Una terapia che sta alla moderna Oncologia come il coltellino di selce neolitico sta al robot-chirurgo al laser. Una classe politica bislacca non solo non reprime questi fenomeni ma li cavalca
Sentir ripetere ancora oggi da qualcuno che la cura Di Bella era una soluzione efficace contro il cancro e che vi è stata una forte responsabilità di alcuni organi di governo sanitario per averla repressa e poi messa da parte, mi fa sempre star male. Che Paese lascio ai miei figli? Certo è che se l’Italia fosse mai stata un paese tecnologicamente avanzato e all’avanguardia nelle varie branche della scienza, questa tremenda vergogna, giunta agli onori della cronaca e persino riconosciuta come cura valida in sede giudiziaria, non avrebbe mai nemmeno incuriosito la più stupida e illetterata comare.
Solo chi è attempato come mericorda quell’Italietta, dove l’analfabetismo era una condizione diffusa in larghi strati della popolazione. Non sono tempi così lontani e non pochi ricordano il maestro Manzi in “Non è mai troppo tardi” negli anni ’60.
Il retaggio di quei nonni è ancora vastamente rappresentato dai nipoti. Gli analfabeti impararono al massimo a firmare ma non a pensare. Prova ne è che larghe fasce della popolazione attuale italiana hanno una cultura media e una capacità di discernere così scadente da abboccare a tutte le esche mediatiche.Sono questi italiani di bocca buona che fanno la fortuna dei venditori da fiera di paese che hanno dominato la scena politica a tutt’oggi. Si son bevuti di tutto: dal milione di posti di lavoro al ponte sullo Stretto di Messina. Continuano a bere anche ora che le fregature son tutte evidenti e la crisi evira la nazione.
Facebook quotidianamente ci dà la misura di come il Paese non sia cambiato dagli anni ’50: circolano bufale di tutte le specie, alcune discretamente confezionate, altre così smaccatamente incredibili eppure cliccate e condivise. A volte ne analizzo i “mi piace” e le condivisioni e vi assicuro che non c’è da fidarsi della cultura media degli italiani e della loro capacità critica. Vedere i “mi piace” riferiti a “post” dedicati ad argomenti di salute mi è sempre stato molto utile per avere un’idea diretta, sicura, incontrovertibile della capacità critica di chi approva e condivide certe castronerie.
Se vi dicessi che una parte di chi abbocca alle bufale sanitarie è, per lo meno, diplomata, ha un’età compresa tra i trenta e i sessantacinque anni, che cosa possiamo desumerne? Se pensiamo che quelle età appartengono al mondo produttivo, a quello delle responsabilità a trecentosessanta gradi rispetto alle generazioni più giovani, cosa dobbiamo pensare? Proverò a esprimere quello che pensodi questi fenomeni.
Abbiamo di fronte una larga fascia della popolazione che ha ricevuto una formazione scolastica scadente, dove né l’istruzione né il processo di selezione che, poi, avviene nel mondo del lavoro e del sociale hanno prodotto cittadini maturi, consapevoli, accorti. Di questo fenomeno hanno avuto precoce consapevolezza tutti quegli esperti di comunicazione che hanno poi determinato il successo straordinario di alcune reti televisive che hanno sovvertito, attraverso un certo tipo di spettacolo, l’etica e la cultura italiana, creando miti e costumi di grande presa su troppe coscienze deboli. Non voglio sempre insultare le casalinghe di Voghera per giustificare il sovvertimento dei valori etici e culturali di una larga parte della popolazione, le cui coscienze sono state facilmente manipolate fino ad annullarne le capacità critiche.
La forza e l’ascesa di alcuni personaggi sono venute dalla diffusa debolezza culturale di un vasto strato della popolazione italiana. Dietro pastrocchi indicibili come la cura Di Bella ci sono queste sostanziali valutazioni.
La cura Di Bella sta alla moderna Oncologia come il coltellino di selce neolitico sta al robot-chirurgo al laser. Moltissime le aggravanti sul crimine scientifico in sé. Una è quella che il professor Di Bella, con una laurea in Medicina conseguita negli anni trenta del secolo scorso, e un curriculum d’insegnante di anatomia dell’orecchio, non aveva nessuna competenza in Oncologia e tutte le sue affermazioni lo dimostrano. L’altra è che non basta aver fatto qualche strampalata ricerca in anni lontani per aver certezze scientifiche che si possano tramutare in cure.
