A dispetto di scandali impuniti, massoni al potere, malavita in Consiglio… Il giudizio impietoso di un famoso psichiatra: gli italiani sono masochisti contenti, attori ed esibizionisti
La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016
Da consigliare, a chi ancora si pone il problema di quel che accade, un bellissimo libro del grande psichiatra Prof. Vittorino Andreoli: ‟Ma siamo matti. Un Paese sospeso fra normalità e folliaˮ. Ecco spiegato il motivo del nostro declino e di quel che ci accade.
Ancora in studio il “fenomeno Siracusa”, dove sembra che i cittadini abbiano a soffrire di una forma più grave di disturbo psichiatrico generalizzato, tanto da far temere a breve sconquassi sanitari e sociali. Già la condizione miserevole della città, relegata agli ultimi posti in tutte le classifiche ISTAT, dava preoccupazioni solo a quei poveri infelici risparmiati dalla sindrome psichiatrica epidemica, specifica della provincia. Questi ultimi, a loro volta, si ammalano di depressione, da una parte perché sono derisi e definiti gufi e iettatori dalla massa cittadina in preda al delirio collettivo, dall’altra perché, correttamente, si avvedono della disfatta e del disonore, ormai sotto gli occhi di tutti gli stranieri che ci onorano ancora della loro visita. La bufera giudiziaria che aggredisce in questi giorni il governo della città anticipa l’approssimarsi dell’epilogo.
Al professor Andreoli, dalla vetta di una carriera eccezionale sia in Italia sia all’estero, dopo una vita passata a occuparsi di malattie della mente delle singole persone, non era mai accaduto di doversi occupare di un popolo intero completamente ammattito.
Lo psichiatra individua quattro sintomi principali, da cui poi si declina una serie di problematiche minori, a volte anche comiche. Gli italiani siamo masochisti contenti, animati da una pulsione distruttiva per cui proviamo gratificazione solo nella catastrofe. Infatti, pur nel pieno di una crisi veramente paurosa, invece che attrezzarci stiamo ad aspettare la catastrofe senza organizzarci e reagire. Quando mai un popolo potrà sollevare il proprio destino se rimane individualista accanito, se non valorizza gli altri e l’importanza del fare gruppo? Possibile che nessuno si renda conto che la potenza di un paese e la realizzazione del proprio futuro passa per un “noi”?
Il professore svela chesiamo un popolo di attori, amiamo recitare comunemente, siamo abili a raccontare ciò che non siamo e ci rifugiamo nel racconto distorto di noi, tanto che siamo i primi a credere alle nostre favole. Quindi un’epidemia di esibizionismo, in cui tutti hanno un figlio eccezionale, qualcosa da mettersi all’occhiello, una vacanza appena fatta. A casa, invece, una serie di ingiunzioni, scoperti in banca da brivido, stipendi e pensioni scarnificati da mutui su mutui, un tripudio di evasione fiscale e mostra sociale alla prima occasione. Il professor Andreoli ha piacere a far notare che l’esibizionismo è un disturbo tipico degli impotenti i quali mostrano agli altri quel che non funziona nell’intimità.
Una masnada di accattoni che si arrabatta per vivacchiare, evadere alla grande come regola fissa, truffare quando può, che taglieggia i propri anziani poveri in salute ma ricchi, ancora non sappiamo per quanto, di una pensione e dei risparmi di una vita nella quale il lavoro, anche se umile, non era una chimera.
Mentre raccontano in sala d’aspetto le meraviglie della loro vacanza, vengono dal medico a chiedere l’accompagnamento per la nonna o il nonno, quasi il medico non sapesse che fine faranno questi soldi, ammesso che si riesca ad ottenerli. Vanno via, poi, con una rombante moto di grossa cilindrata o il SUV di terza mano che li fa tanto fighi agli occhi degli altri idioti che li stanno a guardare.
Non parliamo della moda: grazie alla Cina che ci governa stabilmente nel commercio, rimaniamo uno dei popoli più eleganti del pianeta. Mai come di questi tempi l’abito non fece il monaco! Tatuaggi alla grande, persino costosissimi, e tasche vuote. Tacchi vertiginosi, trucchi da star di Hollywood, smartphone di ultimissima generazione, relazioni sentimentali multiple-complesse, deserto di neuroni in testa, ma grande attenzione all’immagine e all’apparenza.
