306 i dirigenti all’Assessorato regionale BB.CC., 115 più che al Ministero

Molti in stato di incompatibilità per la legislazione anticorruzione. Ma il conflitto di interessi rispetto agli incarichi è anche di Crocetta che, da dipendente dell’Eni, ha chiuso l’accordo con Assomineraria, degli assessori Vancheri e Lo Bello e di alcuni commissari nelle ex Province

Alla Regione giri di valzer ai vertici dell’assessorato regionale dei beni culturali con 3 assessori e conseguente siluramento del dirigente generale, a Siracusa un balletto di 4 soprintendenti e rotazioni di 3 dirigenti, con successivo parziale ripensamento:  tutto nel breve volgere di 10 mesi.

L’applicazione di uno spoil system – “Un assessore ha il diritto di indicare un direttore generale più ‘funzionale’ al rispetto del proprio programma di governo” ha dichiarato tra l’altro Crocetta – che ha una data di origine, un punto di partenza ben preciso che va individuato quale chiave interpretativa del tutto, così come ciò che accade a Siracusa andrebbe letto nel più ampio contesto di come, alla Regione Sicilia, sono stati nominati i dirigenti, nell’indifferenza e nel silenzio dei rappresentanti politici (tranne poche rare virtuose eccezioni), e di come sia da riformare urgentemente l’intero settore, in senso lato, non solo nei beni culturali ma ovunque i dirigenti siano stati chiamati secondo modalità che al cittadino, al buon senso, appaiono del tutto discutibili.

Il punto di partenza è il parere chiesto da Crocetta, da poco insediato, al commissario dell’Aran relativo alle conseguenze della revoca degli incarichi dei dirigenti generali, in particolare dei cosiddetti ‘esterni’. La risposta fu che avrebbe dovuto continuare in ogni caso a versare loro il lauto stipendio fino alla scadenza del contratto. Poco prudente da parte del governatore chiederlo proprio al marito del segretario generale Patrizia Monterosso che tra i dirigenti generali ‘esterni’ va annoverata! E restano infatti dubbi sulla bontà della risposta dal momento che tale incarico, di carattere fiduciario, non può confondersi, a nostro avviso, con quello dei dirigenti di ruolo, e sempre ammesso che anche per quest’ultimi valga quanto dichiarato dal commissario dell’Aran.

Ma il caos dirigenti ha origini ancor più antiche nella terra irredimibile di Sciascia.

La cronaca locale già si è interessata dell’anomalia, per usare un eufemismo, della nomina dei 306 dirigenti ai beni culturali regionali in un documentato articolo di Antonio Fraschilla per La Repubblica di domenica 16 novembre. 115 in più dei 191 presenti a Roma, al Ministero dei Beni Culturali, con stipendi compresi tra i 60 e gli 80 mila euro lordi l’anno.

Sebbene il dirigente generale Salvatore Giglione abbia dichiarato che ciò sia da ricondurre alla legge n.10 del 2000 che avrebbe “promosso mille funzionari a dirigenti”, è in realtà noto che non la  legge, che si limita a disciplinare il regime della dirigenza regionale, bensì la volontà dei politici dell’era Cuffaro-Lombardo-Crocetta, in sostanziale continuità si direbbe, grazie a leggine e atti amministrativi ad hoc, ha promosso a dirigenti una marea di funzionari, anche extraregionali.

Fraschilla nota non solo il surplus di “esperti d’arte” rispetto alle poltrone disponibili, e quindi la necessità di impiegarli in studi e ricerche, adeguatamente finanziati, sugli argomenti più disparati (teatri regionali, feste popolari e via discorrendo), ma anche “un particolare legame tra agricoltura e beni culturali”. Tra architetti e ingegneri infatti, spicca il numero di agronomi diventati dirigenti, a quanto pare assurti a tale carica, in molti casi, senza aver mai fatto un vero concorso, mentre in alcune soprintendenze il numero degli archeologi sarebbe ridotto al lumicino.

Il problema, si diceva, è tuttavia generale, una sorta di metastasi. In un recente articolo Live Sicilia ha evidenziato come le ultime nomine di Crocetta dei commissari delle province profumino di illegittimità. In  sostanza il decreto 39, in particolare all’articolo 11, disciplina l’incompatibilità tra gli incarichi amministrativi di vertice in un ente pubblico e quelli negli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni statali, regionali e locali. Si mira quindi a lasciare ben distinti i due piani, amministrativo e politico, proprio per evitare casi di conflitto di interessi e di possibile, ipotizzabile, corruzione.

Nel caso di Ragusa e Trapani, per esempio, a essere designati a commissari sono stati due dirigenti generali della Regione – “responsabili quindi di tutti gli atti: pagamenti, concessioni, autorizzazioni.  che impegnano la Regione verso l’esterno” chiarisce Live Sicilia -, che sono l’uno direttore del dipartimento pesca e l’altro dirigente generale dell’assessorato alla salute (dipartimento dell’osservatorio epidemiologico). È di tutta evidenza che le due diverse funzioni potrebbero trovarsi in conflitto l’una con l’altra per una qualsiasi ragione e, trattandosi della stessa persona a rappresentarle, assisteremmo ai tragicomici paradossi plautini tipici della commedia dei gemelli.

