L’on. Fulgenzio Fanciullo e la sindrome del “è merito mio”.
Ogni città ha il suo personaggio buffo. E’ una sorta di regalo del cielo. Un modo per sorridere di qualcuno senza particolare malevolenza e senza cattiveria eccessiva. Ogni città è in grado di raccontare del suo, e le generazioni più vecchie ne tramandano gli aneddoti a quelle più giovani. Questi personaggi hanno tutti qualche difetto paradossale, così esagerato da diventare leggenda e da essere a sua volta amplificato dalla voce popolare.
La nostra provincia babba però non era una provincia normale e non si accontentava che il personaggio buffo del villaggio vivesse ai margini della civiltà. Il suo personaggio buffo doveva essere il fulcro della vita provinciale, il cuore rappresentativo della zona. C’erano città che lo sceglievano barbone, altre avvocato, altre ancora umile lavoratore; la provincia babba lo scelse professore e lo elesse deputato.
Fu così che, per la prima volta nella storia dell’isola, un personaggio buffo veniva eletto rappresentante del popolo. E nacque la leggenda dell’on. Fulgenzio Fanciullo, detto “è merito mio”. Qualsiasi cosa succedesse nella zona di lontanamente positivo, dalla segreteria efficientissima dell’on. Fanciullo partiva un comunicato contenente cinque parole magiche: “È merito dell’on. Fanciullo”. E ogni volta la gente rideva e si dava di gomito.
Anche quando accadevano fatti non positivi legati a questioni politiche, nella segreteria venivano elaborati comunicati stampa nei quali si sosteneva che, se della questione qualcuno si stava occupando, era comunque merito dell’on. Fanciullo. E giù ancora risate.
Un giornalista venuto da fuori provò a intervistare un campione casuale di cittadini per provare a comprendere lo strano fenomeno dell’onorevole intrattenitore di cui tutti ridevano, e, a ogni elezione, immancabilmente lo rieleggevano. La prima domanda era molto semplice, ed era fatta per testare il grado di conoscenza: “Che lei sappia di che partito è l’on. Fanciullo?” Su 100 intervistati, 82 risposero “Non so” e 18 sbagliarono la risposta. Era chiaro che per la gente non avesse alcuna importanza e che l’unica cosa che gli si chiedeva era di garantire il buonumore del quale gran parte del merito era davvero suo.
Per gli addetti ai lavori del parlamento, la risposta era conosciuta. L’on. Fanciullo era stato di centro, poi di destra, e adesso si stava spostando verso sinistra. Tutto era però sempre successo per ragioni sconosciute e mai spiegate in alcun modo.
Le sue parole erano roboanti e apparivano minacciose nei confronti di coloro che volevano impedire diritti e futuro, ma analizzate con cura ci si accorgeva che erano scritte con attenzione straordinaria da professionisti che scorporavano il suono dal significato, sacrificando quest’ultimo. Anche per i suoi frequenti spostamenti politici era quindi stato prodotto un comunicato apposito con apparenti motivazioni, ma a ben guardare il comunicato era fatto per essere ascoltato, non per essere capito.
Ma chi era davvero l’on. Fulgenzio Fanciullo? C’era o ci faceva? E soprattutto, dove voleva arrivare? Quali erano i suoi sogni più reconditi? L’onorevole era come lo avevano disegnato i suoi concittadini. Era quindi vero, non una controfigura. E aveva, quindi, un solo sogno. Scalzare Gavillano e diventare Sindaco. Non essere più uno dei tanti rappresentanti del capoluogo della provincia babba, bensì l’unico e il solo. Ci aveva già provato l’ultima volta per interposta persona, ma adesso voleva provarci lui “di persona personalmente”.
Gli osservatori esterni potrebbero sostenere che il personaggio buffo del villaggio non potrà mai diventare sindaco. Ma Fanciullo non va sottovalutato. E neanche quella strana e assonnata città che gli somiglia tanto. Non dimenticando che chi è capace di eleggere Gavillano è capace di tutto.

Commenti recenti