Nei documenti risulta ora l’una ora l’altra dizione e in uno ambedue. Difficile credere a un errore di stampa. Tra i sostenitori dell’attuazione anche l’arch. Peppe Patti, noto ambientalista: “Negare il progetto assentito nel 2003 esporrebbe il Comune a nuove richieste di risarcimenti”
La novità più interessante degli ultimi giorni da quando si è aperto il caso One&Only Torre Ognina (il resort di extra lusso della joint venture italo americana Siracusa Sun) è data da due interventi: uno dell’architetto Giuseppe Patti, autorevole esponente dei Verdi siracusani, l’altro del deputato regionale Vincenzo Vinciullo e dei suoi consiglieri comunali Castagnino, Alota e Vinci.
Sullo sfondo le polemiche del marchese Di Gresy nei confronti del primo cittadino, accusato di non aver mostrato imparzialità nel trattare i due progetti della Pillirina e di Ognina. “Forse – la getta là il marchese provocatoriamente – per la presenza di consulenti locali” (il riferimento è all’ingegnere Guido Monteforte, al geologo Gaetano Bordone e all’architetto Giuseppe Spinoccia) e minaccia battaglia.
In sintesi, invece, la posizione dell’onorevole Vinciullo è di critica nei confronti di un progetto presentato nella sede del partito democratico prima che in consiglio comunale, luogo deputato a discutere iniziative che riguardino l’intera comunità siracusana; di perplessità su una proposta di variante al prg “così vasta e devastante”, che rischierebbe di cancellare una parte della storia della città, cioè “le tracce di insediamenti importanti che vanno dalla preistoria all’età bizantina”; di dura polemica nei confronti di chi avrebbe autorizzato la Siracusa Sun “ad utilizzare alcune aree già comunali all’interno del comparto e a spostarle su altra zona”.
Ma il passaggio più interessante del comunicato del deputato è la domanda sul perché, nei documenti presentati dalla società, compaia accanto al nome Siracusa Sun ora la sigla LLC (in quelli rivolti alla soprintendenza) ora LLD (se primi destinatari gli uffici comunali), ciò nonostante il codice fiscale sia identico. “Potrebbe essere una sciocchezza – dice il deputato – ma sarebbe bene che qualcuno lo spiegasse. Da alcune ricerche in effetti si appura il significato della prima sigla ma non della seconda”.
La Limited Liability Company è un ente societario di origine statunitense creato per agevolare proprio la gestione delle joint ventures internazionali e garantire vantaggi fiscali.
Da un punto di vista civilistico i soci, italiani come statunitensi, godono di una responsabilità limitata per i debiti societari e tutti possono partecipare all’amministrazione non essendovi esclusioni come accade in altre tipologie societarie. Per quanto poi concerne i vantaggi di ordine fiscale, i soci USA beneficiano del sistema fiscale trasparente ed evitano il regime della doppia imposizione fiscale proprio delle società americane a responsabilità limitata, mentre quelli italiani possono godere di un’esenzione totale per quanto riguarda l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) e parziale ma sostanziale, il 60%, ai fini dell’IRES (imposta sul reddito delle società) e possono donare e conferire immobili statunitensi, detenuti appunto tramite una limited, minimizzando l’imposta federale su donazioni e successioni e conservando il pieno controllo dei loro investimenti d’oltre oceano.
Nessun dato invece sulla LLD ma di certo non si tratta di un refuso e quindi andrà chiarito. C’è per esempio chi sostiene che si tratti di una sigla per indicare le società per azioni.
E veniamo ora ai distinguo dell’architetto Patti che ha spaccato il fronte degli ambientalisti schierandosi in maniera determinata con il sindaco Garozzo che, al di là della prudenza delle dichiarazioni, ha mostrato di volere la realizzazione del nuovo villaggio, spalleggiato in questo dall’assessore all’Urbanistica Alfredo Foti e dal presidente della commissione consiliare Santino Armaro. Sviluppo del territorio, posti di lavoro, riqualificazione di un’area non particolarmente interessante, fatte salve alcune emergenze archeologiche e storiche, ben 22 milioni di oneri di urbanizzazione che sarebbero utilizzati per la manutenzione stradale: queste le positività riconosciute all’iniziativa imprenditoriale.
In particolare il ragionamento di Patti (che ribadisce comunque il proprio credo nel ‘cemento zero’ e nella salvaguardia delle coste e del paesaggio) si basa su alcuni punti fermi frutto, secondo quanto afferma, di un ragionamento logico che prende atto di scelte del passato ormai ineluttabili.
