Sentenza CGA, la città al contrario. Cosa dice il vicesindaco

Francesco Italia: “Dinanzi alla notizia che il coraggio e la tenacia di un sindaco hanno salvato la città da un indebito risarcimento di 27 milioni di euro, qualcuno sparerebbe fuochi d’artificio, molti festeggerebbero in piazza e altri, forse, sentirebbero il dovere di chiedere scusa…”

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

“Se Siracusa fosse una città come le altre, dinanzi alla notizia che il coraggio e la tenacia di un sindaco hanno salvato la città da un indebito risarcimento di 27 milioni di euro, qualcuno sparerebbe fuochi d’artificio, molti festeggerebbero in piazza e altri, forse, sentirebbero il dovere di chiedere scusa. La politica siracusana, invece, tace.  È piombata in un silenzio irreale, perché qui funziona così.Cerchiamo santi dove non c’è nemmeno il sospetto di persona per bene e trasformiamo uomini onesti in prede su cui accanirsi.

Quei soldi, sapete, non erano della Garozzo band, ma di tutti i siracusani. Come quei 2milioni 800mila euro già indebitamente versati nel 2016. Soldi di tutti i cittadini, miei e vostri, soldi della comunità per la comunità. Non soldi del monopoli, ma soldi veri, risorse preziose sottratte al fragile bilancio comunale e delle quali adesso chiederemo la restituzione.

E allora, perché questo silenzio? Perché la verità fa paura? A chi e perché? Forse a quei notabili di partito che arringavano le folle chiamandoci “sprovveduti” o suggerendo “di esperire tutte le possibilità di mediazione con la controparte”? O a quei viscidi ominicchi che si fregavano le mani pregustando “il dissesto dell’ente”? O, forse, a quei patetici personaggi in cerca d’autore e di collocazione che si sforzano quotidianamente di apparire diversi e immacolati mentre sanno di non potersi nemmeno guardare allo specchio?

A voi, a ciascuno di voi, singolarmente e come gruppi organizzati, grido il mio sdegno: il silenzio a volte è dignitoso ma, molto spesso, è codardo o complice. La verità va urlata perché ci rende liberi”.

Fin qui Francesco Italia. Ha ragione il vicesindaco: oggi la sentenza del CGA segna un solco tra vincitori e vinti, tra chi ha sempre creduto che l’amministrazione comunale fosse nel giusto quando si opponeva alla costruzione del centro commerciale in area vincolata e che il risarcimento preteso fosse una follia (e tra loro anche La Civetta, da sempre), e chi, invece, ha remato contro l’intera comunità siracusana, addirittura, paradossalmente, contro se stesso. Si è concluso uno scontro che comunque avrebbe dovuto registrare solo una dialettica fondata sul diritto amministrativo e che invece, troppe volte, è stata portata in maniera a nostro avviso impropria sul binario penale. E’ questo dal nostro punto di vista l’aspetto più preoccupante di quanto accaduto a Siracusa: l’uso strumentale del diritto.

I casi più eclatanti sono stati quelli dell’ingegnere Borgione (non esente comunque da alcune colpe, in particolare, a nostro avviso, quello del non aver sempre mantenuto distinte le amicizie personali dal proprio ruolo pubblico) e quello dell’avvocato Nicola D’Alessandro, colpevole di fare, bene, il proprio lavoro. Insieme a loro i pesci piccoli, quelli che però, esattamente come i grandi, hanno visto quasi impotenti la propria esistenza stravolta per colpe inesistenti.

Nel 2009 sono i tecnici Vincenzo Trigilia e Raffaele Gallo (a sottoscrivere l’avviso di garanzia nei confronti loro e dell’ingegnere Borgione il pubblico ministero Maurizio Musco), ma anche all’avvocato Ettore Di Giovanni, allora consigliere comunale, il pm contestò il reato di falso in atto pubblico (l’alterazione di un verbale) con l’aggravante della qualifica di pubblico ufficiale in quanto membro della  Commissione Urbanistica (di oltre 6 anni la pena prevista).

Poi è stata la volta del consulente del Comune, l’avvocato Nicolò D’Alessandro, e dell’ingegnere Emanuele Fortunato, dirigente dell’ufficio urbanistica, accusati di falso ideologico dai legali dell’Open Land, Mario Fiaccavento e Giuseppe Calafiore, per la delibera di Giunta numero 54 del 2013 con la quale l’Amministrazione affermava “che la società Open Land – la quale, peraltro, ancorché ritualmente informata non aveva partecipato al procedimento – non aveva diritto ad alcun risarcimento, per difetto dei presupposti” (come oggi in gran parte accolto dalla sentenza del CGA).

Il 22 dicembre 2015 il gup del tribunale, Andrea Migneco assolveva Borgione, Trigilia e Gallo: “il fatto non costituisce reato”; poi, il 25 ottobre 2016, è stata la volta di D’Alessandro e Fortunato: “Assolti perché il fatto non sussiste”. Ma intanto, in diverse occasioni, di tutti loro, sia alcuni consiglieri comunali che esponenti politici che giornalisti avevano già parlato come di indagati, persone inaffidabili, a cui non riconoscere né incarichi di fiducia né consulenze.

E, in particolare, nel mirino di critiche e polemiche è finito più volte l’avvocato D’Alessandro, lo stesso delle cui motivazioni si sono avvalsi i giudici del CGA per fortemente ridimensionare (o forse quasi annullare) la pretesa risarcitoria dell’Open Land.

Ha dichiarato il sindaco Garozzo all’indomani di questa favorevole sentenza: “Anche gran parte del consiglio comunale era stato diffidato perché aveva votato una mozione nella quale evidenziava le storture della vicenda. Richieste risarcitorie di decine di milioni di euro al Comune e ai dipendenti che avevano negato la concessione edilizia. Processi penali nei confronti del dirigente dell’Urbanistica e dell’avvocato D’Alessandro (uno dei migliori amministrativisti siciliani finito nel tritacarne) che si erano permessi di negare il risarcimento dei danni. Processi penali terminati con la piena assoluzione.  Ricordo bene chi nel passato e recentemente ha sostenuto che non ci eravamo difesi correttamente e che eravamo degli sprovveduti. Addirittura alcuni pubblicamente ci avevano rimproverato per non avere provato a trovare un accordo. La questione Open Land non è finita. Lentamente la verità sta venendo a galla. Siamo rimasti fermi nelle nostre posizioni in questi anni, nonostante i continui attacchi di chi ha tentato di approfittare anche, e non solo, della vicenda giudiziaria Open Land. Rimaniamo fiduciosi in attesa di altri risvolti positivi”.

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