“La revoca anticipata dell’incarico penalizza la carriera della dr.ssa Trigilia”

Non solo non è stata reimmessa nel suo ruolo ma è stata sottoposta a procedimenti disciplinari. L’avv. Corrado Giuliano: “I nulla osta non erano mai stati prima contestati né mai revocati  dalla Regione in via sostitutiva così come avrebbe potuto fare il Dirigente Generale quale organo sovraordinato. Provvedimenti quindi legittimi”

Rimane ancora irrisolto il caso Trigilia, lontano dalle luci della cronaca ma ancora ferita aperta nella storia della città.

Come si ricorderà la dottoressa Alessandra Trigilia è stata coinvolta, insieme ai colleghi della soprintendenza Rosa Lanteri e Aldo Spadaro, e alla stessa soprintendente Beatrice Basile, nel ciclone ‘Giglione’ che ha azzerato in un rapidissimo turbinio i vertici degli uffici locali. Giorni frenetici e burrascosi seguiti da una bonaccia apparente che ha visto il reintegro progressivo di tutti i dirigenti delle unità operative e della Basile. Tutti, tranne appunto la Trigilia, responsabile dell’unità paesaggistica oggi affidata al dottor Carlo Staffile. Accusata di aver concesso una illecita autorizzazione alla piscina dell’allora assessore ai beni culturali Maria Rita Sgarlata, la Trigilia era stata rimossa dal suo incarico e ‘costretta’ ad accettare l’assegnazione al Museo Bellomo, pena la perdita del posto di lavoro. Il buon senso aveva fatto immaginare ai più che, risolto l’enigma della piscina, e appurato in sede amministrativa e penale (per il reato di costruzione abusiva) l’inconsistenza totale delle accuse mosse dal dirigente Giglione, la Trigilia sarebbe stata, come i colleghi, reintegrata nelle sue funzioni anche per l’azione meritoria svolta nel suo incarico di dirigente dell’unità paesaggistica.

Non solo invece la dottoressa Trigilia non è stata riconfermata nel suo precedente incarico ma è stata sottoposta a procedimenti disciplinari destinati probabilmente a risolversi in nulla, come già accaduto di recente con l’archiviazione disposta dalla Funzione Pubblica.

Nel ricorso presentato a sua volta dalla Trigilia contro l’assessorato di riferimento si è anche costituita ad adiuvandum Legambiente che, nell’atto di costituzione avanti al giudice cautelare, ha preliminarmente stigmatizzato il comportamento ‘arbitrario’ del dirigente generale individuando nel suo comportamento un  “palese abuso di diritto”. Come già l’avvocato della Trigilia, Giovanni Randazzo, anche l’avvocato Daniel Amato ha eccepito una distorsione strumentale delle disposizioni anticorruzione che, come si ricorderà, hanno costituito proprio la giustificazione della rimozione.  

A fronte delle “iniziative intimidatorie che si protraggono da almeno un lustro a carico della Trigilia, più volte oggetto di pretese risarcitorie per centinaia di milioni di euro, innanzi agli organi di giustizia Ammnistrativa TAR Catania e Consiglio di Giustizia Amministrativa Regionale per la Regione Sicilia, per aver adottato provvedimenti di estrema garanzia ambientale e paesaggistica”, la stessa autorità giudiziaria ha accertato in sede di indagini preliminari che i funzionari della Soprintendenza hanno operato nel pieno rispetto della normativa urbanistica, edilizia e di settore, nonché nell’osservanza di disposizioni amministrative interne, annullando tra l’altro la sospensione della Soprintendente Basile, responsabile, secondo il dirigente generale, di aver vistato due nulla osta rilasciati dalla dottoressa Trigilia considerati illegittimi.

“Questi nulla osta – chiarisce l’avvocato Giuliano – non erano mai stati prima contestati alla Trigilia né mai revocati  dalla Regione in via sostitutiva così come avrebbe potuto fare il Dirigente Generale quale organo sovraordinato. Provvedimenti quindi legittimi, come appunto già accertato anche in sede giudiziaria. Riteniamo che ci sia stata una strumentalizzazione dell’istituto della rotazione che in realtà è preordinato semplicemente a garantire la Pubblica Amministrazione da situazioni e fenomeni antigiuridici lesivi dell’integrità e della trasparenza degli Enti pubblici”.

“L’istituto della rotazione, inizialmente prevista come ordinario sistema di attribuzione degli incarichi col d.lgs 29/1993, è stata successivamente eliminata, proprio perché contrastante con i principi di merito e continuità dell’azione amministrativa – osserva l’avvocato Amato -. La legge 190/2012 l’ha ripristinata, ma evidentemente al solo scopo di utilizzarla come misura particolare, per casi di specifico rischio. Dunque, la rotazione degli incarichi dirigenziali va regolata in modo che il metodo sia ‘previsto nell’ambito dell’atto generale contenente i criteri di conferimento degli incarichi dirigenziali approvato dall’autorità di indirizzo politico’ e, accanto, identificare ‘un nocciolo duro di professionalità per lo svolgimento delle attività proprie di ciascun ufficio o servizio a rischio di corruzione’, allo scopo di assicurare la continuità. E’ proprio l’acclarata infungibilità degli incarichi di vertice, come il munus dirigenziale della Trigilia, che rendono l’elevata professionalità conseguita un ostacolo a una rotazione acritica delle posizioni dirigenziali che finirebbe per ledere gravemente il buon andamento e la performance del pubblico ufficio di riferimento.

“Una revoca anticipata dell’incarico non solo penalizza la carriera lavorativa della dr.ssa Trigilia ma anche mortifica l’importante e apprezzato lavoro profuso in materia di tutela del paesaggio nella nostra provincia”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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