Negli ospedali le prestazioni mutualistiche sono fatte svogliatamente, non interessa che il paziente ha atteso mesi e paga ticket e superticket
La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016
Continuano i contorcimenti raffinatissimi della controparte pubblica per rendere sempre meno fruibili le prestazioni sanitarie mutualistiche ai cittadini. Percorsi sempre più ardui quando, appena appena, il problema si fa più difficile da capire con una semplice visita medica.
Ci vuole il massimo della sensibilità per il medico di famiglia per capire che, sempre più spesso, una prescrizione di accertamenti impone alle persone spese che non potrebbero mai riuscire a sostenere. Ultima risorsa gratuita rimasta, gli studi dei medici di famiglia sono sempre più caotici e affollati.
Pochi i pazienti disposti a dichiarare di non poter sostenere i costi di qualsiasi accertamento sanitario. Spesso deve essere il medico a capire il non detto. Accade sempre più di frequente che il paziente, dopo aver raccontato il suo problema e aver preso atto che una soluzione si rimanda all’esecuzione di qualche accertamento che chiarisca il da farsi, ti dica: ‟Lei, intanto, mi dia una cura lo stesso, poi vedremo come va.”
Da anni, non mi vergogno a dire, ho inventato un rimedio che spesso funziona. Dopo avere prescritto più volte degli esami di laboratorio senza successo, provo a suggerire di diventare donatori di sangue. Con i più giovani funziona. Più di metà dei soggetti delle due ultime generazioni, e persino quarantenni, non hanno reddito e sono senza lavoro. Acquisendo un nuovo donatore, la società riceve un beneficio che compensa riservandogli cure gratuite. Un buon “escamotage” per aiutare i miei pazienti e sollevarli da spese che non potrebbero sostenere.
Come sempre avviene, la crisi affina le capacità di tutti: pure quella di un medico che deve reimparare a far diagnosi e curare solo con i suoi mezzi e il suo acume clinico… come una volta.
Certo fa rabbia riflettere sulle storture del sistema! Non riesco a farmi ragione del fatto che concedersi una semplice batteria di esami di laboratorio possa stroncare le finanze fragili di molte persone. Fra ticket, superticket regionale, resto convinto che gli esami costano meno se il cittadino se li paga per intero!
Il valutare, poi, le consulenze specialistiche di ritorno mi fa spesso diventare più cattivo di quanto già non sia. Come si può fare una valutazione approfondita e specialistica in pochissimi minuti, scarabocchiando geroglifici su un foglio non intestato e relegando il medico personale del paziente al ruolo di segretario, devolvendo a lui il ricopiare le richieste di ulteriori esami? Come si può, al giorno d’oggi, far finta di lavorare, senza usare un computer per redigere la consulenza? Come si può dire al cittadino: ‟Dica al suo medico di prescrivere questo e quest’altro”?
Sembra che lo specialista sia un alieno con poteri soprannaturali e non si possa sporcare le mani con le trappole inventate per concedere farmaci ed esami alle persone, cioè ricette rosse e richieste di esami.
Io qualche idea me la sono fatta. Ci sono ancora troppe persone che non vogliono capire che il loro profumato reddito proviene dal Servizio Sanitario Nazionale, soldi di tutti, patrimonio fondamentale per la tutela della salute. Si tende ancora troppo spesso a distinguere tra chi paga (vigliacca invenzione l’extramoenia!) e chi viene con la mutua. Accade, spesso, tra le mura degli ospedali che le prestazioni mutualistiche siano fatte svogliatamente, quasi fossero un di più che i medici concedono al di fuori del loro impegno per i ricoverati.
E’ chiaro che questi medici non valutano che il paziente ha aspettato mesi per quella consulenza, che ha pagato un ticket anche salato, un superticket regionale di 10 euro e meriterebbe di più.
Questione di professionalità, di delicatezza, di umanità ma anche d’incapacità manageriale: molti cittadini, con ancora residue capacità economiche, preferiscono pagare qualcosa in più e andare dal privato. In fondo un doppio danno sia per il paziente che per il servizio sanitario che perde denaro due volte: una, per non aver saputo dare un buon servizio retribuito, un’altra per dover poi fornire prestazioni generate dal privato. Quest’ultimo mira al profitto mentre il SSN mira alla tutela della salute di tutti. In mezzo a tutto ciò una burocrazia becera e feroce che asfissia e impoverisce il sistema, specializzata nel vessare l’utente, assicurandosi reddito e sopravvivenza con il complicare ogni percorso.
Certo, assistiamo all’assurda pantomima di una sanità pubblica che scopiazza quella privata e persegue obiettivi aziendali di incrementare le entrate, non ultimo quello di ricavare denaro dalle prestazioni rese.
Dall’altra parte, però, non vi è alcuna cura della qualità dei servizi resi, cominciando dai lupi allo sportello e finendo con gli specialisti demotivati e con scrittura spastica dei vari reparti ospedalieri, ignari di tutte le complesse e contorte regole che governano la prescrizione, le esenzioni e, soprattutto, digiuni di tutta la vastissima legislazione che descrive gli obiettivi di spesa e di appropriatezza. Come osserviamo talvolta in tutto ciò che è servizio pubblico, si producono stipendi senza un minimo di qualità resa. Direi che manca un progetto, l’orgoglio di appartenenza, la molla di perseguire qualità e soddisfazione dell’utente. In compenso si chiede sempre più spesso una remunerazione più elevata a spese dei cittadini.
Ultimo fiore all’occhiello del centro unificato prenotazioni esami l’aver rimandato al medico curante due persone, madre e figlia, che dovevano fare un pap test. E’ stata richiesta una visita ginecologica (39 euro di ticket pro capite) senza la quale il test non poteva essere fatto.
Il lupo allo sportello non ha detto alle due signore che quell’esame è gratuito presso i consultori ed è obiettivo del direttore generale il raggiungimento di un certo numero di siracusane da arruolare nei programmi di screening gratuiti. Il consiglio era diretto a favorire esborso di denaro e a creare disagio con le liste d’attesa? I consultori fanno parte dell’ASP ma il lupo non lo sa?
Non c’è che dire! Ci vuole abilità nella perversione e da parte dei cittadini trionfa il gusto di essere abusati senza reagire!

Commenti recenti