“Non ricorre nessuna delle ipotesi previste dal piano anticorruzione”Azzerato il tentativo di smantellare gli uffici di tutela dei beni di Siracusa
Son dovuti trascorrere altri 9 mesi per veder finalmente riconosciute le ragioni della dottoressa Alessandra Trigilia così come verificatosi, già da dicembre scorso, per la soprintendente Beatrice Basile e per gli altri funzionari della stessa Soprintendenza di Siracusa, illegittimamente rimossi o momentaneamente sospesi dal dirigente generale dei beni culturali in Sicilia Salvatore (detto Rino) Giglione.
Si chiude con una sconfitta totale il tentativo di modificare definitivamente l’assetto degli uffici di tutela dei beni culturali comuni che evidentemente tanto hanno dato fastidio alla lobby degli speculatori pronti a mettere le mani sul territorio, a stuprarlo più di quanto già sia stato fatto.
La dottoressa Trigilia viene reintegrata nelle sue funzioni con ordinanza immediatamente esecutiva, ex art. 700, dal giudice del lavoro dott.ssa Anna Guglielmino. Vengono accolte integralmente le motivazioni presentate dagli avvocati Giovanni Randazzo e Pasqualina Maria Grazia Guardo, suoi legali di fiducia.
Da respingere, per la dottoressa Guglielmino, le motivazioni addotte dal Dirigente Generale per giustificare il ricorso alla procedura della rotazione, appellandosi alle misure anticorruzione, ritenuto urgente per le “segnalazioni di presunte irregolarità” affidate, crediamo opportuno ricordarlo, a un esposto anonimo. Come non collegare questo particolare alla degenerazione tutta siracusana di costellare qualsiasi vicenda amministrativa di dossier infamanti, a volte solo preannunciati, preparati da mani che restano invisibili (ma di cui è facile individuare l’impronta) o di denunce di vario tipo atte a colpire chi non faciliti determinati progetti?
Un’aberrazione del nostro vivere comune che potrebbe essere estirpato, se solo ce ne fosse la volontà, a partire da quell’abuso del diritto che in diverse occasioni alcuni hanno subito.
Quindi una denuncia anonima è all’origine di un caso che non crediamo abbia precedenti in Italia, almeno non in questi termini.
In pochi mesi a livello regionale un vorticoso cambio di assessori ai beni culturali e di direttori generali, a livello provinciale la sospensione illegittima della Soprintendente, con conseguente sostituzione, e il suo reintegro dopo un giudizio penale e uno civile, nonché la rotazione immotivata di tre dirigenti delle unità operative reintegrati in tempi diversi e dopo ricorsi amministrativi, e anche in questo caso, per la sola Trigilia, un giudizio penale e un provvedimento disciplinare che, tutti, hanno sancito la piena liceità e legittimità degli atti dei tre dirigenti: Lanteri, Spataro, Trigilia. Nel caso della dottoressa Alessandra Trigilia, che più degli altri è stata vessata, forse perché a capo del delicatissimo e sensibile settore della tutela del paesaggio, il giudice del lavoro ha chiarito che “non ricorre nessuna delle ipotesi previste dal piano anticorruzione che legittimerebbe la rimozione dall’incarico dirigenziale prima della scadenza del relativo termine, di 5 anni”, momento in cui è possibile prevedere tale rotazione ma, lo precisiamo, a tutela degli stessi interessati più che a loro punizione. Questo infatti lo spirito di una legge che è stata invece stravolta nell’applicazione del dirigente regionale.
L’anticipata rimozione dall’incarico infatti, “nell’esercizio di un potere puramente discrezionale del direttore generale” – per intenderci la fattispecie dello spoil system – è da ritenersi contraria ai principi affermati dalla Corte Costituzionale. Già nel 2007 la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma regionale che prevedeva che gli incarichi dirigenziali non di vertice, già conferiti con contratto, potessero essere revocati entro 90 giorni dall’insediamento di un nuovo dirigente generale.
