Coraggiosa inchiesta di Altroconsumo: mangiare bio costa solo di più

I prodotti bio non sono né più nutrienti né più salutari degli altri. Finalmente una voce indipendente fa chiarezza e si scatena la bagarre

 

Tra gli attenti lettori di dati scientifici seri e controllati e gli appassionati di problemi legati alla difesa dei consumatori si gongola alla grande. Finalmente qualcuno, in questo paese preda consenziente delle lobby di qualsiasi tipo e livello, dal basso della sua piccola dimensione economica, editoriale e mediatica, osa lanciare, quasi fosse un novello David, con la sua fionda, un proietto che spacca la fronte al gigantesco Golia.

Altroconsumo, una rivista di culto per chi si occupa di problemi del consumatore, fonte inesauribile di materiale utilizzato da leggendari programmi televisivi come “Mi manda Rai 3” o Report della Gabanelli, nel suo numero di settembre titola in prima pagina: “Non crediamo in Bio” e sottotitola: “Le analisi dicono che non sono più nutrienti né più salutari degli altri prodotti”.

Sono certo che in Italia pochi conoscono questa importante pubblicazione che ha sempre fornito dati attendibili scientificamente e che si sostiene da sola con i proventi dei suoi abbonamenti e il costo elevato della sua rivista mensile (11 euro). Così come premesso, lo staff di questa rivista, senza alcun timore si schiera, se occorre, contro qualsiasi gigante economico anche multinazionale, analizzando, testando, smontando, distruggendo nei costosissimi crash test, provando qualsiasi articolo, prodotto, alimento, veicolo, elettrodomestico immesso in commercio.

Si loda tutto ciò che contiene qualità e rispetto del consumatore, si attacca con ogni mezzo lecito tutto quello che si può configurare come inganno, truffa, falsa informazione, pubblicità ingannevole, mancata tutela dell’ambiente, della natura e dei cittadini. I dati e le valutazioni da pubblicare sono molto difficili da ottenere e presuppongono il ricorso a consulenti di alto profilo, istituzioni, università, laboratori, joint venture con partner internazionali operanti nel campo della tutela del consumatore.

Come si può facilmente immaginare, pubblicare dati che smascherano inganni o falsità sia nei messaggi pubblicitari sia nella qualità di prodotti di ogni tipo, quotidianamente immessi sul mercato, è un’attività molto rischiosa in Italia e nel mondo. Le valutazioni negative, una volta pubblicate, sono fatte oggetto di contestazioni virulente in sede giudiziaria con richieste astronomiche di risarcimenti.

La quasi totalità delle volte, per fortuna, grazie all’impeccabile metodo scientifico adottato dallo staff dell’associazione che pubblica la rivista, i ricorrenti soccombono nei processi giudiziari e non sono risarciti quasi mai. Si pensi ai giudizi negativi dati su veicoli di alto costo come le automobili nel campo della sicurezza dei passeggeri e alle ripercussioni sulle vendite di questi prodotti in campo mondiale. Proprio come David che lotta e vince su Golia.

Molto coraggiosa quindi questa inchiesta sui prodotti biologici appena pubblicata. Analizzando e confrontando due tipi di frutti (fragole e mele) e due vegetali (carote e pomodori ciliegini) molto venduti e acquistati in diverse città e diversi tipi di negozi o supermercati, tutti provenienti sia dal mondo del biologico certificato che dalla filiera ordinaria della produzione ortofrutticola, sono venute fuori interessanti valutazioni.

Il primo scoop è quello che, sostanzialmente, non vi è differenza nella composizione dei nutrienti, anzi spesso sono più ricchi di minerali i prodotti non biologici. In sostanza è certo che mangiare bio o no non sposta nulla nel campo della salute della persona, se non il maggior esborso economico per il cosiddetto biologico.

Per quanto attiene il terrorismo che si è ormai diffuso sui pesticidi presenti nella frutta e verdura, su nessun biologico si sono osservate presenze di veleni. Buona notizia per chi non si può permettere il biologico è che in nessun vegetale prodotto normalmente si è trovata traccia di quantità pericolose di pesticidi, anzi, quando presenti, erano in dose così bassa da risultare insignificanti.

