed individuare i soggetti responsabili”.
Crede che ciò sia possibile dopo 15 anni? Cosa dovrebbe spingere chi ha taciuto per tutto questo tempo a parlare, finalmente?
Esistono i “cold case”, i casi freddi, che vengono alla luce dopo tanti anni. A volte il decorso del tempo sana le reticenze iniziali. Posso solo ipotizzare che, nel caso dei militari addetti al contrappello o nel caso di Viberti, nei mesi successivi all’agosto del ’99 possa avere avuto un ruolo decisivo la paura di accusare altri, magari in un momento in cui svolgevano l’attività militare. Pertanto nutro la speranza che il decorso del tempo possa avere fugato ogni paura, segno di viltà e di mancanza di coraggio che non si addice a nessuna divisa.

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