Premessa: Siracusa rappresenta una delle più importanti Città al Mondo per quanto riguarda il patrimonio storico e culturale materiale e immateriale e l’unica in Europa, insieme a Roma e ad Atene, a veder riconosciuta dall’Unesco come motivazione della l’iscrizione alla W. H. L. (Word Heritage List) l’eccezionalità della sua stratificazione culturale, un “percorso unico e ineguagliabile” dalla Fondazione ai nostri giorni.
Nel 2019, insieme alle Amministrazioni del Distretto culturale del Val di Noto, presentammo la sua candidatura nell’ambito del Progetto “Val di Noto 2020 Capitale Italiana di Cultura ”.
Il progetto, al quale diedi un contributo quale Direttore Culturale del Distretto, rappresentava una autentica rivoluzione nella promozione del patrimonio materiale e immateriale e lanciava una intera area geografica, caratterizzata dalla più alta concentrazione di siti Unesco al Mondo, a rappresentare coralmente la Capitale italiana di Cultura per il 2020.
Eravamo consapevoli delle difficoltà della impresa sia perché troppo fresca era (2018) la precedente nomina di Palermo, sia perché andavamo volutamente oltre le prescrizioni del Bando, rappresentando non una singola Città ma un intero territorio.
Nonostante il grande apprezzamento per il Progetto, quest’ultimo fu giudicato non attinente al Bando (come immaginavamo) anche grazie alla spinta negativa della più grande Città del Distretto (Catania ) che si sentiva poco rappresentata (sic!).
Voglio ricordare questa vicenda a chi avanza ipotesi di una nuova Candidatura di Siracusa, precisando che non è ipotizzabile prima del 2024 , per quanto riguarda la Capitale Italiana di Cultura (nel 2022 sarà Procida, nel 2023 saranno Brescia e Bergamo per solidarietà “pandemica” e volontà del Ministero) o addirittura per il 2033 come Capitale Europea della Cultura poiché sarà quella la prima finestra utile per l’Italia, per un complesso sistema di rotazione su scala europea.
Sia nella sopracitata esperienza del 2020 sia negli ultimi riconoscimenti Unesco ottenuti dalla Sicilia, ho acquisito una grande esperienza nella gestione e valorizzazione del nostro Patrimonio, tale da essere bene in grado di coordinare per la nostra Città una nuova candidatura e di coglierne l’oggettiva rilevanza, sia in termini di promozione ma sopratutto di metodo per costruire “sistema”.
Ma si dà il caso che la prima data utile sarà il 2024 e che il Bando che la riguarda presumibilmente uscirà nella Estate del 2023.
Non ho difficoltà a valutare la praticabilità di questo percorso, dando un contributo di volontà e di esperienza ma sono intuibili le ovvie difficoltà “politiche” legate a date che vanno oltre il nostro mandato di Amministratori.
Peraltro in una Città dove qualsiasi proposta innovativa sul Patrimonio culturale viene sistematicamente guardata con sospetto se non “calunniata” come portatrice di chissà quali “interessi” di Sindaco e Assessore, rimandando alla necessità di condivisone con “entità” autoreferenziali ma esperte nell’esercitare teorici poteri di “veto” basati sul pregiudizio.
Sarebbe invece opportuno che la Regione Siciliana, unica Regione con competenze esclusive sui temi della cultura, creasse un regolamento che possa determinare l’espressione di una sola Candidatura siciliana per ogni ipotesi di partecipazione.
La Regione potrebbe in questo caso insignire la candidata vincente a Capitale Siciliana della Cultura, evitando così la follia cui abbiamo assistito quest’anno, con la Candidatura contestuale di tre Città siciliane, di cui due appartenenti al Val di Noto.
E cioè a quel progetto, al quale lavoro dal 2000, di un unico e grande Distretto turistico e culturale: il nostro SudEst.
Siracusa in prospettiva potrà quindi avere buone opportunità di veder riconosciuta ulteriormente, sia a livello nazionale che europeo, la sua eccezionalità.
Per far questo occorre però un grande salto di qualità nelle mentalità dei cittadini, dismettendo la cultura della critica pregiudiziale e maliziosa su qualsiasi iniziativa della Amministrazione.
Serve invece amore per la Città e consapevolezza diffusa della grandezza della sua storia.
Serve soprattutto fiducia nel suo Avvenire e un dialogo che metta da parte ogni pregiudizio.
Possiamo farcela.
Fabio Granata
Assessore alla Cultura della Città di Siracusa.
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