Immaginiamo la scena: andiamo dal dentista, ci sediamo sulla comodissima e terribile poltrona e, di fronte, troviamo una foto, magari tridimensionale, di uno schifoso ascesso, curato male, malissimo. Una bocca spalancata, sanguinolenta, punti di sutura che si intravedono accanto alle gengive, le labbra quasi lacerate, la bava che scende di lato.
Non c’è problema, sappiamo che non è stato lui, il nostro dentista. Sappiamo che è stato un altro, che lui non c’entra niente e che, certamente, farà un lavoro migliore, non ci farà soffrire, non ci lacererà gengive e labbra, non lascerà che il dente faccia i vermi e marcisca. Sì, lo sappiamo. Però certo una foto del genere non è proprio confortante… Sarà per questo che dal dentista si vedono foto di sorrisi perfetti, e non di interventi sbagliati o mal riusciti.
Vabbè, tiriamo avanti. Proviamo ad immaginare di andare dal nostro medico generico, e scoprire che è azionista della maggiore ditta di pompe funebri della città. Certo, solo ad essere malpensanti si fanno cattivi pensieri! Figuriamoci se il nostro medico… Tuttavia, il gadget a baretta utilizzato come portapenne sulla sua scrivania non è propriamente di buon gusto. E comunque, non ci fa stare sereni per niente. Diciamo che preferiremmo non vedere davanti a noi una bara, nemmeno piccolissima, quando andiamo dal medico.
E va bene, ho fatto esempi esagerati… Però potrei continuare, immaginando la foto di un palazzo miseramente crollato appesa al muro dell’ingegnere al quale abbiamo affidato l’appalto, o l’immagine di una casa completamente svaligiata attaccata alla parete del nostro assicuratore di fiducia. Non so, mi sembra fin troppo ovvio che ci sono situazioni in cui è opportuno essere messi a proprio agio, per sopportare meglio i timori e le inevitabili paure.
Pensavo di attaccare al muro alle mie spalle, sotto la pergamena, un bel paio di manette scintillanti e, magari, di tanto in tanto farle tintinnare mentre i clienti mi parlano dei loro guai. Però penso sia un umorismo del quale si fa molto volentieri a meno e, comunque, assolutamente fuori luogo.
Bene, è in quest’ottica che io vedo il crocifisso attaccato nelle aule dei tribunali. Sia chiaro, io sono credente e cristiana e il crocifisso ce l’ho attaccato al muro di casa ed anche nello studio. Epperò, vederlo alle spalle dei Giudici mi sembra proprio inappropriato. Sembrerebbe dire: “Se il mio processo è finito così, pensa cosa può capitare al tuo”!
Capisco che lì è stato un Magistrato insulso a lavarsene le mani e denegare la Giustizia all’imputato. Capisco che lì è stato il Popolo ad emettere la sentenza di condanna e che invece, oggi, la sentenza non è emessa dal popolo ma in suo nome. Capisco che sono passati più di duemila anni e ancora non ci diamo pace per quell’errore, per quel clamoroso caso di mala Giustizia. Però…
Avanzo una proposta: al posto del crocifisso, appendiamo alle spalle dei Giudici un’altra immagine di Gesù: quella nella quale compie il miracolo della moltiplicazione dei pani, o quando fa rialzare Lazzaro, o quando, con la mano destra alzata, ferma il popolo che vuole lapidare Maria Maddalena. Non è per male, ma veramente mi sembra un’immagine più rassicurante.

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