Con il direttore dell’Asp non riesco ad essere obiettivo

“Se mi dicesse che gli asini volano, io a lui crederei. Brugaletta rappresenta qualcuno che ho sempre ammirato”. Nota del direttore della Civetta: “Il giornalista non distribuisce diplomi di merito ma vigila a che ogni dirigente assolva il proprio dovere”

 

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

E’ necessaria una breve premessa. Come medico di famiglia, un medico di fiducia, io non lavoro da dipendente, non ho un superiore. Mi organizzo come credo meglio e m’impegno ad assicurare dei servizi ai cittadini secondo una convenzione per la medicina generale. Scrivere bene o male di un direttore generale dell’azienda sanitaria, cui presto la mia opera, non mi porta conseguenze né positive o negative, non ci guadagno niente in entrambi i casi.

Il mio problema di coscienza consiste nella consapevolezza che con il Direttore Generale dell’ASP, Salvatore Brugaletta, non riesco a essere obiettivo. Spero sempre che non si accorga che lo guardo come un extraterrestre. Dal primo momento in cui l’ho conosciuto, qualche anno fa, ho avuto la certezza di potermi fidare. Se mi dicesse che gli asini volano, io, a lui, crederei. Cosa più che altro incredibile per tutti quelli che hanno avuto a che fare con me, e non è una battuta!

Brugaletta rappresenta qualcuno che ho sempre ammirato e che io non saprei mai neanche imitare, un modello di assertività e di capacità di fare squadra con tutti che non ho mai visto. Mi scuso, quindi, con chi legge, ma scriverò un articolo diverso, già viziato in partenza. Nessuno spunto critico. Niente che possa migliorarsi in una figura che pure, per il suo ruolo, è esposta a mille critiche e si muove su territori e scenari dove saltare sulle mine è quasi la regola.

Sarò vittima consapevole della mia ammirazione e sembrerò, quindi, parziale. Pazienza! Ho aspettato due anni prima di decidermi a esternare il mio pensiero. Non solo si è confermata nel tempo la mia prima impressione ma si è consolidata. Si tratta di una persona di altissima competenza, di enorme capacità di lavoro, un comunicatore efficace, un innovatore instancabile. Se proprio si vuol trovare un neo a tutti i costi su una figura così atipica per questi tempi, ma di grande spessore umano, è che, dopo averlo sentito parlare e soprattutto dopo aver condiviso solo qualche ora della sua giornata, ci si creano delle aspettative al di fuori di ogni possibile realtà.

Non avevo mai visto, nella mia già lunga vita professionale, un direttore generale che, senza assentarsi o sottrarsi, segue con umile attenzione per sei, otto ore qualsiasi evento che riguardi la sanità, persino i corsi di aggiornamento in cui partecipa da relatore. È capace di dialogo con chiunque, mai nessuna sufficienza o distanza, anche con il più umile degli interlocutori. Niente fughe tecniche facilitate, meno che mai opportunismi o autocelebrazioni.

Ho sempre pensato che le intelligenze superiori, le eccellenze, quelle vere, della mia città vadano protette, oltre che riconosciute e apprezzate. Potrà sembrare improbabile che queste figure abbiano bisogno di protezione ma son convinto che è così, inutile e troppo lungo analizzarne i motivi.

 

Nota del direttore della Civetta, Franco Oddo. Se il dottor Brugaletta dicesse anche a me che gli asini volano, lo prenderei per matto. E prenderei per matto anche chi dovesse credergli. In oltre cinquant’anni di giornalismo, ho imparato che non ci sono uomini senza pecca, tanto più quando gestiscono strutture complesse con grossi interessi. Il dovere del giornalista non è distribuire diplomi di merito, ma vigilare acché ogni funzionario pubblico svolga il suo ruolo con onestà, competenza e salvaguardia degli interessi primari della collettività. Se lo fa non è un eroe ma un dipendente dell’amministrazione che onora il contratto che lo ha condotto a quell’incarico e che gli fa percepire sostanziosi emolumenti proporzionati alle responsabilità. Niente di più e niente di meno.

Il dottor Artale, nostro apprezzato collaboratore, ha maturato nei confronti del direttore generale dell’Asp una stima che rasenta l’affetto. Ne prendiamo atto. Ma questo suo sentimento di vicinanza non ci priva nemmeno di un granello di libertà di condurre analisi e valutazioni che possano essere assai difformi dai contenuti del suo articolo. Com’è noto, questa testata è interamente autofinanziata dai giornalisti, ciò che ci rende liberi di e liberi da. E coniugando nel giornalismo questa nostra bandiera, abbiamo condotto inchieste importanti. Continueremo a farlo, guardando ai nostri valori che sono innanzitutto: legalità, giustizia sociale, tutela dell’ambiente.

Decidendo di pubblicare questo inusuale contributo del dottor Artale, difendo la libertà di espressione di uno stimato professionista anche quando non la pensa come me. Tutto sommato, per me direttore, è un piccolo sacrificio. Si può fare.

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