È detto “meteorismo dell’io” (cit.) il sintomo più pregnante della psicopatologia delle persone che ne sono affette. L’esistere di queste persone fa riferimento alla metafisica…
La Civetta di Minerva, novembre 2018
La Scuola di alta formazione in psicologia clinica ha coniato un geniale termine per definire un tratto caratteristico di un non raro disturbo di personalità: “meteorismo dell’io” (cit.). Una enunciazione molto esplicita per descrivere il sintomo più pregnante della psicopatologia delle persone che ne sono affette. Fuori dai tecnicismi, la locuzione si tradurrebbe infatti in “pallone gonfiato e puzzolente” che lascia trasparire un certo disprezzo da parte di chi non dovrebbe esprimere giudizi di merito negli studi a carattere scientifico.
Eppure quanti di noi possono affermare di non aver mai incontrato personaggi che hanno un’idea grandiosa di sé, che hanno fantasie di successo illimitate, di potere, di fascino, di bellezza? Chi può escludere di aver conosciuto individui che hanno la necessità di essere costantemente apprezzati e riconosciuti nel loro valore, nelle loro qualità speciali? Individui che spesso hanno la tendenza allo sfruttamento degli altri, che mancano di empatia e non sanno riconoscersi e identificarsi con i sentimenti degli altri, che frequentemente assumono atteggiamenti arroganti e presuntuosi.
Si tratta di figuri che non esitano a ricorrere alla manipolazione per raggiungere i propri fini, che sono capaci di mettere in atto comportamenti illeciti ed abusanti per riaffermare il loro potere; per questa particolare spregiudicatezza, lucidamente, la scuola di psicologia parla di meteorismo; per questa intima disinvolta disonestà, il maleodorante olezzo che emana la loro più inconfessata natura è giustamente sottolineato dagli studiosi e ne rappresenta la peculiare specificità.
Anche la filosofia si è interessata a queste persone problematiche. Ma forse con un’ardita valutazione, la “scienza” che indaga sul senso dell’essere e dell’esistenza umana, almeno quella di matrice aristotelica, fa risalire l’auto convinzione di “grandiosità” di tali personalità ad una matrice ontologica. Cioè l’esistere di queste persone fa riferimento alla metafisica, al principio primo che caratterizza l’essenza di tutte le cose. Una sorta di miracoloso alito divino che ha insufflato gas sulfurei nell’animo, e anche nell’anima, dei narcisi.
Neppure l’astrofisica si è sottratta nel formulare le più disparate teorie sulla vera natura dell’illustre personaggio della mitologia greca che Ovidio descrisse mirabilmente nelle sue Metamorfosi. La più accreditata ipotesi sarebbe quella per cui non vi sarebbe stato un unico big-bang, piuttosto queste grandiose esplosioni avverrebbero di continuo nell’universo. Ogni volta che nasce una nuova “stella”, un nuovo vanesio fatuo vanitoso innamorato di sé, il suo io comincia a riempirsi di una diabolica miscela di vapori di zolfo. La pressione all’interno di questa flagrante bolla arriva fino all’estrema tensione. L’esplosione che ne scaturisce, un grandioso peto cosmico, emana pestilenziali effluvi che sarebbero quel “rumore” conosciuto come “radiazione cosmica di fondo”, il marcio profumo dei crudeli figli della ninfa Liriope.
Distruggono nella misura in cui creano. Intessono e lacerano rapporti umani e politici, per la mutevole natura di cui sono fatti, per il cambiamento delle opportunità che suggerisce loro nuovi e continui orizzonti. Dove passano lasciano una viscida bava che sono convinti sia “bellezza”.
Tutto quello e tutti coloro che possono compromettere lo stato desiderato di grandiosità e auto-efficacia, anche solo paventato, come per esempio il mancato riconoscimento in ambito professionale, la rottura di una relazione, la perdita di una gara o l’insuccesso scolastico, è loro nemico, sono loro nemici.
In questo caso li vedi camminare con incedere pesante come di chi per anni ha sostenuto tutto il peso del mondo. Capisci, però, che stanno tessendo e ritessendo all’infinito la decalcomania logogrifica delle loro speculazioni estetiche, come tronfie migali della megalomania.

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