L’Asp risponda e faccia chiarezza su 3 questioni fondamentali

Intervista a Paolo Messina

Paolo, tu sei sociologo e vivi n Polonia, ma segui sempre con attenzione le vicissitudini nostrane. Che lettura dai tu all’emergenza sanitaria in corso rapportata alle condizioni strutturali ed organizzative della nostra Provincia?

La mia risposta alla domanda: è la sanità siracusana attrezzata per affrontare l’emergenza è la seguente. NO.

Io individuerei tre ordini di problemi:

1. non esiste un sistema istituzionale in grado di reagire

2. mancano le risorse

3. non hanno un piano

Punto 1.

La funzione primaria della sanità siciliana non è di provvedere alle cure ma di gestire denaro, esercitare potere e mantenere consenso.

I vertici della sanità non sono gli interlocutori dei cittadini, sono il NEMICO.

Su questo non mi soffermerei perché è un tema importante ma al momento non prioritario.

Punto 2 e 3

Mancano le risorse e non hanno un piano.

Il Presidente della Regione ha dichiarato che la stima sul numero dei contagi (minimo 4.500, massimo 7.000) è stata fatta tenendo conto delle risorse disponibili, ovvero dei posti letto di terapia intensiva e ordinaria.

Questo vuol dire che, con certezza praticamente assoluta, stanno sottostimando l’entità dell’emergenza in atto.

L’ASP di Siracusa ha previsto un numero di contagiati minimo di 150 ed uno massimo di 300.

Questi numeri non concordano con quelli forniti dall’assessorato regionale.

I 4.500 contagiati in Sicilia dovrebbero tradursi in un minimo di 360 contagiati a Siracusa, e i 7.000 dovrebbero comportare un numero di 560.

Tutto questo, deve essere detto, mentre la previsione regionale sembra viziata in partenza e mentre i numeri che vengono dati a livello nazionale potrebbero essere a loro volta sottostimati fino a 100 volte (per via degli asintomatici non rilevati).

Ne deriva che i 75 posti letto per “pauci-sintomatici” e i 15 posti letto di terapia intensiva potrebbero rappresentare una risposta del tutto inadeguata. Diciamo inadeguata, non criminale, non omicida, così quelli che tengono al bon ton possono essere soddisfatti.

Ora il punto è che tutta questa discussione avviene purtroppo in RITARDO. Ma deve pur partire perché questa emergenza si svilupperà in tempi abbastanza lunghi e si rischia di doverla fare più avanti e in condizioni ancora peggiori.

Bisogna in primo luogo evidenziare l’assenza di un piano di intervento e mobilitare tutto quello che è possibile mobilitare per adeguare la risposta alla minaccia.

In questo possono avere un ruolo tutti i cittadini.

Leggendo i dati, mettendo in comune riflessioni informate e attivando le risorse del territorio.

A Brescia, per fare un esempio, la Fondazione di Comunità ha raccolto in pochi giorni 9 milioni di euro per comprare dispositivi medici e mascherine.

Le aziende del territorio potrebbero essere mobilitate sia per fornire un apporto finanziario che per intervenire direttamente approntando le strutture necessarie.

A Siracusa c’è la Air Liquide che produce ossigeno e respiratori. È una risorsa preziosa. Deve essere attivata.

Il Comune potrebbe pensare ad attivare una o più strutture di assistenza di emergenza sul modello milanese.

Esiste la Casa del Pellegrino, che può essere utilizzata per segregare dalle famiglie gli operatori sanitari esposti al rischio di contagio, o per attrezzare reparti di terapia intensiva o sub intensiva. Probabilmente esistono altri spazi, di tipo fieristico o commerciale che sarebbe possibile ottenere o requisire per attrezzarli allo stesso scopo.

Una cosa che ho detto agli amici che ho sentito è che il Comune potrebbe cominciare da subito a rinforzare il sistema dei servizi cimiteriali che non sono attrezzati per affrontare una crisi di questo genere.

Se al cimitero di Siracusa mancano i secchielli forse non ci sono spazi sufficienti per le sale mortuarie, per le celle frigorifere. Non esiste in Sicilia una capacità adeguata di forni crematori.

Qualcuno ci sta pensando a queste cose?

Sarebbe bello poterlo sapere.

Basta dire chi, dove e quando.

E poi possiamo spegnere Facebook.

L’Ufficio Stampa dell’ASP, intervenuto qui per il tramite di Agata Di Giorgio potrebbe utilmente dare informazioni di questo tipo.

Potrebbe anche, ne sarei felice, dimostrare che i calcoli numerici che ho esposto sono totalmente sballati.

Sarebbe un buon modo per dimostrare di fare informazione e non sempre e soltanto propaganda, di essere l’ufficio stampa di una istituzione al servizio dei cittadini e non l’ufficio stampa di quelli che dirigono un’istituzione incapace di dare risposte ai cittadini.

 

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