Cresce in maniera esponenziale il numero dei medici di famiglia contagiati e in quarantena, e a Siracusa ancora non sono stati consegnati i necessari presidi sanitari
Un evento educativovoluto dall’Ordine che ha visto enorme partecipazione e risonanza mediatica e anche delusione per i molti medici che non hanno potuto acquisire il punteggio essendo stata superata la soglie delle cento iscrizioni consentite dalle regole di aggiornamento certificato. Soprattutto l’occasione per potere dare e ricevere informazioni certe e lungimiranti in un’epoca in cui il bailamme mediatico non aiuta ad avere poche idee purché chiare.
Molto apprezzata è stata la relazione del primario emerito di Malattie Infettive ed epatologo di fama europea, Gaetano Scifo, che ha ottenuto una partecipazione attenta da parte di tutti, evitando di adottare un linguaggio tecnico e criptico e rendendosi comprensibile anche ai non addetti ai lavori.
Qualificati gli interventi del Direttore Sanitario dell’ASP e Presidente dell’Ordine Anselmo Madeddu, peraltro docente di epidemiologia, così come quelli di altri colleghi docenti.
In una contingenza mondiale ed europea come quella della pandemia da coronavirus che della fluidità ha fatto la principale caratteristica, non è stato semplice per molti trattenere le proprie convinzioni personali e le previsioni per il prossimo futuro. Il mondo della scienza non dà mai spazio alle opinioni personali quanto, invece, alla pura osservazione dei fenomeni e dei numeri.
Eppure nessuno è impermeabile nella comunicazione per cui le vere attitudini e i convincimenti personali traspaiono lo stesso. I più esperti della materia hanno fatto infatti trasparire preoccupazione per gli sviluppi dell’infezione e quasi la certezza che non sarà facile limitare il propagarsi della pandemia. E se si è tutti convenuto nel ridimensionare il fenomeno della mortalità, nessuno ha avuto dubbi sulla velocità ed estensione della trasmissione dell’infezione alla popolazione.
Sembra confermarsi la mortalità più elevata dell’infezione per chi ha età avanzata e altre malattie invalidanti, mentre sembrano protetti i bambini ed i giovani.
Eppure qualcuno non si è accorto che, pur conscio del problema e delle sue sfaccettature, ha rivestito per tutto il tempo il ruolo del pompiere.
Può sembrar giusto rasserenare gli animi, anche quelle dei medici: il panico peggiora le performance di chi deve combattere in prima linea. Una classe medica serena svolgerà certo meglio il suo ruolo anche se si trova sempre chi non vuole rasserenarsi, vuoi perché ha paura in generale, vuoi perché ha paura dei pompieri.
Lo confesso: io, per esempio, ho sempre paura dei pompieri. Quando si è nell’angoscia si lavora male, è vero, ma non ho mai apprezzato quelli che, davanti ad un problema, ti rassicurano sminuendolo e garantendo una soluzione facile. Insomma più mi dicono stai sereno, più mi convinco che finisce male!
Così quando chiamato dall’amico Scifo come relatore ho enumerato i motivi per cui io e la mia categoria dei medici di famiglia non siamo assolutamente sereni, i pompieri, secondo me, si sono sentiti minacciati nel proprio ruolo, e sicuramente mi hanno guardato quasi fossi uno iettatore.
Un primario di tanti anni fa guardava storto chi, fra i giovani medici volontari che frequentavano l’ospedale, metteva in discussione quel suo approccio paternalistico e frettoloso di valutazione clinica e terapeutica e aveva invece attenzione a tutta la complessità della situazione dell’ammalato.
A volte penso che gli ottimisti sono pericolosi nelle emergenze, non si preparano a sufficienza, non sanno sfruttare quella forza naturale di salvezza che è la paura. Saranno pur liberi di essere ottimisti ma così si finisce a scherzare con la salute degli altri.
Qualcuno ha storto il muso quando ho proiettato i dati sullo stato di collasso della sanità italiana, sul numero progressivo e crescente di medici infettati, sul fatto grave di non fornire presidi di difesa individuali ai medici di famiglia italiani. A quattro giorni di distanza dalla mia relazione siamo a migliaia di casi e settanta (erano diciassette il venerdì scorso) i medici di famiglia contagiati e in quarantena. Per colmare la misura 100mila persone in varie regioni sono ora senza il medico di base.
E così, più che un incendiario, mi sento uno che sa dove prendere le notizie. Anche se queste, spesso, possono disturbare. Abbiamo bisogno di essere addestrati e affiancati nel contrasto alla pandemia, con capacità, ordine e disciplina. Pare che ciò sia irrealizzabile dalle nostre parti, preferiamo rifugiarci nella storia o nella letteratura. Non è il momento: a noi basta l’efficienza.

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