Carovana Diritti dei Migranti, prima tappa ad Augusta

Il porto in Italia col maggior numero numero di sbarcati (26 mila), dove è stata allestita una tendopoli per un numero massimo di 700 persone, ma che spesso supera il migliaio. Uomini e donne stipati in un ghetto insalubre e disumanizzante, dove a dominare è la puzza dello zolfo

La Civetta di Minerva, 19 maggio 2017

Fino al 28 maggio la III Carovana italiana per i diritti dei migranti, la dignità e la giustizia, percorrerà l’Italia con la volontà di creare connessioni tra il bacino del Mediterraneo e l’America Latina. Al viaggio parteciperanno alcuni testimoni da Messico, Guatemala e Tunisia. Il tema scelto per la Carovana di quest’anno è quello delle migrazioni provocate da gravi problematiche ambientali, questione che riguarda da vicino anche il territorio italiano, dove sempre più spesso si assiste alla mobilità forzata da alcune zone, oggetto di politiche scellerate. 
I testimoni che viaggeranno con Carovane Migranti intrecceranno le loro storie con quelle di chi lotta contro lo sfruttamento di terre e vite nei loro territori. Storie di resistenza che hanno molto in comune con quelle dell’America Latina e dell’Africa.
Per la terza volta i carovanieri percorreranno tutta la penisola dal Piemonte alla Sicilia. Incontreranno e ascolteranno le storie direttamente dai territori, concludendo il viaggio a Taormina, in occasione delle giornate di opposizione al vertice del G7. Anche quest’anno Carovane Migranti sarà in viaggio con la volontà di provare a conoscere e rendere visibili gli aspetti di complessità che caratterizzano le migrazioni.
La Carovana approderà in Sicilia dopodomani 21 maggio, facendo la sua prima tappa ad Augusta dove terrà un’assemblea-incontro aperta alla cittadinanza alle ore 16:30 presso il locale Lebowski in via Garibaldi 22. 
Augusta è il primo porto in Italia per numero di migranti sbarcati (oltre 26.000 nel 2016). A ridosso del più grande polo industriale d’Europa, tra raffinerie, discariche, basi militari e inceneritori inquinanti, è stata realizzata una tendopoli per la primissima accoglienza di un numero massimo di 700 persone, ma che spesso supera il migliaio. Lontano dal centro abitato, dagli occhi e dal cuore. Nascosti all’interno di uno scalo commerciale blindato e inaccessibile.

Così i migranti sono resi invisibili, stipati in un ghetto insalubre e disumanizzante, dove a dominare è la puzza dello zolfo disperso sul terreno dal continuo via vai degli autocarri. Qui i migranti sono costretti a vivere per giorni, talvolta per settimane, malgrado la legge vieti il loro trattenimento oltre le 72 ore. Le condizioni sono igienicamente precarie e di totale promiscuità: uomini, donne e minori ammassati in un unico spazio. Senza un’adeguata assistenza umanitaria, sanitaria e legale. Non sorprende, pertanto, il gran numero di migranti, soprattutto minori non accompagnati, che da questo porto si dà alla fuga, per lo più a notte fonda, attraversando la strada provinciale: circa quaranta chilometri a piedi e al buio, rischiando di essere falciati dalle automobili, per raggiungere Catania e da lì muovere verso il Nord Italia. Per i minori questo significa, nella maggior parte dei casi, finire nella trappola dei trafficanti di terra e vittime dei circuiti criminali e della prostituzione.

Anche ad Augusta, come nei restanti porti siciliani, l’approccio-dispositivo seguito è quello dell’hotspot targato Frontex: una fabbrica di clandestinità, nella quale la tutela dei diritti umani e l’accoglienza degna delle persone cedono il passo a una gestione militare e securitaria del fenomeno migratorio. I richiedenti asilo e i migranti economici: i “buoni” e meritevoli da una parte, i “cattivi” e indesiderati dall’altra. Un centro di semi-detenzione per i primi, un foglio di respingimento per i secondi. 
Reclusi, respinti, sfruttati, invisibili: sono i reduci della Fortezza Europa.

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