La cosa più grave è quella che nessuno oggi può affermare di aver scoperto qualcosa d’importante se non si è confrontato con tutti i ricercatori del mondo e non abbia ricevuto un riconoscimento internazionale della sua invenzione, dopo aver superato tutta una lunga serie di verifiche rigidissime e codificate. In sintesi, oggi tutta la scienza si basa sulla medicina delle evidenze, al di fuori di ciò sta il nulla assoluto, con buona pace di tutte le cosiddette medicine alternative, che, di fatto, esistono solo per chi sta fuori della vera scienza.
Invece di un’espulsione dal consesso scientifico e un pietoso silenzio, il professor Di Bella e il suo metodo s’impongono nell’opinione pubblica italiana (somari, servi e sovversivi anche molti giornalisti a ogni livello mediatico!) e fa il suo ingresso trionfale in Parlamento, sulle spalle entusiaste di Alleanza Nazionale e di Gianfranco Fini.
Nel gennaio del 1998, in una conferenza a Bruxelles, il professor Di Bella, ottantaseienne, dopo una serie di affermazioni irritanti in cui afferma di aver compreso anzitempo egli solo alcuni meccanismi legati alle cellule tumorali, dichiara che la sua cura sarebbe stata, a suo dire, efficace anche contro altre patologie, come l’Alzheimer e la Sclerosi multipla,, sollevando le proteste degli specialisti presenti in aula. Questi ultimi, in segno di protesta per le numerose castronerie sproloquiate da Di Bella, gli girano le spalle ed escono dal Parlamento Europeo mentre egli enuncia i suoi vaneggiamenti. Un affronto gravissimo ma meritato. Peccato che Di Bella fosse lì a rappresentare una parte della politica italiana, perché Alleanza Nazionale aveva sollecitato l’evento.
Malgrado ciò, alcuni pretori impongono, in quegli anni e dopo, la cura ai malati che la richiedono. Le autorità sanitarie italiane, correttamente, dichiarano che la cura è sbagliata e anche pericolosa ma devono piegarsi alle ordinanze.
Queste ultime condizioni rendono conto della gravità della situazione politico-culturale italiana. In sostanza magistratura e politica, in contrasto con gli organi tecnici deputati alla valutazione scientifica e alla tutela della salute degli italiani, decidono cosa è giusto o no in luogo del Ministero della Sanità. Fini, nonostante una lunga serie di condanne della scienza internazionale riguardanti il Metodo Di Bella, proseguirà la sua carriera politica insieme ai suoi colonnelli che lo avevano appoggiato nel sostenere la cura Di Bella, Storace e Gasparri.
Comprenderà, dopo queste mie considerazioni, il lettore che la chiave per risolvere il problema si trova, solo e solamente, nel potenziare, sostenere, fortificare, valorizzare, rivoluzionare la Scuola? Che bisogna ripensare a una nuova campagna d’istruzione di massa, a un nuovo eroico, valoroso, efficace Alberto Manzi che dall’alfabetizzazione degli italiani passi alla rieducazione globale degli stessi? Che concedere dignità, profitto, promozione sociale e potere a pessimi studenti porta tutto il paese alla rovina? Che mortificare i nostri laureati e le nostre eccellenze, esportarle e regalarle ad altre nazioni, in cambio di un salario, è un suicidio programmato? Che i valori dominanti dell’Italia degli ultimi quarantacinque anni sono tutti da riformare profondamente e molti da rigettare con disonore?
C’è poco da recuperare, moltissimo da ricostruire dalle fondamenta. Pochissimo è il tempo da perdere ancora perché il paese non solo non progredisce, ma involve sempre più e il “caso stamina” lo dimostra. Proprio in questi giorni giunge la sentenza della Cassazione che chiude la vergogna stamina, vent’anni dopo la vergogna Di Bella. Spero di potervene parlare al più presto.
P.S. dimenticavo… gli unici due disubbidienti fra i miei pazienti che, nonostante il mio divieto, si sottoposero alla multiterapia Di Bella, morirono malamente in pochissimo tempo, così come facilmente previsto. Preferisco dimenticare i nomi di quei colleghi che si prestarono a fare da intermediari per praticare le cure con la terapia in questione. Le colpe di un medico, rispetto a queste manifestazioni di pericolosa ignoranza, sono, infatti, da valutare in sede deontologica e penale. Mi piacerebbe credere che ciò sia avvenuto. Chissà?

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