Non basta allocare 120 mila migranti, bisogna sradicare i fattori che generano l’esodo. Invece di Frontex, abbiamo bisogno di uno sforzo europeo mirato a salvare persone disperate
Il Mediterraneo non deve essere un cimitero. La tragedia delle morti in mare è costata la vita a non meno di 30.000 persone. Questa situazione non cambierà se l’Unione Europea non muta direzione. I continui conflitti, l’aumentare delle disuguaglianze e l’esacerbarsi dei cambiamenti climatici che colpiscono alcune regioni dell’Africa e dell’Asia, spesso aggravati dagli interessi occidentali, creeranno probabilmente un flusso di spostamenti di massa ancora più consistente.
Nel corso degli anni, l’UE ed i suoi Stati membri hanno costantemente reso più difficile l’accesso dei migranti senza fornire alcuna possibilità di accesso legale. Tale politica ha contribuito a nutrire un traffico di esseri umani pericoloso e criminale (dal valore di almeno 20 miliardi di euro l’anno) portando all’arrivo di più carrette del mare. Inoltre migliaia di persone sono costrette a lasciare le proprie case per la violenza, la guerra, o le condizioni ambientali (aridità, desertificazione a seguito dell’effetto serra specialmente nell’Africa sub-sahariana), mentre le nazioni europee violano le normative europee e il diritto internazionale che tutela i richiedenti asilo. Bisogna invece che l’UE crei vie legali per i migranti che cercano di entrare nell’UE per vivere e lavorare.
Le proposte recentemente presentate dalla Commissione europea hanno finalmente mostrato una certa volontà di ricorrere al suo diritto d’iniziativa e risolvere alcune questioni controverse come la redistribuzione e il dislocamento dei richiedenti asilo. Resta comunque carente in termini di numeri e non dà alcuna indicazione per una politica di migrazione legale. Si concentra ancora troppo sul controllo delle frontiere, come dimostrato dalla proposta della Commissione di estendere il mandato di Frontex di respingimento dei migranti. Invece di Frontex, abbiamo bisogno di uno sforzo europeo mirato a salvare persone, supportato da tutti gli Stati membri e un regime alle frontiere totalmente differente, basato sui diritti umani.
Pensiamo che sia arrivato il momento che l’UE assuma le proprie responsabilità e agisca allo scopo di mettere fine alle morti in mare e aumentare considerevolmente il proprio ruolo nell’aiutare rifugiati, profughie migranti. L’UE deve sviluppare un piano di azione comune coerente con i valori di solidarietà e rispetto dei diritti umani. Tale piano d’azione dovrebbe basarsi su quattro assi principali:
1. Un mare nostrum europeo. La creazione immediata di un’operazione di ricerca e salvataggio europeo che, come Mare Nostrum, operi anche in acque internazionali allo scopo di fermare le morti in mare. Tale operazione deve anche includere strumenti effettivi di contrasto al traffico di esseri umani.
2. Pieno utilizzo degli strumenti legali esistenti per assicurare accesso legale e sicuro. Questi includono: massima velocizzazione del disbrigo delle pratiche di accesso per il riconoscimento dello status di rifugiato, di sfollato o per la continuazione del viaggio per ricongiungimento familiare, assegnazione di visti umanitari; l’applicazione della direttiva 2001 sulla protezione temporanea, in particolare per far fronte alla crisi in Siria.
3. Un programma di insediamento e riallocazione più ambizioso. Bisogna urgentemente portare avanti un programma consistente di condivisione delle responsabilità riallocando i rifugiati dall’Italia, la Grecia o Malta verso altri Stati membri. È anche necessario mettere in campo alternative all’attuale sistema di regolamentazione di Dublino al fine di rendere il sistema più giusto sia per i richiedenti asilo che per gli Stati membri. Questo comprende il portare avanti proposte che permettano un mutuo riconoscimento delle decisioni di asilo positive ed il trasferimento dello status di protezione internazionale all’interno dell’UE.
4. Cambiare il focus delle politiche di commercio e sviluppo e smettere di finanziare regimi autoritari. Il nesso tra commercio, agricoltura, pesca e politiche d’investimento da un lato e sviluppo e migrazione dall’altro, dovrebbe essere riconosciuto ed essere messo al centro dell’agenda politica. Una delle politiche a medio lungo termine dell’UE dovrebbe essere l’eradicazione di tutti i fattori che generano la fuga delle popolazioni dai loro Paesi: politiche di commercio e sviluppo inique, supporto di regimi non democratici, commercio di armi, cambiamenti climatici ed altro ancora. Anziché tagliare gli aiuti allo sviluppo, c’è un urgente bisogno di aumentarli. Le politiche europee devono mirare a condizioni di vita sostenibili anche per i giovani qualificati dei Paesi africani.

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