In Guardia Medica all’Ars guadagnano 168mila euro

La Toscana, che ha quasi quattromila dipendenti in più della Sicilia e un sistema ospedaliero di eccellenza, spende mezzo miliardo in meno.

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Valutare l’efficienza gestionale di un sistema complesso necessita, oltre a competenze specifiche, una mole di dati senza i quali risulta pressoché impossibile dare alcun genere di giudizio. Siamo dinanzi al solito “scandalo” di malasanità. Si tratta della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Ospedale Umberto I di Siracusa. Pressoché tutti i reparti sono sull’orlo del collasso. Non siamo di certo nuovi a questa situazione. Anzi! Il fatto è che a forza di gridare allo scandalo, ormai si reagisce quasi con fastidio alle tante lamentele. Purtroppo i sacrosanti reclami rimangono spesso inascoltati. Vero è che il pubblico talvolta per ineducazione vanta pretese inaccettabili, ma spesso i reparti sono in condizioni al limite della decenza. A Siracusa siamo sotto gli standard minimi  europei. E parliamo di assistenza alberghiera. Ancora non stiamo considerando il dato medico.

Pensiamo al reparto di Ortopedia e traumatologia: una struttura che, per  la sua stessa natura, è sottoposta agli accessi dal Pronto soccorso. Allo stesso tempo svolge attività di Day Hospital e ancora di ambulatorio ortopedico per utenti esterni all’ospedale. Una bolgia accoglie i pazienti che già alle sette devono iscriversi nella lista visita. Assieme a loro aspetteranno i casi inviati dal Pronto soccorso. Parlando del quale si rischia di cadere nel tragicomico. Assieme alla cattiva educazione degli utenti, si aggiunge la totale inadeguatezza gestionale. Non è possibile immaginare strutture risalenti agli anni 70, dimensionate per  un’utenza cresciuta di centomila abitanti.

Come non parlare del Pronto soccorso? Fiore all’ occhiello del nostro ospedale. Un miracolo quotidiano. Ogni giorno che manda Dio c’è da chiedersi come sia possibile che dei veri eroi, i medici, perché di questo si tratta, riescano a venire fuori dal dramma gestionale di una struttura dimensionata per un’utenza cresciuta del 50% rispetto alla sua progettazione. La provincia di Siracusa, poi, nel fine settimana afferisce nella struttura provocando incrementi insostenibili.

L’Ostetricia? Non ne parliamo. Impossibile descrivere l’inosservanza. Personale ridotto, affluenza insostenibile e gestione inadeguata.

Ma accanto a  questo quadro impietoso, c’è qualche aspetto  positivo? Qualche? Tantissimi. Diamo al nostro lettore un dato inequivocabile. Urologia: un reparto passato in un solo anno da un Drg (dato complessivo in grado di comprendere una globale valutazione gestionale) pari a 1.600.000 ai  3.200.000 euro. Purtroppo l’incremento reddituale non ha alcun riscontro in termini di miglioramento  della qualità del reparto. Secondo il piano di rientro, non è possibile investire nell’ isola.

Nel frattempo il portavoce del Movimento 5 Stelle, Stefano Zito,  dopo l’ennesimo scandalo,  frutto di ignoranza sulle metodiche in uso in tutta Italia – ci riferiamo alla sciocchezza del bidone dei lavaggi vescicali – si è preso la briga di girare per ogni reparto, nella ingenua pretesa di riuscire, povero illuso, a scalfire l’omertosa difesa ad oltranza dei responsabili di ogni ordine e grado. Come usava un tempo sotto le armi, alla domanda ”Com’è il  rancio?” la risposta era sempre la stessa: ”Ottimo e abbondante, signore“.

Chi ha torto e chi ha ragione? I patti Stato-Regioni hanno bloccato, in ragione dei deficit gestionali, ogni investimento. Il rientro imposto è stato osservato da tutte le regioni. Purtroppo, a differenza della media nazionale che ha ridotto dello 0,28 annuo, la nostra “Trinacria bedda “ si è fermata ad misero 0,15 %.

Siracusa deve adeguare i suoi standard al resto della regione, facendo la parte della povera orfanella a casa della matrigna.