Se infatti, con riferimento all’articolo 97 della Costituzione, si ritiene ammissibile che la Giunta regionale conferisca incarichi dirigenziali “apicali” a soggetti individuati intuitu personae, cioè a discrezione, per assicurare in questo modo una “continuità” tra organi politici e dirigenti di vertice, non la stessa possibilità è data per altri incarichi dirigenziali, quelli che sono attribuiti per carriera professionale e merito, non per i “legami” politici. E per fortuna, riteniamo.
Ma nel caso della Trigilia, la violazione della norma è stata ancora più grave, trattandosi di un provvedimento assunto non dall’assessore in carica o, al più, dal dirigente responsabile dell’anticorruzione bensì, motu proprio, da un direttore generale. Un evidente abuso di potere, quindi.
Inoltre, specifica la Guglielmino, “vantando la Trigilia, ossia la ricorrente, un diritto soggettivo e non una mera aspettativa, è possibile condannare l’amministrazione a un facere”, cioè a dare immediata esecuzione alla sentenza di reintegro nel posto di lavoro.
Al di là degli aspetti meramente tecnici che qui omettiamo, riteniamo invece essenziale riportare quanto presente in sentenza su profili più generali. Scrive il giudice del lavoro: “La notizia della disposta rimozione ha avuto, in considerazione dell’importanza del ruolo ricoperto dalla ricorrente, ampia eco di stampa. Il clamore pubblico della vicenda è tale da ledere l’immagine, non solo strettamente professionale, della dott.ssa Trigilia, considerato che lo stesso Direttore generale ha pubblicamente dichiarato alla stampa lo stretto collegamento della disposta rimozione dall’incarico dirigenziale a presunte “irregolarità amministrative”. A tali presunte irregolarità, oggetto di un esposto anonimo alla Procura della Repubblica di Siracusa, ha fatto seguito, oltre a un’indagine ispettiva presso la Soprintendenza, disposta dallo stesso Direttore generale, anche l’avvio di un procedimento penale definito con provvedimento di archiviazione. Si tratta dunque di un pregiudizio discendente oggettivamente e direttamente dalla vicenda posta all’esame, in via sommaria, di questo giudice, che non necessita dunque di particolare prova. Inoltre, l’illegittima rimozione adottata dall’Amministrazione potrebbe protrarsi nel tempo fino a compromettere irreparabilmente il diritto della ricorrente all’espletamento dello specifico incarico conferitole, con effetti pregiudizievoli irreparabili sia con riferimento all’arricchimento dell’esperienza professionale sia con riferimento alla carriera”. Lo stesso ragionamento già fatto nel ristabilire la giustizia nel caso della soprintendente Basile, dunque.
En passant osserviamo che la condanna pecuniaria inflitta all’assessorato regionale di 2.800 euro, oltre a essere assolutamente irrisoria ai nostri occhi (altri sono i parametri giudiziari), dovrebbe essere a carico non dell’assessorato, cioè ancora una volta dai cittadini, bensì del responsabile di tale vicenda, una cifra da prelevare direttamente dalle sue tasche.
Perché a questo punto si pone l’interrogativo di sempre, non certo originale, quello che non ha mai risposte. In che modo i responsabili di questa vergognosa vicenda pagheranno per quest’azione senz’altro orchestrata, come dimostrato dall’esposto anonimo, e che ha quindi una regia occulta? quale sarà il prezzo che pagheranno per aver infangato professionisti la cui colpa è stata solo quella di pretendere il rispetto delle norme? quale sarà la ricaduta su di loro per aver sottoposto quei funzionari alla gogna mediatica? Nessuna, come è stato fino a questo momento, se non l’innocuo spostamento da un assessorato all’altro, per giunta affini: dai beni culturali all’urbanistica? E’ evidente che, chiusasi (almeno momentaneamente) una delle pagine più buie della nostra storia recente, per evitare che nuovamente un simile attacco possa essere portato contro organi dello Stato investiti della tutela e salvaguardia del nostro intangibile patrimonio storico culturale, sarà assolutamente indispensabile una riflessione su quanto accaduto. Al di là delle responsabilità di chi ha concretamente agito, nei confronti dei quali è auspicabile un’azione risarcitoria dal più ampio spettro possibile, vanno individuate le responsabilità politiche che chiamano in causa in primis, a nostro giudizio, proprio il Presidente della Regione, quello che molti di noi hanno purtroppo votato.

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