Elisabetta Ferrarini e il libro su Pier delle Vigne scritto con Brunella Bruno

Un modo per ricordare le persone che ci hanno lasciati, oltre che considerare “l’eredità d’affetti”, è leggere le tracce che hanno impresso nella comunità che le piange.

Nel caso di Elisabetta Ferrarini, “La Civetta di Minerva” si associa al dolore dei familiari e degli amici, così come a quello della comunità scolastica del Liceo “Einaudi” di Siracusa.

Ma qui vogliamo ricordare la studiosa, in particolare la dantista appassionata.

Per una serie di coincidenze (Dio-incidenze? Serendipità?) qualche mese fa ci è giunto per le mani di Gioia Pace, dagli scaffali della Biblioteca per stranieri dedicata ai suoi genitori Elvira e Nino (qui il link per saperne di più: https://anagrafe.iccu.sbn.it/it/ricerca/dettaglio.html?codice_isil=it-SR0102), lo studio di Brunella Bruno ed Elisabetta Ferrarini “La famiglia sveva: il cor di Federigo – Un intrigo a corte, Inf. XIII”, un volumetto sulle vicende di Pier delle Vigne pubblicato nel 201° da Morrone Editore. Ma è quantomeno sorprendente che lo (ri) leggiamo nei giorni immediatamente precedenti alla scomparsa di una delle autrici, note per le loro Lecturae Dantis, la professoressa Ferrarini (legata tra l’altro a una ricerca pluridecennale sulla scuola siracusana frequentata dalla poetessa e patriota netina Mariannina Coffa) .

E scriverne ci sembra un modo per coltivarne la memoria.

Leggere lo studio su Pierre De Le Vigne, ovvero Petrus de Vinea, significa immergersi nel Medioevo svevo, nelle vicende di Federico II e della sua corte, della Scuola poetica siciliana, delle ambizioni, delle invidie cortigiane, nello studio dei documenti coevi e posteriori, per capire quanto la leggenda “nera” o la tesi innocentista si siano entrambe trascinate fino ai nostri giorni.

Vuol dire riflettere sulle ragioni della poesia e su quelle della Storia, sull’imago del Principe, sui rapporti padre-figlio (e quanto il rapporto Federico-Enzo ci ricorda quello di Hamlet-Hamnet con il sovrano di Danimarca di shakesperiana memoria?), sui problemi filologici e critici…

Interessantissima la parentesi “siciliana”: un testo attribuito a Pier delle Vigne e giunto a noi in varie versioni, anche grazie a Giuseppe Pitrè, il medico etnoantropologo palermitano cui tanto questi studi devono: la metafora della vigna permette di illuminare alcuni aspetti del potere imperiale e dei rapporti tra Federico e il suo protonotaro e logoteta, oltre che a farci spiare un possibile intrico sensual-amoroso a corte.

A corredo del volume, immagini dei manoscritti e dei castelli fridericiani tra cui quello di Siracusa, quel Maniace che non ha ancora svelato tutti i suoi misteri.

Parafrasando ciò che venne detto di Federico II, anche Elisabetta Ferrarini dunque non vivit, et vivit.

 

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