Uno dei difetti capitali di questo paese di matti è che abbiamo una fede incredibile che ci impedisce di cercare soluzioni e organizzare azioni efficaci, ma ci fa sperare continuamente in un intervento salvifico nel domani. Un popolo che si rende conto del degrado in cui vive ma confida in un miracolo che ci tirerà fuori dai guai. Ragione di più per abbandonarsi al masochismo distruttivo senza reagire. I più gravi in termini di malattia mentale, debolucci assai sul versante scolastico, credono ancora nell’uomo della Provvidenza, rileggendo interi periodi storici alla luce della loro stupidità. Sognano il manganello, i campi di sterminio, i lavori forzati, l’annegamento dei poveri immigrati. Da Garibaldi ai Borboni, passando per il duce riscrivono intere pagine di storia a loro uso e consumo. Abboccano a tutte le panzane e non valutano il proprio futuro senza lavoro, pensione e sanità. Fanno la fila dietro le solite porte dei mafiosi in colletto bianco (uno dei travestimenti più riusciti della Provvidenza dalle nostre parti!), credendo alle menzogne che chiunque scoprirebbe, se fosse veramente un cittadino del terzo millennio.
Questi nuovi malati italiani non potrebbero mai accorgersi della differenza sostanziale fra un cittadino-galantuomo serio, istruito, educato e uno dei rappresentanti o nominati del potere politico attuale, confusi come sono vedendo, da decenni, qualcuno dei loro consimili occupare poltrone chiave nell’amministrazione della propria città e regione. Ne desumono che l’unico valore che esiste è la sopraffazione, l’arroganza, il successo raggiunto a qualsiasi prezzo, il salto del fosso come religione di vita!
A proposito di fede: come si può dimenticare il milione di posti di lavoro, il ponte sullo stretto, la ripresa che già si vede, le banche sicure, l’INPS solvibile e giù truffando la buona fede dei malati di mente che chiamiamo italiani?
Con il masochismo che si fa scudo di un ridicolo esibizionismo, con la recita continua di quel che si vorrebbe essere, coll’essere solo individualisti, con la fede nell’uomo della provvidenza, con le veline in politica e le donne di cultura vituperate ed escluse, non possiamo dire di stare bene.
Il professor Andreoli afferma che la situazione è serissima:
“Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l’Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa”.
Secondo il famoso psichiatra ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. “E’ come se dicessi a un credente che Dio non esiste e che, invece di pregare, dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui”.
Fare rivoluzione è faticoso, persino votare lo è, non rimane che la fede per sperare nei miracoli!
La fede nella nostra città ha un Santuario, una Madonna che pianse davanti a tutti nel 1953, appena i comunisti si profilarono pericolosi sulle soglie del governo della nazione. Fra i tanti miracoli che fece ci fu quello di allontanare dal parlamento gli eredi di chi mangiava bambini e ci infilò la DC.
Siracusa va veloce verso il baratro perché confida nella Madonna che la salverà. Che passino impuniti tutti gli scandali, i massoni in tutte le posizioni di potere, la malavita nel consiglio comunale, il voto di scambio fatto regola, gli affamati di denaro e potere messi ad amministrare la cosa pubblica, ci salveremo per virtù divina.
Nel frattempo facciano in fretta gli amici degli amici a rinchiudersi il mare, ad assicurarsi le aree libere rimaste dall’ultima rapina fatta sulle zone archeologiche, a progettare ospedali sulle loro proprietà, a concedere aree edificabili vicine al Teatro Greco e l’Orecchio di Dionisio, ad appaltare ai grandi imprenditori cittadini della bibita e della sdraio rotonde sul mare senza gara, a beneficio del turista della cultura che viene per il teatro classico.
Peccato che il porto grande non sia già stato riempito di massi e pontili per togliere ai meravigliosi tramonti africani che abbiamo l’ultimo magico scenario che la città greca ci aveva lasciato in retaggio. Ci penserà la Madonna? Come mai stavolta non piange?

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