Altro che diminuzione! Il numero reale dei positivi al corona virus è sconosciuto

È stata pessima la gestione dei dipendenti del Dipartimento Beni Culturali di Siracusa

 

 

Tutto il personale tecnico amministrativo del Parco Archeologico di Siracusa il 13-14 marzo scorso è stato messo in quarantena con una semplice telefonata; alcuni non immediatamente ma oltre le 24 ore dopo l’accertamento della positività al virus Sars-Cov-2 dei due colleghi (uno dei quali deceduto, così come un’altra dipendente ricoverata successivamente).

Per la maggior parte di loro è stato impossibile ottenere la certificazione della quarantena promessa “con sollecitudine” dall’ufficio dell’Asp “entro massimo due giorni”.

Tantissime le mail inviate all’indirizzo dell’ufficio preposto, tantissime le telefonate la maggior parte delle quali andate a vuoto per l’impossibilità di accedere al servizio.

Dopo almeno una settimana, vista l’inefficacia delle richieste, e le risposte spesso risibili alle mail, essendo solo due i dipendenti che erano riusciti ad avere la certificazione, la reggente del Parco Archeologico ha sollecitato con una pec il Dipartimento di prevenzione medico a immediatamente provvedere all’invio dei certificati accompagnando la richiesta con l’elenco dei dipendenti che non avevano ricevuto nulla.

Una pec a cui non è stata data alcuna risposta.

Solo il 30 è stato detto – finalmente, ma non sappiamo dire quanto correttamente – che la certificazione non sarebbe stata rilasciata essendo inutile data la chiusura degli uffici del Parco.

Come è noto il certificato con codice V29,0 (quarantena obbligatoria o volontaria, isolamento volontario, sorveglianza attiva) si può emettere esclusivamente quando il soggetto ha ricevuto il provvedimento di isolamento dall’Asl, quarantena equiparata alla malattia dal Decreto Cura Italia entrato in vigore il 17 marzo. Il “provvedimento” può essere semplicemente telefonico?

Un trattamento comunque disomogeneo rispetto ai colleghi della Soprintendenza e del Museo Bellomo. Per i circa 130 lavoratori non ci sono stati provvedimenti di messa in quarantena tant’è che dopo un certo periodo è stato attivato lo smart working per la sospensione dell’attività d’ufficio. Quindi, al di là di alcuni ricoveri e della quarantena “auto richiesta” da alcuni pauci sintomatici, tutti, senza sapere se contagiati o meno, hanno potuto continuare a svolgere le normali attività quotidiane. Con quali effetti è impossibile dirlo.

Ma peggio, molto peggio, quanto accaduto in relazione al test con tampone.

Nonostante il contatto “diretto” con i contagiati dei quali è stata riconosciuta la positività, contravvenendo alle circolari vigenti che stabiliscono i protocolli da seguire in eguali situazioni, per lo più i tamponi non sono stati eseguiti.

Queste le eccezioni. Un dipendente, mentre era in quarantena, si è recato egli stesso al pre triage per effettuare il test di cui aspetta gli esiti ormai da quattro cinque giorni. Un collega residente in provincia, l’unico forse ad essere stato seguito da un medico dell’Asp attraverso contatti telefonici quotidiani, è riuscito ad accedere al test (eguali i tempi di attesa). Ad una coppia è stato eseguito il test ma solo perché la donna che lavora in ospedale, avendo sintomi compatibili con il contagio, ha chiesto e ottenuto il tampone domiciliare: negativa lei, positivo il marito dipendente del Parco. Infine per una dipendente asintomatica, ma il cui marito è stato ricoverato per il virus, non è stato ritenuto di fare alcuna diagnosi: non sono stati sufficienti neanche due motivi di opportunità a convincere il servizio dell’Asp.

Eppure è sembrato che finalmente si stesse per realizzare una svolta: la notizia circolata grazie alla stampa online del cambio di strategia dell’Asp che sarebbe stata intenzionata ad adottare il “metodo coreano” – il tampone senza scendere dalla propria autovettura – ha acceso qualche speranza, così come le dichiarazioni del 26 marzo del Direttore Generale Lucio Ficarra (su Blog Sicilia) proprio in merito ai dipendenti del Parco Archeologico: “Il dipartimento di prevenzione sta svolgendo degli accertamenti per verificare tutte queste situazioni visto che gli eventi in questione hanno riguardato una zona ben definita”.

Ed è vero che venerdì 27, dopo le continue preoccupate insistenze, una telefonata dell’Asp alla reggente del Parco ha comunicato che dalla settimana seguente, quindi dal lunedì 30, i dipendenti sarebbero stati avvertiti di recarsi con i propri mezzi, secondo un ordine preciso, presso il presidio nell’area dell’ex Onp, alla Pizzuta, per sottoporsi al tampone.

Chissà, forse si inizierà prima o poi a rispettare le disposizioni ministeriali e regionali ma intanto evidenziamo che la quarantena è terminata il 29 e che una decina di persone può aver deciso di uscire a far la spesa senza sapere nulla del proprio stato di salute; una decina a cui aggiungere il personale della Soprintendenza. Tra loro otto sono risultati positivi al test con il tampone (4 eseguiti a casa, altrettanti in ospedale); altri, per senso di responsabilità, sono andati spontaneamente al pre triage e aspettano i risultati. In quarantena fino al 31 marzo, con relativa certificazione, sono sette/otto dipendenti. Tutti, anche il personale del Parco Archeologico, sono in attesa del provvedimento di prolungamento della chiusura degli uffici.

La domanda in conclusione è: come è possibile, alla luce del resoconto fatto, trovare motivi di soddisfazione nella informazione “ufficiale” che darebbe in diminuzione il numero dei casi positivi nella provincia di Siracusa, da 66 a 64?

Quando si potranno conoscere i numeri reali dell’epidemia nella nostra provincia per poterne almeno ipotizzare la fine?

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