Il caso di un anziano poverissimo con tumori e metastasi. C’è gente che deve essere allontanata dal posto di lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale. In Lombardia 29 posti in RSA per mille anziani residenti, in Sicilia solo 0,9
La Civetta di Minerva, 30 giugno 2017
Sebbene con grande ritardo rispetto a tutte le città d’Italia, anche a Siracusa pochi anni fa comparvero le Residenze Sanitarie Assistite.
Per tanti anni, dopo aver visto spogliato della metà dei posti letto il locale ospedale, i siracusani più poveri e prossimi alla morte erano tranquillamente rispediti a casa dopo brevissimi ricoveri per malattie acute, anche quando le condizioni generali, per le molteplici infermità che s’intrecciano quando ci si avvicina alla fine della vita, erano talmente gravi che persino la nutrizione era impossibile, figurarsi la gestione dei bisogni fisiologici e la necessità di assistenza infermieristica.
Di fatto la medicina di famiglia e gli sventurati familiari dovevano farsi carico di una tale congerie di bisogni d’assistenza che persino l’ospedale per acuti non riusciva a fronteggiare, per l’esiguità del personale infermieristico e medico. Si configuravano sostanzialmente due scenari: o rivolgersi ai tanti pensionati geriatrici in grado di fornire le prestazioni sanitarie complesse necessarie, pagando profumatamente tutto, o sperare nella morte rapida dell’ammalato, se povero o poverissimo. Con queste premesse strutturali di carenza, si è concretizzata, fino ad ora, la pacchia per badanti, pensionati geriatrici e case di riposo.
Finalmente giunsero, ripeto, con lunghissimo e colpevole ritardo rispetto alla Sicilia e all’Italia, le Residenze sanitarie assistite a Siracusa. In teoria, chi versa in condizioni tali da dover essere assistito su tanti fronti e non può esserlo in casa propria per vari motivi, può accedere a un ricovero che può prolungarsi fino a due mesi senza pagare, altrimenti si paga una retta per il tempo successivo.
Chi può fruire di questo tipo di assistenza di livello più basso rispetto a un Ospedale? Tutta una tipologia di ammalati che non ha altra possibilità e che versa in situazione di necessità assistenziale riabilitativa e di supporto alla persona. Se le necessità di soccorso sono più complesse, esistono le Lungodegenze che nella nostra provincia possono espletarsi, però, solo a Noto.
DALLA TEORIA AI FATTI – Un dignitosissimo, ma poverissimo, mio assistito ha avuto la fortuna di resistere anni a un tumore maligno, vivendo da solo in un ambiente insalubre e superando migliaia di difficoltà.
Qualche mese fa il suo stato inizia a peggiorare e mi chiede aiuto. Dipende in tutto da un nipote che si occupa di lui. Persistendo e aggravandosi i sintomi, si rendono necessari accertamenti complessi che è impossibile realizzare al di fuori di un ricovero per una persona ultraottantenne. Tento una richiesta di ricovero, senza successo. Come già scrissi in passato, una richiesta di ricovero per accertamenti rarissimamente è concessa al medico di famiglia in un Ospedale come il nostro che non ha neanche i posti letto bastevoli per i malati acuti. Il ricovero non è espletato e l’ammalato peggiora a tal punto che i familiari, ricorrendo a un’entità invisibile e sconosciuta in una democrazia compiuta (l’amico per cui hanno fatto a suo tempo una campagna elettorale), riescono ad ottenere un ricovero per chiarire l’origine del peggioramento.
Una settimana dopo, chiamato al capezzale del mio paziente appena dimesso, mi trovo davanti ad un prossimo cadavere. Anemia severa, dimagramento importante, insufficienza renale, vomito continuo, due nuovi tumori in aggiunta al primo, ostruzione intestinale per metastasi diffuse nel peritoneo, sessantacinque di pressione massima, impossibilità di ogni forma di autonomia nelle funzioni vitali. Ho segnalato la dimissione incongrua, attivato le lungaggini burocratiche per ricoverarlo in RSA e, in qualche modo, vi è arrivato vivo. Si poteva dimettere e mandare a casa un ammalato in questo stato, solo, povero e gravissimo? No. Non si poteva dimettere e andava trasferito in un Hospice dedicato a questi ammalati. Perché nessuno l’ha fatto?
Azzardo la mia opinione. C’è molta gente che deve essere allontanata dal proprio posto di lavoro nel Servizio Sanitario Nazionale. Si è adagiata a queste situazioni. Ha tante scusanti, come l’essere oberata, sfinita, sfruttata, ma ha, anche, un pelo troppo lungo sullo stomaco e una sensibilità umana ignobile, indegna di un medico vero.
Se ne trovano più di quanto si possa pensare e si travestono accuratamente per apparire diversi da quello che sono. Questi miei colleghi si sono fin troppo interessati all’attività politica, per ottenere più che per dare, e spesso hanno avuto più di quel che meritavano. Brigano come formiche per avere promozioni e avanzamenti di carriera, sono apparentemente disponibili a soccorrere chi ha bisogno, anche se, poi, si tradiscono con azioni di questo tenore. Prima d’essere un buon medico bisognerebbe essere persona.
La colpa non è loro ma di chi li tiene ancora in quel posto con responsabilità crescenti. Non ultimi nella catena delle responsabilità, i miei concittadini che subiscono, si umiliano per chiedere come favore quello che altrove è un diritto e, in questo caso, una colpevole omissione.
IL DISPREZZO PER LA SALUTE DEI SICILIANI – A fronte di una media italiana di 14,5 posti in RSA per 1.000 anziani residenti (in totale i posti sono 178.612), si registra una nettissima divaricazione tra il Nord e il Sud del Paese. Solo per fare un esempio se in Lombardia la media è di ventinove posti, in Sicilia è dello 0,9. Insomma, nemmeno un posto ogni 1.000 residenti con più di sessantacinque anni. Numeri, quelli divulgati dal Ministero della Salute, che mostrano, ancora una volta, una sanità a due velocità e per giunta su un campo delicatissimo come quello dell’assistenza agli anziani. Anziani che, vista la curva demografica del nostro Paese, sono destinati a crescere a dismisura nei prossimi 30-40 anni.
MESSAGGI DA PORTARE A CASA
- Non siamo tutelati in caso di malattie che ci privino dell’autonomia personale.
- Qualcuno crede che abbiate diritto all’elemosina e ve la concede con la regola dello scambio.
- Bisogna riappropriarsi del controllo sulla politica e sulla sanità.
- Visti i tempi, mettete da parte qualcosa per quando sarete ammalati, se volete morire con dignità.
- Se tutto ciò vi dà rabbia, fate l’opposto di quel che avete fatto finora.
- Soprattutto protestate, non chiedete favori!

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