Nel caso dei tumori dell’utero la provincia risulta la peggiore della Sicilia ed è penultima in Italia (superata solo da Napoli) per la mortalità evitabile totale
La Civetta di Minerva, novembre 2018
Vi sono, a volte, delle intuizioni geniali che non nascono dalla fervida fantasia di cui è dotato l’uomo, ma semplicemente dalla constatazione dei fatti, dalla realtà così come si presenta ai nostri occhi. Nonostante nel nostro paese l’incidenza dei principali tumori che colpiscono il sesso femminile sia in costante riduzione, tale tendenza non si registra nella regione siciliana. Per tale motivo nel 2016 l’istituto superiore di sanità ha avviato un progetto per monitorare le attività di prevenzione, ed in particolare gli screening oncologici che le aziende sanitarie sono tenute ad effettuare per la diagnosi precoce dei 3 tumori più importanti che colpiscono le donne: tumore della cervice uterina, tumore della mammella, tumore del colon-retto.
Il progetto, che vede coinvolte alcune aziende sanitarie siciliane, ha un titolo geniale e alquanto evocativo: salvate eva in sicilia (S.E.S.); l’acronimo si adatta perfettamente al titolo di questo articolo perché la provincia di Siracusa è, tra quelle siciliane, una delle più colpite dal fenomeno sia per l’incidenza delle patologie sopra citate sia per il basso numero di donne che effettuano gli screening.
Come abbiamo già avuto modo di segnalare in un articolo apparso su questo giornale nello scorso giugno, la provincia di Siracusa è la penultima tra quelle italiane per mortalità evitabile totale nel sesso femminile, superata in negativo solo da quella di Napoli.
La mortalità evitabile è proprio quella che riguarda i decessi avvenuti prima dei 75 anni per cause prevenibili (o trattabili)con interventi di prevenzione primaria e diagnosi precoce (e terapia o altra assistenza sanitaria). Vedi tabella1.
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Tale “primato”, che si riferisce a dati del 2015, è confermato indirettamente anche per l’anno 2016. Se si esaminano i dati della mortalità generale (non specificatamente quella evitabile – vedi Tabella 2) nel sesso femminile, il confronto con le altre province siciliane ci vede sempre in fondo alla classifica superati solo da Caltanissetta che già nel 2015 (per mortalità evitabile) non stava molto bene.
Mortalità generale nelle Aziende Sanitarie territoriali della Sicilia
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Elaborazione DASOE su base dati ReNCaM 2008-2016.
Il progetto S.E.S. parte dal presupposto che i tre tumori principali che colpiscono le donne sono prevenibili con screening abbastanza semplici da effettuare: pap-test, mammografia e test del sangue occulto nelle feci, sono efficaci nella diagnosi precoce di queste patologie ed inoltre poco costosi e di facile esecuzione. Eppure nel meridione in genere, ed in Sicilia in particolare, le percentuali di adesione sono ancora basse, la diagnosi precoce relativamente modesta rispetto ai casi diagnosticati, la mortalità più alta che nel resto d’Italia.
Per questi motivi con S.E.S. si vuole monitorare il fenomeno, capirne le cause e attivare tutti quei meccanismi che possono incentivare l’adesione delle donne agli screening permettendo di arrivare quanto più possibile ad una diagnosi precoce.
Partendo da questi dati regionali abbiamo voluto verificare, in una sorta di progetto Salvate Eva a Siracusa, quale situazione si registra nell’adesione agli screening e conseguentemente quale mortalità per i 3 tumori incide nel sesso femminile.
In Sicilia il tumore alla mammella determina una quota rilevante di decessi e sebbene l’incidenza sia leggermente diminuita negli ultimi anni, rappresenta la prima causa di morte nelle donne in alcune classi di età. Per questo particolare tumore, Siracusa non è la peggiore provincia siciliana superata in negativo da quella di Catania. I Distretti di Augusta e Lentini sono quelli più colpiti con incidenze sovrapponibili a quelli medi catanesi. (vedi grafico1 – tabella 3)
L’adesione agli screening ha avuto nell’ultimo triennio un andamento oscillante, mantenendosi comunque sempre al di sotto del 30% della popolazione target 50-69 anni (vedi Tab. 4)
Anche i tassi di mortalità per tumore maligno dell’utero, seppure in decremento, rimangono più elevati che nel resto del Paese. I rapporti standardizzati di mortalità mostrano valori significativamente superiori all’atteso regionale nelle province di Messina e di Siracusa. Dall’analisi su base distrettuale si osservano degli eccessi di mortalità soprattutto nei distretti di Catania metropolitana, Messina metropolitana e Siracusa. (grafico 2 e tab. 5)
Nel caso dei tumori dell’utero la provincia di Siracusa risulta la peggiore della Sicilia e purtroppo si è assistito anche ad un progressivo peggioramento della percentuale di adesione allo specifico screening delle donne tra i 25 e i 64 anni (Tab. 6):
Infine i tumori del colon-retto che sono responsabili di una quota relativamente alta di decessi nella popolazione femminile siciliana, soprattutto in alcune classi di età. Questa patologia non vede la provincia di Siracusa agli ultimi posti rispetto al resto della Sicilia ad eccezione del Distretto di Lentini (vedi grafico 3):
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L’adesione agli screening (vedi tab. 7) è però molto bassa, nel 2017 solo il 15,78% delle donne tra 50 e 69 anni; tale bassa adesione potrebbe in futuro determinare un aumento nell’incidenza di tale tumore per la mancata diagnosi precoce.
Tutte queste condizioni sono suscettibili di efficaci interventi di prevenzione secondaria di cui sono in corso già da alcuni anni programmi organici in tutto il paese.
In Sicilia è in fase di attuazione uno specifico piano regionale di prevenzione partito nel 2011 (D.A. n° 3220 del 30/12/2010), le cui percentuali di adesione sono ancora ben lontane rispetto al resto d’Italia.
L’allarmante situazione della nostra provincia riassunta nella tabella 8, imporrebbe un impegno straordinario di tutti gli attori interessati: medici di famiglia a cui è demandato l’onere di incentivare l’adesione delle loro pazienti agli screening; l’ASP che con i suoi servizi ha l’obbligo di promuovere maggiormente campagne di informazione sull’importanza della diagnosi precoce; infine, le stesse donne che dovrebbero sentire la necessità di aderire agli inviti dell’azienda sanitaria.
Un compito rilevante quello del nuovo direttore generale dell’azienda sanitaria e un altro pessimo lasciato della precedente gestione.
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