ANDAMENTO COMPLESSIVO (01 APRILE-10 MAGGIO) DELL’EPIDEMIA NELLE NOVE PROVINCE SICILIANE

I numeri pazzi e le dispute tra epidemiologi

“Non ci sono numeri pazzi a Siracusa. Il numero di positivi non è affatto sottostimato rispetto alla media regionale. Non sono d’accordo con il dott. Scifo, l’analisi dei dati Covid da lui esposta non è condivisibile su un piano rigorosamente epidemiologico”.

Una delle tante dispute tra addetti ai lavori come ne stiamo vedendo a iosa nelle televisioni nazionali e locali, sui giornali, nei social.

Dispute che sembrano in fondo lontane dal nostro quotidiano. Quasi ininfluenti. Senza ricadute sulle strategie assistenziali che si sarebbero dovute tenere, ma soprattutto sui comportamenti, sulle regole, a cui i cittadini devono continuare ad aderire poiché l’andamento dell’epidemia non è del tutto rosea rispetto a come ci viene rappresentata.

La discussione tra il direttore sanitario dell’ASP, epidemiologo, e il dott. Scifo infettivologo e consulente del Sindaco di Siracusa, è stata incentrata su aspetti alquanto tecnici che proviamo a rendere più semplici.

Il dott. Scifo sostiene che i contagiati sono in numero superiore rispetto a quelli comunicati dall’ASP e che compaiono nei bollettini regionali e nazionali, ma soprattutto nel sito dell’azienda sanitaria.

La differenza sarebbe dovuta a diversi fattori: asintomatici e paucisintomatici non testati, ritardo negli esiti dei tamponi, tamponi eseguiti ma mai esaminati.

Il dott. Madeddu, semplifichiamo, ribatte che tali contestazioni sono di fatto non significative e per dimostrarlo rinvia ai confronti con le altre province siciliane mostrando delle belle tabelle tutte colorate che si possono trovare nella home-page dell’ASP. Il confronto tra le nove province viene fatto sulle percentuali degli attualmente positivi ogni 10.000 abitanti, come risultano dalle rilevazioni giornaliere a partire dal 27 marzo. I dati sono incontrovertibili. Mentre a Siracusa si ha un indice di appena 2,81 la media regionale si attesta su un più significativo 5,09 (rilevazione del 30 aprile).

Non ci sarebbe nulla da commentare, la provincia di Siracusa sembra proprio ben messa, forse la migliore, il dott. Scifo ha preso una bella cantonata.

Sono certo che questa prospettazione sia dovuta al nobile intento di non generare inutili allarmismi, ad evitare che si possa diffondere un panico immotivato. Per questo voglio subito sgombrare il campo da possibili disguidi, dicendo che per fortuna la situazione a Siracusa e in tutta la Sicilia non è certo quella di Bergamo, Milano, o della intera Lombardia. Per fortuna, ripeto, siamo ben lontani da quel “disastro”. Non dobbiamo rilassarci però, soprattutto ora che è iniziata la fatidica Fase 2.

E veniamo ai motivi per cui non dobbiamo rilassarci. I dati su cui si sono basate le valutazioni dell’azienda sanitaria sono quelli degli “attualmente positivi”, per ogni giorno di rilevamento, come risultano dai tamponi effettuati. Qui il primo bias, come dicono gli esperti, il primo “errore”. Siamo sicuri che il numero dei tamponi effettuati corrisponda a quelli esaminati? Ci è sembrato di capire che non è così. I risultati sono giunti con un certo ritardo e pertanto non è stato effettuato tempestivamente l’isolamento dei positivi e non è stata interrotta in tempo la catena del contagio. Quanti altri casi, magari asintomatici ma pur sempre contagiosi, sono sfuggiti? Non ci risulta che nelle altre Province si siano verificati casi analoghi. In tale contesto confrontare gli “attualmente Positivi” non è il miglior modo per avere un quadro corretto e rilassante.

Il dottore Madeddu è sicuro che gli “attualmente positivi” ci diano ragionevolmente un’idea della “densità” dei casi nella popolazione? E che tale “densità” rilevata a Siracusa sia confrontabile con quella delle altre Province?

Senza nessuna presunzione, senza nessuna saccenteria sulla bontà di considerare maggiormente corretto il metodo che proponiamo più sotto, consapevoli che si tratta sempre di stime e approssimazioni, abbiamo rilevato un diverso stato e una diversa evoluzione dell’epidemia a Siracusa anche nei confronti delle altre Province.

Considerato che per rallentare la diffusione del virus occorre ridurre in maniera costante la crescita percentuale dei casi, in particolare se aumenta la prevalenza, abbiamo applicato alla Sicilia e alle sue nove Province il metodo elaborato dalla Fondazione GIMBE, istituzione prestigiosa, indipendente, di ricerca, formazione e informazione scientifica.

La prevalenza (casi Totali per 100.000 abitanti) misura meglio la “densità” dei casi confermati nella popolazione e rappresenta anche una stima indiretta (proxy direbbero gli esperti) dei contagi non noti. L’incremento percentuale misura invece la “velocità” con cui si diffonde il virus.

La metodologia utilizzata dall’ASP di Siracusa, solo percentuale giornaliera degli “attualmente positivi”, restituisce un rapporto lineare tra i due dati (provinciale e media regionale) che mal si presta ad un’analisi corretta della diffusione del contagio.

Inoltre, è sempre stato impossibile nella provincia di Siracusa calcolare Rt, cioè il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione già suscettibile. Solo questo indice, almeno nel breve-medio periodo, può darci indicazione sull’andamento dell’epidemia e del suo impatto sul sistema sanitario, cioè l’impatto degli interventi.