Com’è e come non è, ci troviamo senza posti per via dei tagli lineari, con in più la beffa di posti letto inutilmente conteggiati, ma di fatto non utilizzati. È il caso di inutili ospedali mantenuti in vita dalla necessità di pascolo elettorale di un “Onorevole “ che, in virtù della sua origine netina, deve a tutti i costi (costi del cittadino) mantenere in vita una struttura inutile e dannosa.

A voler parafrasare Sciascia, possiamo dire ”la sanità siciliana come metafora “. Il decreto ministeriale n.70 ha imbrigliato giustamente il monte premi del toto sanità. Vediamo i termini del gioco al massacro che la povera ministra Lorenzin deve riscrivere. Il personale del comparto sanitario in Italia è di 643.169 addetti. In virtù del patto con lo Stato, ogni Regione dovrebbe attenersi al piano di rientro, determinando la ristrutturazione della spesa sanitaria.

Vediamo adesso la ripartizione della spesa sostenuta per capitoli. La Sicilia spende  € 573,00 in media pro capite per il personale. La Lombardia ne spende €.509,00 con 4 milioni di abitanti in più e una qualità ineguagliabile. Non vanno tagliati i posti letto, vanno cacciati i manager.

All’assemblea regionale siciliana vi è un servizio di guardia medica attivo durante i lavori consiliari. Quanto guadagnano i medici in turno?  Si tratta di due fortunati: Augusto D’Ancona e Francesco Mangiameli percepiscono rispettivamente 168.000 euro all’anno. Per trovare stipendi al secondo scalino di ricchezza, bisogna scendere ai 117.000 del dirigente Piergiorgio Fabbri della Rianimazione del Cervello di Palermo o, dello stesso ospedale, il responsabile del Pronto Soccorso Agostino Geraci che, forte dei suoi 100.000 accessi di utenti l’anno, deve accontentarsi, si fa per dire, di 102.000 euro l’anno.

Ancora, mentre la Sicilia con i suoi 47.577 dipendenti spende 2.980.000 euro l’anno, la Toscana con 51.225 dipendenti ne spende 2.464.000. Spendere 2.869.506.000 per il personale, e soli 1.233.436.000 per beni e servizi ci sembra effettivamente un modo per disprezzare l’intelligenza dei siciliani. Continuare a tagliare le prestazioni in luogo degli stipendi degli apicali è una sconsiderata mancanza di giustizia sociale e giudiziaria.

Non sappiamo se esistono leggi in grado di perseguire certe aberrazioni. Sarebbe il caso che qualche buon giurista iniziasse ad occuparsene. Poiché il criticare senza dati è un semplice blaterare, eccoli allora i dati. In ordine di sconfinamenti economico-finanziari: Azienda Santa Sofia – Direttore Gervasio Venuti – 46 milioni. Il ministero ha chiesto un rientro in tre anni di 32 milioni. Papardo di Messina – Direttore Michele Vullo – 43.5 milioni. Il rientro richiesto è di 21.8 milioni. Policlinico V.E di Catania – direttore Paolo Cantaro – 38 milioni. Rientro di 26.5 milioni. Policlinico di Palermo – Renato Li Donni il direttore -19.3 milioni, rientro di 13.5 milioni. Istituto Bonanno Pulejo – a guida Angelo Aliquò – 5 milioni di cui 3 da recuperare.  

Tagli in Sicilia non se ne sono visti. Anzi! Secondo i dati del 47° rapporto Censis, la spesa sanitaria nell’isola è cresciuta del 5% contro il 3.5 % nazionale. Ad esempio, secondo quale logica la nostra regione ha il 12% in più di medici convenzionati e pediatri rispetto alla media italiana? Forse ci sono sprechi?

Non è possibile escludere dall’idea di una sanità efficiente l’aspetto della razionalizzazione della spesa. Il Policlinico Giaccone di Palermo spendeva, secondo la Corte dei Conti, 182.000 euro a posto letto, l’Ospedale Universitario di Parma ne spendeva 130.000. Secondo Confartigianato, nel decennio 2003-2013, a fronte di un Pil del 16,3, la spesa sanitaria è cresciuta del doppio raggiungendo il 32,7%. Nel 2015, secondo la Corte dei conti, ha dichiarato un deficit pari a 7.827.000.000 con un ulteriore aumento di mutui e finanziamenti per 819 milioni.

Per concludere, i pazienti siciliani hanno di che godere della loro assistenza sanitaria. I medici e tutti gli operatori del mondo sanitario piuttosto avranno modo di fregiarsi del titolo di super eroi.

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