Ma lo stesso vale anche per la non citata Siracusa dal momento che anche la Barresi è attualmente dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Agricoltura e, in tale veste dovrebbe svolgere un ruolo di impulso e anche di vigilanza sugli Enti Locali mentre, come Commissario della Provincia di Siracusa, assommerà su di sé sia il ruolo di indirizzo politico dell’ente Provincia in agricoltura, sia, da dirigente generale all’agricoltura, il ruolo di propulsore e controllore sulla medesima Provincia.

Lo stesso rischio si corre, secondo Live Sicilia, anche per le nomine dei commissari di Caltanissetta e Agrigento, ambedue capi di gabinetto di Crocetta nel suo doppio ruolo di governatore e di assessore ad interim all’energia. “Quali interessi cureranno questi commissari? – si chiede Accursio Sabella – Quelli della Provincia in cui sono stati inviati o quelli della Regione con la quale, nella figura di Crocetta, hanno stipulato dei contratti di natura fiduciaria quale è quello di guida degli uffici di staff? Potrebbero mai da commissari tradire la fiducia del governatore?”

No, non potrebbero, è la risposta.

Ma cosa fare davanti a tale aberrazione di sistema laddove è assente l’unica sponda possibile, quella che in una sana democrazia dovrebbe essere funzionale, oltre che istituzionale, cioè quella dei rappresentanti politici, almeno di chi è all’opposizione? Quale scappatoia trovare laddove la politica ha perso il suo ruolo di governare il bene comune in nome dell’interesse generale trasformandosi in ‘assalto alla diligenza’ per il proprio esclusivo tornaconto e vantaggio?

L’unica risposta che al momento ci appare potenzialmente efficace è nelle segnalazioni alle massime autorità competenti (al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone e al presidente della Commissione antimafia regionale Nello Musumeci come a procuratori della repubblica) dell’avvocato Gaetano Armao, assessore all’economia nella giunta Lombardo, noto giurista, convinto autonomista e presidente dell’associazione Sicilia OpenGov, impegnata da tempo proprio nel rispetto della normativa anticorruzione in Sicilia.

Due quelle di maggior interesse per le nostre riflessioni: una per un conflitto di interessi individuabile nell’accordo tra la Regione Sicilia e l’Assomineraria e le imprese del settore petrolifero, la seconda relativa proprio alle nomine dei commissari.

Nella prima, tra i vari rilievi che qui non interessano, l’avvocato Armao segnala l’omissione nel curriculum di Crocetta pubblicato sul sito della Regione dei rapporti del governatore con l’Eni: ancora dipendente in aspettativa o già pensionato? E come la dottoressa Vancheri, assessore alle attività produttive, risulti nel suo curriculum responsabile dell’internazionalizzazione di Confindustria Sicilia, non si sa se da dipendente o consulente, ma in ogni caso legata all’organizzazione datoriale alla quale sono iscritte le società e l’associazione che hanno stipulato l’accordo contestato.

“Su entrambe le posizioni gli stessi componenti del Governo e sottoscrittori dell’accordo (non risulta in merito nessun riferimento ad istruttorie da parte delle competenti strutture burocratiche) non hanno ritenuto di offrire alcun chiarimento preventivo o successivo riguardo alle prescrizioni normative in materia di incompatibilità scaturenti dalla legislazione anticorruzione. L’imparzialità non va solo dimostrata, come ha chiarito la giurisprudenza amministrativa, ma presunta e qui le presunzioni inducono a ben altre conclusioni” scrive Armao.

E potremmo ad abundantiam aggiungere anche la posizione dubbia dell’attuale assessore alla formazione: la Lo Bello, dipendente delle Poste, è in aspettativa o in pensione? Ma la legge Madia non impedisce ai pensionati di avere carichi amministrativi?

Ma veniamo alla seconda segnalazione di Armao il quale, oltre a riferirsi espressamente all’articolo di Live Sicilia riportandone le notazioni, evidenzia da una parte la mancata pubblicazione del dispositivo di nomina sul sito ufficiale dell’ente e dall’altra, circostanza ‘dirimente’, come, a seguito della precedente nomina dichiarata nulla di Ingroia a commissario della provincia di Trapani, Crocetta non solo sia responsabile delle eventuali conseguenze economiche dell’atto nullo ma soprattutto sia da ritenere per tre mesi inibito a procedere ad altre nomine. Sempre perché questo dice la legge.

Insomma: un caos indescrivibile e due domande su tutte.

Ma i dirigenti di terza fascia, vale a dire il 95% dei dirigenti regionali, e tra questi lo stesso Giglione,  possono essere nominati dirigenti generali?

E le buone leggi, se manca un efficace controllo e chi le faccia rispettare, hanno una qualche utilità?

Ci si perdoni il riferimento dotto: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” (Dante vs 97 c. XVI Purgatorio).

 

 

 

 

 

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