Lo Stato non deve dimenticarsi di chi è stato danneggiato dai vaccini

I vaccini anti-infettivi, in quanto farmaci, posseggono indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali ed effetti avversi, ma questi ultimi vengono volutamente omessi, con strategie diverse, sia sui foglietti illustrativi dei vaccini sia sul materiale divulgativo delle ASL

 

L’Articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana sancisce che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” Tuttavia da qualche tempo l’interesse economico ha preso il sopravvento sul “rispetto della persona umana” e le leggi varate in apparente protezione dei più deboli, cioè i bambini, non fanno altro che avallare gli interessi delle multinazionali del farmaco. Così accade che quando si verificano casi accidentali di decessi di bambini per malattie “estinte” per vaccino subito si diffonde il virus della paura e i media strillano ai quattro venti l’allarme di presunte epidemie, mentre nulla dicono di quei bambini per i quali si è verificato un danno da vaccino. Oggi esiste un vaccino per quasi ogni malattia virale o batterica conosciuta e periodicamente si creano degli allarmismi, più o meno giustificati, su presunte pandemie che minacciano di spazzare via il genere umano a meno che non si proceda a vaccinazioni di massa, come è accaduto qualche anno fa per l’aviaria o per il virus H1N1. Tuttavia queste epidemie sono passate senza che si corresse in massa alle ASL a vaccinarsi e “miracolosamente” il genere umano è sopravvissuto.

Nati nel 1796 dalla decisione del medico inglese, Edward Jenner, di dimostrare sperimentalmente una teoria sul vaiolo che circolava negli ambienti medici dell’epoca, i vaccini sono sostanze capaci di ‘insegnare’ all’organismo a difendersi senza provocare la malattia vera e propria, introducendo nel corpo solo alcune parti dell’agente infettivo (virus o batterio attenuato o morto), per risvegliare la risposta immunitaria. Il sistema immunitario identifica tali sostanze, dette antigeni, come estranee e produce particolari proteine, dette anticorpi, che circolano nell’organismo, combatte le infezioni e neutralizzano gli antigeni. Gli anticorpi sono prodotti dai globuli bianchi (linfociti) di tipo B, il cui scopo principale è appunto la difesa dalle infezioni. I vaccini però non contengono solo il virus attenuato o meno, ma tantissime altre sostanze chimiche altamente tossiche chiamate adiuvanti e/o conservanti, come per esempio la formaldeide (noto cancerogeno), idrossido di alluminio e fino a ieri un sale di mercurio (entrambi metalli neurotossici), infine nanoparticelle, ecc., che hanno il compito sia di conservare il virus ma anche di provocare una infiammazione nel posto di inoculazione, in modo da attivare l’immunità̀ innata e di conseguenza quella acquisita, capace di mantenere la memoria.

In Italia alcune vaccinazioni sono obbligatorie: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, antiepatitevirale B. Tutte le altre (pertosse, morbillo, parotite, rosolia e Haemophilus influenzae B sono volontarie, anche se il Sistema Sanitario Nazionale ne incentiva l’uso e garantisce la gratuità, perseguendo una politica sanitaria dalle motivazioni non sempre cristalline. Infatti nel nostro Paese, per citare uno dei casi più famosi, un Ministro della sanità, De Lorenzo, fu condannato per tangenti ricevute per aver reso obbligatorio il vaccino anti-epatite B.

Non si deve dimenticare che i vaccini anti-infettivi, in quanto farmaci, posseggono indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali ed effetti avversi, ma questi ultimi vengono volutamente omessi con strategie diverse, sia sui foglietti illustrativi dei vaccini, sia sul materiale divulgativo delle ASL. Le reazioni avverse ai vaccini dovrebbero essere segnalate, come accade per tutti i farmaci, all’AIFA e a tal fine sono state predisposte due schede di segnalazione: la prima ad uso dei medici e degli altri operatori sanitari e la seconda ad uso dei cittadini. Nonostante ciò, forse per negligenza, forse per colpevole ignoranza, la maggior parte delle reazioni avverse ai vaccini non viene segnalata alla farmacovigilanza, come si evince dalla disamina dei casi gravi per i quali le famiglie intentano causa allo Stato, ottenendo il riconoscimento della correlazione tra alcune vaccinazioni infantili e patologie invalidanti o limitanti le potenzialitàcognitive dell’individuo, come autismo, ADHD (sindrome da deficit attentivo), dislessia, disgrafia e altre patologie collegate a disturbi del SNC (es. l’epilessia), allergie e intolleranze.

Poiché non si può trattare ogni neonato o bambino con la stessa dose, le stesse sostanze e alla stessa età indipendentemente dalle particolari specifiche caratteristiche biologiche di razza, gruppo sanguigno, ereditàgenetica ecc., sarebbe più sensato eseguire alcuni esami emato-chimici in particolare ai bambini piccoli che dovrebbero ricevere i vaccini pediatrici, in modo da avere qualche elemento in più per capire se sono nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza gravi rischi per la loro salute. Su questa linea molto sensata si era espressa anche la Corte Costituzionale con la sentenza n. 258 del giugno 1994 che diceva: “È necessario porre in essere una complessa e articolata normativa di carattere tecnico che individui esami chimico-clinici idonei a prevedere e prevenire possibili complicanze da vaccinazione”.

Purtroppo, il nostro Ministero della Salute, invece di rispondere prontamente sollecitando i Centri specializzati a cercare i test più appropriati e di promuovere la messa a punto di test nuovi, ha risposto con ben 5 anni di ritardo con la Circolare Ministeriale del 7 aprile 1999 che decreta che non si prevedono esami chimico-clinici da eseguire prima della somministrazione dei vaccini. Mettere a punto test del genere comporterebbe, infatti, un’innegabile spesa aggiuntiva alla “economica” vaccinazione di massa e ovviamente, produrre un milione di “pezzi” tutti uguali è molto più facile e redditizio che produrre un milione di “pezzi” tutti diversi.

Tuttavia se è vero che alcune vaccinazioni obbligatorie hanno contribuito, insieme al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, alla scomparsa di malattie pericolose e invalidanti, come la poliomielite o la difterite, è anche vero che alcuni vaccini registrano delle reazioni avverse che sono spesso volutamente ignorate dallo Stato. Così da tempo è nata una forte contrapposizione tra lo Stato Italiano, che impone la politica delle “vaccinazioni di massa”, pretendendo che siano l’unico modo di combattere le malattie e che siano sempre e comunque innocue, ed una parte sempre più vasta della popolazione che rifiuta l’obbligo vaccinale per i propri bambini e pretende di poter scegliere consapevolmente come proteggere la loro salute. Le famiglie dei danneggiati da vaccino, organizzate in associazioni come il COMILVA o l’AsIS, dal canto loro sottolineano lo stato di abbandono in cui sono state lasciate dalle cosiddette “istituzioni che dovrebbero tutelare” la salute pubblica ma che di fatto “tutelano” solo i fatturati delle multinazionali del farmaco. Infatti a fronte del beneficio, reale o preteso, che tutta la società riceve dalle vaccinazioni di massa, lo Stato che obbliga e indirizza fermamente la sua popolazione a soggiacere alle vaccinazioni di massa, non dovrebbe poi dimenticarsi di quei pochi individui che ne hanno avuto un danno assistendoli in modo inappuntabile dal giorno in cui il danno si manifesta fino all’ultimo minuto della loro vita.

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