Il resort Torre Solaria, progetto del lontano 2002, potrebbe essere assentito, dopo complesse decennali vicende, dal Tar (decisione forse già presa mentre andiamo in stampa). Se così fosse, si prospetterebbe la realizzazione di un villaggio a ridosso della fascia di rispetto dei 150 mt dal mare di fortissimo impatto ambientale: una colata di cemento.
La proposta del ResortOne&Only Torre Ognina ingloberebbe invece il primo, diminuendo l’indice di edificabilità nella fascia dei 150-300 mt dal mare e aggiungerebbe nuovo edificato solo nella parte più interna. Un progetto quindi migliorativo del primo. “Negare il permesso al progetto Torre Solaria del 2003, ormai assentito, significherebbe probabilmente sottoporre la città a una nuova esosa richiesta risarcitoria. Meglio cercare un accordo con la nuova società disponibile al dialogo e contrattare con essa, piuttosto che alzare barricate, se già si sa che la battaglia sarebbe persa.”
A suo dire, l’obiettivo preliminare della società sarebbe quello di costruire intanto l’albergo, i campi da golf e una struttura residenziale, e solo in secondo luogo le villette da vendere ai soci, forse, diciamo noi, proprio ricorrendo alla spa.
Ribadite quindi le differenze con il caso Pillirina: “Lì la tutela del paesaggio andava a braccetto con la tutela della biodiversità, vincoli e rispetto delle leggi imponevano un secco no a qualsiasi intervento antropico, qui le preesistenze archeologiche e la biodiversità non richiedono una tutela estrema”, l’architetto, esprimendo un certo stupore, ricorda anche il mutato orientamento di Legambiente in merito ai campi da golf.
“Tra la Federazione Italiana Golf e le principali Associazioni ecologiste si è stabilito già nel 2012 un Protocollo d’intesa in favore dell’eco-golf, come in questo progetto viene indicato. Si mira alla salvaguardia dell’assetto idrogeologico del territorio e a quella degli aspetti paesaggistici, alla riduzione al minimo nell’uso dei fertilizzanti e dei fitofarmaci, alla tutela della biodiversità, al risparmio di acqua e a quello energetico. Le Associazioni ambientaliste hanno deciso di confrontarsi con le singole Regioni per verificare che gli impianti golfistici che sono già in fase di realizzazione o hanno avviato gli iter autorizzativi, corrispondano alle linee-guida del Protocollo, in modo che ogni nuovo progetto venga preventivamente sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica. Dire di no oggi non avrebbe alcun senso“.
Certo, se così non fosse, se il realizzando campo da golf non fosse ‘ecologico’, ci troveremmo di fronte a un campo a 18 buche che, secondo le stime della European Golf Association, come riportato dalla stessa Legambiente nei suoi dossier sull’argomento, consumerebbe in media al giorno 2.000 mc di acqua, cioè il fabbisogno di 8.000 persone o, se si preferisce, la quantità di acqua necessaria a produrre 2 tonnellate di grano.
SCHEDA – La storia del resort Ognina
Il 30 maggio 2002 i Giampiccolo sottoscrivono con il Comune di Siracusa una convenzione per un piano di lottizzazione ai sensi del prg vigente.
La Soprintendenza il 27 febbraio rilascia parere favorevole alla concessione edilizia comunale del 21 ottobre 2003 per la realizzazione del villaggio. L’insediamento turistico prevede costruzioni a partire già dai 150 mt dalla linea di costa in base alle norme in essere.
La convenzione viene prorogata una prima volta per due anni, successivamente per tre, e così fino al 29 maggio 2012 senza che però si costruisca mai nulla.
Così, ai sensi del nuovo prg del 2007 che conferma la destinazione dell’area alla ricettività turistico alberghiera sebbene con diversa denominazione, viene presentata una nuova richiesta di lottizzazione. Ma questa volta la Soprintendenza, il 10 dicembre 2013, date le diverse misure di salvaguardia del Piano Paesaggistico, che stabilisce il limite di inedificabilità entro i 300 mt dal mare, esprime parere contrario. D’altra parte, trascorsi infruttuosamente 10 anni dalla prima convenzione, essa dovrebbe risultare ormai scaduta.
Il privato presenta ricorso al Tar contro il provvedimento ritenuto illegittimo e il Tar lo accoglie per decadenza dei termini perentori, quindi per il formarsi del silenzio-assenso, riconoscendo al privato il diritto alla lottizzazione.
Di qui il nuovo appello della Soprintendenza che attende una risposta dal TAR forse già data mentre andiamo in stampa.
Invece, sull’altro fronte, la Soprintendenza ha già respinto la richiesta della Siracusa Sun LLC di variante urbanistica in considerazione, sia del regime vincolistico gravante sull’area, sia delle sopravvenute prescrizioni del piano paesaggistico.

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