Come è possibile affermare che l’organizzazione sanitaria         siracusana abbia retto bene, che gli interventi adottati siano stati efficaci, che i dati hanno mostrato come la provincia di Siracusa sia la migliore della Sicilia?

Siracusa non è mai stata la migliore della Sicilia, l’analisi dei dati dall’1 aprile al 10 maggio ci mostrano (vedi tabella) come l’andamento dell’epidemia sia stato molto più contenuto nelle province di Agrigento, Trapani, Ragusa, Caltanissetta e Palermo. Catania si è sempre posizionata in zona rossa, Enna per la vicenda che ha interessato l’Oasi di Troina è sempre stata fuori scala, Messina ha sempre sfiorato la zona rossa. L’andamento dell’epidemia, analizzato per decadi, ci mostra che Siracusa non è mai stata in zona “tranquilla”, sebbene la situazione negli ultimi giorni sia migliorata.

Questa analisi ci mostra ovviamente un quadro storico, quello che è stato quando a Siracusa i tamponi non si eseguivano, quando seppur eseguiti non si avevano i risultati, oppure i risultati arrivavano per tamponi e sintomi insorti in date diverse, tutti insieme. Caoticamente. Contagi in tempi diversi; contagi recenti oppure accertamenti recenti di contagi pregressi.

Allo stesso tempo però, può darci indicazione su quello che è importante fare oggi e in un futuro che non sappiamo quanto durerà.

La “fortunata” situazione in cui si è trovata la Sicilia, e con essa anche Siracusa, non può e non deve farci allentare l’attenzione. Nonostante nessuno abbia idea di quanti siano stati e soprattutto siano gli asintomatici e i paucisintomatici, il dato certo è che la nostra popolazione a differenza di quella delle regioni del nord è ampiamente suscettibile all’infezione.

Ciò è confermato indirettamente da quello che è stato definito lo “strano caso Sicilia” ove si riscontra il più alto Rt dell’intera penisola, con un valore ancora superiore ad 1 (1,12) a fronte di una media nazionale tra 0,5 e 0,7.

Le ultime stime indicano inoltre, che tra l’8 e il 10 % della popolazione nazionale (al massimo il 10%) ha contratto l’infezione da SARS-Cov-2, contro una percentuale inferiore all’1 % di quella regionale. Ciò significa che probabilmente, e lo speriamo, non si verificherà mai in Sicilia un picco come quello che si è avuto in Lombardia, ma la maggiore suscettibilità potrà comportare un lungo plateau che si potrà protrarre per molti mesi con ondulazioni in concomitanza con la riaccensione di piccoli focolai.

In mancanza di un vaccino, la possibilità che l’epidemia si estingua naturalmente è legata al raggiungimento della cosiddetta “immunità di gregge” che nel caso della Sicilia significa avere           non meno di 3.300.000 persone che hanno contratto l’infezione     e per quanto riguarda Siracusa circa 265.000 (1-1/R0, dove R0 è uguale a 3).

Alla luce di questi numeri, che sono ovviamente stime calcolate a loro volta su medie, l’ipotesi di una lunga durata dell’epidemia sebbene senza picchi e con giorni liberi da nuove positività è più che plausibile. Ciò significa un basso impatto sulle strutture ospedaliere ed in particolare sulle terapie intensive. Improbabile però che si possa arrivare, almeno in tempi brevi, ad un azzeramento dei contagi e conseguentemente si può operare solo per una riduzione della circolazione epidemica, per una endemia controllata come purtroppo si sta evidenziando nelle nazioni dove l’infezione sembrava scomparsa.

Il controllo della diffusione è quindi vincolato alla capacità sul territorio di identificare e interrompere la catena dei contagi e in questa fase post lock-down sarà cruciale essere in grado di individuare tempestivamente e mantenere l’isolamento selettivo dei casi.

I contagi che si determinano in ambito domestico tra conviventi e i contagi tra i lavoratori che riprenderanno l’attività, i focolai in comunità ristrette quali ad esempio le case di riposo e le RSA sono in grado di mantenere la trasmissione e sporadicamente amplificarla con focolai epidemici.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia, comunità scientifica a cui è sicuramente vicino il dott. Madeddu, raccomanda di: evidenziare precocemente l’inizio dei sintomi, dato importantissimo per calcolare il reale valore dell’indice Rt; quantificare la quota di trasmissione intrafamiliare per considerare l’opportunità di ricorrere ad isolamenti non domiciliari ma in strutture anche alberghiere appositamente identificate; identificare precocemente ambiti lavorativi a rischio.

Bisogna cioè rafforzare le capacità operative sul territorio, e non ci sembra che l’Azienda stia andando in questa direzione, ad esempio nella reportistica del monitoraggio, negli strumenti tecnologici in grado di mettere in rete i medici di medicina generale gli assistiti e i servizi di prevenzione.

Per ultimo, ma non meno importante, sarà potenziare l’attuale rete di sorveglianza dei casi con sintomatologia respiratoria e potenziare la vaccinazione anti-influenzale.

Il problema delle vaccinazioni, quelle rivolte ai bambini, sta diventando sempre più serio. Con il rientro a scuola non vorremmo trovarci con epidemie di morbillo o di meningiti, oltre a quella strisciante da coronavirus.

Volutamente non abbiamo parlato dell’alta mortalità registrata a Siracusa nei confronti delle altre province siciliane, o dell’alto numero di operatori sanitari che si sono infettati. Più di 50, un numero eccessivamente elevato rispetto al totale dei contagiati. Troppo presto per fare una valutazione corretta. Sarebbe importante conoscere la relazione del Covid-Team regionale. Chissà se sarà mai resa pubblica. Potremmo capire molte cose, potremmo spiegarci i motivi che hanno indotto il manager dell’ASP a processare, inaudita altera parte, alcuni dirigenti dell’azienda.

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