COVID 19, UNA DURA DENUNCIA DALLA TENDA PRETRIAGE DI SIRACUSA: FAKE O VERITÀ ?

“Uno scomposto e volgare video presuntivamente girato all’interno di una tenda di pre triage da un fantomatico operatore sanitario che non risulterebbe dipendente dell’Azienda”

 

Ha ovviamente fatto il giro dei gruppi WhatsApp a tempo di record, in tarda sera, il video di un infermiere col volto coperto dalla mascherina e il camice sterile dall’interno di una tenda di pretriage. I toni, inizialmente calmi, si sono accesi man mano, fino a diventare furiosi verso la fine dei due minuti e venti secondi del filmato. La determinazione nella denuncia della situazione di grave pericolo in cui il personale sanitario opererebbe all’interno del Pronto Soccorso, e le accuse violente e sconfinate nella volgarità nei confronti in particolare del primario Carlo Candiano, poche ore prima ricoverato in ospedale per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute perché contagiato dal corona virus, hanno lasciato tutti non solo esterrefatti ma soprattutto increduli sulla veridicità di quanto raccontato. In tempi di fake la prima reazione è stata quella di pensare a qualcosa di costruito ad arte.

Inaccettabile almeno per molti, oltre naturalmente ai toni, la gratuita generalizzazione dell’attacco nei confronti della classe medica che, come a tutti noto, è essa stessa esposta in prima linea e paga quotidianamente un alto tributo di vite umane. E poco credibile che i medici possano trattare gli infermieri, che operano a loro fianco, come carne da macello. Una critica che ha sbagliato il bersaglio, quindi.

Ma al di là di tali considerazioni, è sembrato anche impossibile che un infermiere pensasse di mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro, seppure sul fronte della guerra, seppure con il rischio della propria salute, in un modo così avventato.

A meno che… a meno di non pensare che tanta rabbia, tanta incoscienza e apparente inconsapevolezza dei sicuri effetti a proprio svantaggio, non fossero motivate da una paura più grande, così profonda da far superare ogni prudenza. Se si teme per la propria vita, e per quella dei propri familiari, e se non si vede altra via d’uscita – vuoi per motivi oggettivi (l’eventuale indifferenza dei propri interlocutori) vuoi per motivi soggettivi (il non riuscire ad individuare percorsi di denuncia più “istituzionali”) – molti pensano che siano i social lo strumento più efficace e rapido per raggiunger il proprio obiettivo, soprattutto se impellente.

La ricerca della verità, nei gruppi, è così andata dietro al video man mano che passava dagli uni agli altri.

La reazione dell’Asp ha stupito altrettanto: fulminea, a tarda notte.

Un comunicato buttato giù forse senza riflettere, anche in questo caso adeguatamente; senza pensare agli eventuali risvolti. La direzione aziendale dell’Asp di Siracusa esprime profonda indignazione per le falsità che sono state affermate in uno scomposto e volgare video presuntivamente girato all’interno di una tenda di pre triage da un fantomatico operatore sanitario che non risulterebbe dipendente dell’Azienda, nei confronti del quale si è già proceduto a presentare segnalazione alle forze di polizia. Del resto se quanto affermato fosse stato vero non si sarebbe nascosto dietro una maschera né avrebbe potuto rivolgere tali affermazioni nei confronti dell’intera classe medica ospedaliera che ad oggi si sta facendo in quattro per curare la gente. Fake del genere, in un momento come questo di grande emergenza, creano allarme nella popolazione e meritano di essere perseguiti in ogni sede. Infine, lo smodato e volgare attacco nei confronti del Direttore del Pronto soccorso, in questo momento, è un gesto che desta solo disprezzo”.

La ricerca di tutti noi era di due verità: è davvero chi dice di essere? È un infermiere del Pronto Soccorso? Sono vere le cose che scrive? Davvero si è arrivati al punto di portare nel Pronto Soccorso persone con sospetto contagio?

Meno domande invece sulla veridicità della mancanza di adeguati presidi di protezione individuale perché ormai la si dà quasi come scontata e le segnalazioni sono state molte, precise.

Sì, è davvero un infermiere del Pronto Soccorso. Si conosce il suo nome. Si sa che il suo è un temperamento “impetuoso”.

Certo, le misure di sicurezza nell’accogliere chi si presenta al Pronto Soccorso non sono quelle che si dovrebbero prendere per fronteggiare un virus che ha dimostrato ampiamente quale sia la sua capacità di diffondersi. Diecimila morti. Più di diecimila morti. Come si dice in gergo pare non ci sia una corsia “preferenziale” dei sospetti covid, o semplicemente di quelli che aspettano un tampone, rispetto agli altri pazienti o allo stesso personale sanitario.

È questo che ora occorre accertare subito perché qualsiasi silenzio o immobilismo non potrebbe che ingenerare panico nella popolazione, ed è assolutamente da evitare.

Se si verificherà, come noi pensiamo sia, che l’infermiere è chi dice di essere, la direzione dell’ASP si troverà in estremo imbarazzo per il comunicato diramato.

Se si verificherà che la denuncia, seppure sguaiata, risponde al vero, enormi saranno le responsabilità da individuare perché l’esperienza del Settentrione non consente più alibi o giustificazioni a nessuno. E siamo certi che l’infermiere, a modo suo coraggioso, sarà sostenuto dagli stessi sindacati che ormai non lesinano le loro dure critiche a quanto si registra a Siracusa e negli altri Comuni.

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