Almeno settantamila i migranti non identificati presenti in Italia

A causa della Carta di Dublino almeno il 50% dei migranti che sbarcano in Italia, cioè la totalità dei cittadini eritrei e siriani, non acconsente all’identificazione in attesa di andare altrove. Salta così il nostro sistema di sicurezza e ipocritamente è il poliziotto inviato nei centri di accoglienza per la foto segnalazione a doverli “costringere senza forzarli”. State sereni: è l’Italian style.

 

Una delle paure  maggiori per la sicurezza interna, in tempo di terrorismo internazionale, è rappresentato, com’è ovvio, dall’ingresso inarrestabile di migranti. Dopo più di vent’anni di costante migrazione proveniente dall’Africa e dall’Asia, il nostro Paese è ancora fermo a definire emergenziale una situazione divenuta, e non da ora, strutturale. Ma questo è il nostro Italian style…

Per quanto siamo oggetto di costanti rimbrotti da parte di tutte le commissioni europee, il nostro sistema di “controllo ed intelligence” fa acqua da tutte le parti.

Vogliamo darvi una razionale delucidazione circa i metodi di controllo attuati nel nostro Paese dalla Questura e in particolare dalla Polizia Scientifica.

Al momento dello sbarco sulle banchine del porto, in ragione del numero di migranti presenti a bordo, si predispongono una serie di servizi a terra: dal controllo da parte del magistrato di turno  per l’apertura delle indagini relative all’identificazione degli scafisti che hanno pilotato l’imbarcazione fino al trasbordo dei migranti a bordo delle unità di soccorso in mare.

Quindi si effettua lo screening medico, a cui fa seguito l’eventuale invio in ospedale per i casi più difficili che non possono essere trattati nell’ambulatorio da campo al porto. 

Ultimo intervento, se rimane tempo prima di inviare i migranti presso i centri di primo soccorso e accoglienza, è il fotosegnalamento. Si tratta di raccogliere le sedicenti identità anagrafiche dei migranti e verificare se sono disposti  al fotosegnalamento.

Consiste nella  registrazione, su di un network elettronico nazionale ed europeo, delle impronte digitali e della fotografia del cittadino sbarcato al porto. Ho usato l’espressione “se sono disposti”, riferita alla volontà del migrante di farsi fotosegnalare.  Infatti si deve sapere che nel Bel Paese il migrante, entrato come dice la legge “clandestinamente”,  è libero di farsi prendere le impronte o meno. Nella paradossale falsa concezione di privacy, accade che i cittadini eritrei, siriani e iracheni, siano assolutamente liberi di rifiutare il fotosegnalamento. Pertanto, sui quasi centomila  migranti sbarcati in Italia dal primo gennaio ad  oggi,  un buon 50%, cioè la totalità dei cittadini eritrei e siriani, sono transitati e molto spesso rimasti nel nostro paese  anonimamente. 

Qual è il motivo che spinge queste due nazionalità, cioè l’eritrea e la siriana, a sfuggire ad ogni genere di registrazione del loro passaggio in Italia. La carta di Dublino stabilisce in maniera ferrea che il migrante entrato in Europa, indipendentemente da qualsiasi frontiera, deve fare richiesta di asilo, sia umanitario che politico, nel paese in cui è stato fotosegnalato. Purtroppo in Italia le lungaggini burocratiche costringono i migranti ad aspettare per almeno un anno il rilascio del permesso di soggiorno e un anno di tempo è quindi sottratto al lavoro e al ricongiungimento ai loro familiari residenti in Europa.

Nei paesi europei i tempi del rilascio del permesso di soggiorno durano mediamente la metà.

D’altronde dei centomila migranti giunti dall’inizio dell’anno sulle nostre coste, sono veramente pochissimi quelli che dichiarano di voler restare in Italia. La nostra nazione anche per loro è un paese che, se pur con molto appeal, va bene solo per le vacanze, non certo per immaginarvi un futuro.

Il poliziotto inviato quindi nei centri di accoglienza a fotosegnalare “tutti i migranti” presenti, deve procedere al fotosegnalamento dei cittadini extracomunitari “costringendoli senza forzarli”.

Con il solito giochetto dello scaricabarile, di fatto il poliziotto deve decidere qual è il confine tra la costrizione e la forzatura nel chiedere al migrante di farsi prendere le impronte digitali.

Così, in questo paese di Pulcinella, nell’enfasi di un’accoglienza generosa, fraterna e umana, poi facciamo entrare circa settantamila persone straniere ogni anno, di cui non sappiamo assolutamente nulla. Potrebbero essere altrettanti jihadisti, ma noi non ne abbiamo la benché minima idea. Cameron e Merkel strillano inutilmente contro Renzi  affinché adegui i sistemi di controllo agli standard di sicurezza internazionali, ma al momento sembrano solo urla alla luna.

Quest’estate è stata segnata dagli eritrei a Ventimiglia e a Calais e Dover: ebbene tutti erano transitati dai nostri porti, distribuiti nei centri di prima accoglienza e soccorso, e scomparsi subito dopo proseguendo la loro lunga corsa verso un futuro di speranza.

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