NO AGLI IMBONITORI. NO ALLA PUBBLICITÀ AUTOREFERENZIALE: AFFIDIAMOCI ALLA SCIENZA

 

Tappati in casa, quasi increduli per come ci si ritrovi in guerra in un silenzio senza bombe, ci si aspetterebbe una velocissima strategia di difesa verso l’onda malefica che ci avvolge muta, uccidendo. Pare, invece, che il nostro dovere sia solo di restare serrati dentro, chissà ancora per quanto.

Stiamo tentando di comprendere come in Lombardia si muoia come le mosche, tre volte di più di quanto sia avvenuto in Cina, e come si possano sacrificare a un virus di pipistrello incoronato oltre undicimila fra medici e operatori sanitari – questo finora il numero dei contagiati -: troppi di più rispetto a qualsiasi nazione interessata. Con tanti saluti al nostro stralodato Servizio Sanitario Nazionale che ci sembrava migliore di quello cinese e di tanti altri.

E a Siracusa come vanno le cose? Si approfitta dell’apparente bonaccia per prepararsi ad assorbire lo tsunami dei ricoveri? Si sono creati gli ospedali da campo? Si sono procurati i dispositivi di protezione per i medici e gli operatori sanitari? Magari, senza far pubblicità, sono stati allestiti i forni crematori?

Facciamo finta di sì!

Chi ha capacità di divinare ha già capito come andrà a finire; gli altri si dividono in religiosamente pii, in bestemmiatori, pompieri dell’ottimismo e, per dirla con un eufemismo, ingenui.

Ma tra i più colpevoli possiamo certo ascrivere coloro che devono esserci ad ogni costo, anche se non hanno la competenza necessaria, anche se non hanno quasi nulla da dire di davvero significativo. Troviamo sui social, sui gruppi WhatsApp, video di sedicenti esperti che rilasciano estemporanee dichiarazioni raccolte da chi li intervista purtroppo con un eccesso di acquiescenza, lasciate nel vuoto delle opportune e ineludibili – così dovrebbe essere – richieste di chiarimento che ne evidenzino le pecche, la superficialità, l’approssimazione… la sostanziale inutilità.

E questo appare molto grave. Squalificante, se è concesso.

Bisognerebbe spiegare a costoro, a quelli della soluzione alla pandemia “in tre mosse”, che le “intuizioni” di un medico hanno ampio spazio nelle società scientifiche e nelle riviste specializzate di prestigio indiscusso. Da quegli spazi della scienza ufficiale, quando si hanno le prove che non si tratti di exploit pubblicitari autoreferenziali, le soluzioni saranno imposte alle nazioni, che avidamente le ricercano.

Bisognerebbe spiegare, anzi semplicemente informarli che, per esempio, la piccolissima Ragusa si è già data da un pezzo un protocollo per i Covid 19 degenti a casa e curati dai medici di famiglia, e che la stessa Siracusa, coordinata dal noto infettivologo Gaetano Scifo, aspetta di accodarsi al protocollo che sta per essere adottato dalla Regione.

L’Italia ha già vissuto l’esperienza del “porta a porta” per vendere soluzioni in medicina! Abbiamo già avuto, e rigettato, la cura Di Bella, la cura Stamina. Dovremmo aver già creato i nostri anticorpi ma certo diventa difficile se ad abboccare è la gente comune, quella che vive ancora di stregonerie, magie, credenze. E per questa categoria di persone, per chi si affeziona ai propri ragionamenti, non sappiamo se possa valere quella che in fondo è lapalissiano: nel mondo, senza cure preventive, quasi il 90% degli ammalati di SARS-Cov 2, guarisce da solo, a volte in meno di una settimana e certo sarebbe facile, per l’imbonitore di turno, vantare tali guarigioni come la prova del successo del proprio metodo. È già accaduto e non si può consentire che accada ancora.

Il ricorso a determinati farmaci, che chi conosce bene non legge su internet, è solo un tentativo su cui è impegnata la comunità scientifica mondiale e non vi sono rassicurazioni inequivocabili, come quelle da alcuni propalate sui social. Si è solo detto, a chi è all’altezza di comprenderne gli eventuali effetti collaterali, persino mortali, di provare e registrarne gli effetti. Invece comunicazioni così “maldestre” andrebbero immediatamente sanzionate e gli autori, se professionisti della sanità, convocati, giudicati e ammoniti dagli Ordini di appartenenza.

Se mai un professionista della comunicazione accettasse un consiglio spassionato, potremmo promuovere queste considerazioni: nel duemilaventi, dal fondo dello Stivale, non vi aspettate mai una soluzione ad una pandemia che mette in ginocchio il pianeta da una sola persona. Assicuratevi che faccia parte veramente di un pool di ricercatori che siano in rete con tutte le nazioni e che diriga, come minimo, un’università o un famoso istituto di ricerca. Un po’ di sana diffidenza aiuta.

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