Sorprende la notizia che nei pomodori ciliegini biologici acquistati in diverse città si sia ritrovata la stessa minima dose di pesticidi contenuta in quelli non bio.

A questo punto mi si permettano alcune considerazioni personali. Anche se il termine biologico fornisce la suggestione al comune cittadino di prodotti più sani e più buoni, molto spesso non è così. Può essere, ed è, un sistema di colture più rispettoso dell’ambiente e della natura, ma non ha un valore reale in campo salutistico. Mi sembra offensivo dei diritti del comune cittadino avallare le affermazioni pubblicitarie per cui il bio e, quindi, la sua supposta maggior qualità e bontà, sia destinato a chi se lo può permettere. Inutile negare che i prezzi del biologico sono molto più alti di quelli dei prodotti ordinari. Ancora più incivile sarebbe quella nazione che consentisse a chiunque di vendere vegetali destinati ai più indigenti con un contenuto di prodotti chimici che siano dannosi alla salute e che sia necessario pagare di più per avere un prodotto sano.

Per la verità i controlli dei Nas italiani sono invidiati in tutto il mondo per severità in questo campo.

A parte poche partite di fragole, lo scandalo dei pesticidi sui vegetali italiani è una delle tante bufale che attanagliano questo paese. In sostanza il problema pesticidi non esiste e basta lavare bene e sbucciare la frutta per azzerare quelle ridicole quantità esistenti sulle superfici.

Questo culto del cibo (pensate all’Expo) che conquista il cuore e la mente degli italiani porta a posizioni fideistiche che distraggono i gonzi da realtà molto più importanti. Queste convinzioni portano a delle ossessioni abbastanza diffuse e si diffonde una religione pseudo salutistica priva di ogni fondamento. Si pensi al dilagante fenomeno del veganesimo o del vegetarianismo, dove l’analisi psicologica dei soggetti spesso rivela un mondo di disagio psichico ben nascosto. Difatti, con tutto il rispetto delle opinioni altrui, noi medici osserviamo fenomeni di malnutrizione in persone assolutamente convinte di fare un regime di vita sano. Possiamo affermare con certezza che l’uomo è onnivoro e che tale regime va nella direzione giusta per il rispetto della salute metabolica della persona.

In verità, dietro la buona fede di chi ci crede, c’è sempre un mercato milionario globale che fa affari e che manovra con persuasioni occulte affinché sempre più si arruolino persone che si nutrono in un modo antieconomico, convinte di far qualcosa per migliorarsi. Come al solito, qualcuno decide per noi cosa dobbiamo mangiare, quello che dobbiamo pensare, cosa deve farci contenti. Ecco che i cittadini più indifesi e indigenti, telebadati e imbrogliati dalla rete, si nutrono di beveroni commerciali che valgono meno di un buon frullato fatto dalla mamma, dal costo di decine di euro al chilo e che promette miracoli nutrizionali e di salute assolutamente inesistenti.

Una vendita d’illusioni che svuota le loro tasche già troppo leggere. Quando si perde la bussola, come spesso accade ormai, ciascuno persegue acriticamente un mondo di valori artificiosi che serve a dare l’impressione di potersi salvare da pericoli nascosti anche nel cibo.

Un’impresa per il medico farsi ascoltare e cercare di insinuare dubbi su certe tendenze di moda: oggi le competenze reali non valgono nulla, tutti capiscono tutto e se l’ha detto la televisione o il dottor Google non ci sono dubbi! La vendita d’illusioni ben si attaglia al popolo italiano, in mancanza di un’economia sana si ritorna al passato degli imbonitori, dei venditori porta a porta, alla truffetta mordi e fuggi mentre il mondo intero veleggia verso un futuro altamente tecnologico e cura sempre più la scuola e la formazione.

Un gregge di tal fatta non aspetta altro che un nuovo duce!

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